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Perché l’Italia, tra i Paesi europei, ha il record di NEET?

Nicoleta Ionescu
2. No ser sinceros

Aunque conectar con personas en los medios sociales pueda dar la impresión de ser menos significativo que hacerlo en la vida real, estos instrumentos sirven precisamente para socializarse, tener relaciones con otras personas.

Igual que a tu cónyuge le comentas que has tomado un café con un viejo amigo es importante también compartir con él los charlas que han resultado para ti importantes a través de Internet. No has de tener secretos con tu pareja sobre tus relaciones a través de las redes sociales. A ti tampoco te gustaría que tu marido o esposa te lo ocultara.

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Sono coloro che non studiano, non lavorano e non si formano. Trascorrono le giornate oziando, spesso sui social network. Il professore Rosina: giovani troppo immaturi, iper protetti dalle famiglie. Ecco come si può uscire da questa condizione

«All’interno di un processo di riconoscimento dell’importanza di una solida formazione – evidenzia Rosina – c’è comunque un aspetto debole che riguarda le classi sociali più basse, per le quali il costo di formazione dei figli è particolarmente rilevante. Tanto più in un’Italia dove il diritto allo studio è più fragile rispetto agli altri Paesi. Questo origina due problemi: abbiamo una bassa percentuale di giovani che terminano il percorso formativo fino alla laurea e creiamo forti diseguaglianze. Chi arriva al traguardo sono spesso i figli di genitori dotati di maggiori risorse economiche e culturali».

Non sono giovani “svantaggiati”

Allora quali sono le misure necessarie per facilitare l’accesso al mondo del lavoro dei giovani, trasformandoli in risorse utili al Paese? Rosina è categorico: «Le giovani generazioni, proprio perché sono nuove, quando hanno gli strumenti giusti – formazione e motivazione – possono raggiungere obiettivi importanti e diventare risorse positive per la comunità. Non possiamo rifugiarci dietro la sciocchezza che i giovani italiani “geneticamente” partano svantaggiati».

La pigrizia dei trentenni

«Noi dovremmo allenare bene le nuove generazioni – sentenzia il docente e scrittore – fin da subito affinché ciascuno possa seguire il proprio percorso di vita, in base alle proprie aspirazioni coniugate con la dinamicità e il cambiamento del mondo del lavoro. Al di là di questo, è anche vero che un giovane prossimo ai trent’anni dovrebbe prendere in mano il proprio destino, andando oltre le fragilità del sistema».

L’età “chiave”

L’età chiave di questo processo «è quella tra i sedici e i diciassette anni. Se lì i giovani si spengono, cioè non maturano una visione prospettica della loro vita, smettono di pensarsi adulti e, in forza di ciò, non riflettono sulle scelte giuste da prendere, dopo sarà troppo tardi. Altrove, a diciassette anni, sei sollecitato a pensare come rendere spendibili le tue scelte formative nel mondo del lavoro, perché l’autonomia dai genitori si ottiene molto prima dei venticinque anni».

Giovani immaturi

In Italia invece «l’idea che si possa vivere con i genitori oltre ai trenta fa sì che il preoccuparsi positivamente del proprio futuro e la responsabilizzazione rispetto alle proprie scelte siano processi rimandati, salvo poi, dopo la laurea, essere spaesati, privi di riferimenti e mete. L’iper-protezione da parte delle famiglie tende a mantenere immaturi più a lungo i figli, mentre la spinta all’autonomia dopo i vent’anni, come accade nell’Europa settentrionale, li costringe a confrontarsi prima con i vincoli e le opportunità della realtà».

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Pagine: 1 2

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