Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

Iscriviti alla Newsletter

Aleteia

«Siamo ridotti al lumicino»: la sottile linea che collega Firenze, la Bibbia e Pinocchio

HAND,CANDLE
Per le volte in cui ho dato il cattivo esempio e altri l'hanno seguito.
Condividi

È una nota espressione regionale toscana, da molto tempo entrata nel patrimonio comune della lingua italiana; però ha le sue radici in due fra i più importanti libri dell'Antico e del Nuovo Testamento… e lo testimonia anche Carlo Collodi.

«Questo mese siamo ridotti al lumicino»… L’avremo usata spesso, codesta espressione, forse neppure ben sapendo donde venga. È certo infatti che la si usi per indicare l’equivalente di detti come “essere alla canna del gas”. A ben vedere, però, non esistono due espressioni così reciprocamente remote mentre dicono “la stessa cosa”.

L’una e l’altra esprimono infatti una situazione di grave e forse terminale precarietà, ma mentre la seconda è sospesa in bilico sul baratro della disperazione la prima è madida di un’umile e tenace speranza.

“Alla canna del gas” si trova difatti chi ha praticamente terminato tutte le carte da giocarsi prima della “soluzione estrema” per uscire da un impaccio – ossia uscire nel senso più radicale e assoluto che un uomo possa pensare, vale a dire suicidarsi. “Al lumicino”, invece, evoca l’immagine di una candela che sta lì lì per spegnersi e che si guarda con l’apprensione di chi spera «contro ogni speranza», trattenendo il respiro per non commettere inavvertitamente l’irreparabile.

I Buonomini di San Martino

E non sarà ignoto ai più che l’espressione è stata forgiata proprio sull’incudine della lingua italiana, ovvero nella Firenze di Dante, Petrarca e Boccaccio. Proprio nella Atene del medioevo sant’Antonino Pierozzi aveva fondato la Congregazione dei Procuratori dei Poveri Vergognosi, meglio nota come “Congregazione dei Buonomini di San Martino”. Ascanio Ruschi l’ha recentemente ricordato, nel numero di maggio di “Radici Cristiane”:

Nei momenti di difficoltà economica è prassi della Congregazione esporre all’esterno dell’Oratorio una piccola candela quale umile richiesta di aiuto alla popolazione fiorentina. Da qui è nato anche il detto popolare, ben conosciuto a Firenze e dintorni, di essere “ridotti al lumicino”, proprio per indicare lo stato di bisogno economico.

I Buonomini di San Martino dunque esponevano un lume a fiamma bassa per segnalare un particolare bisogno, che la Congregazione viveva in ordine alle proprie opere caritative: l’implicita richiesta che quel segno mostrava ai passanti era quella di aiutare a “non far spegnere il lumicino”.

La Sacra Scrittura

E tale invito, certamente dettato dalle ristrettezze e dalle urgenze, si trovava ad essere di fatto un invito evangelico, perché fu l’evangelista Matteo a ricordare al capitolo 12, commentando con un meraviglioso passo di Is 42 il sublime stile messianico di Gesù, che Cristo «non avrebbe spento il lumicino»:

In quel tempo Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano. Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato». Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Allontanatosi di là, andò nella loro sinagoga. Ed ecco, c’era un uomo che aveva una mano inaridita, ed essi chiesero a Gesù: «È permesso curare di sabato?». Dicevano ciò per accusarlo. Ed egli disse loro: «Chi tra voi, avendo una pecora, se questa gli cade di sabato in una fossa, non l’afferra e la tira fuori? Ora, quanto è più prezioso un uomo di una pecora! Perciò è permesso fare del bene anche di sabato». E rivolto all’uomo, gli disse: «Stendi la mano». Egli la stese, e quella ritornò sana come l’altra. I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.

Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:

Ecco il mio servo che io ho scelto;

il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.

Porrò il mio spirito sopra di lui

e annunzierà la giustizia alle genti.

Non contenderà, né griderà,

né si udrà sulle piazze la sua voce.

La canna infranta non spezzerà,

non spegnerà il lucignolo fumigante,

finché abbia fatto trionfare la giustizia;

nel suo nome spereranno le genti.

Mt 12, 1-21

Si noti che in questo caso, a differenza che altrove, il passo di Isaia non è messo sulle labbra di Gesù, ma risuona come vera e propria voce dell’evangelista, osservatore attento dei fatti… e lumicino fumigante egli stesso. Non dimentichiamo infatti che la tradizione individua l’evangelista Matteo in quel Levi collaborazionista e ladro che Gesù chiamò proprio mentre faceva contro il proprio popolo il lavoro sporco degli invasori romani. Quanta speranza c’era, per Levi? Eppure Matteo riconobbe in sé stesso il lumicino fumigante che al passaggio di Gesù non si spense ma, anzi, si ravvivò.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni