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Così condivido la mia fede al lavoro senza dire una parola

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Karen Beattie - pubblicato il 13/07/18

Il Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, la legge federale che proibisce ai datori di lavoro di discriminare i lavoratori sulla base di sesso, colore, origine nazionale e religione, richiede che un datore di lavoro (di 15 o più lavoratori) offra condizioni religiose ragionevoli, che potrebbero includere il proselitismo, ma anche che un datore di lavoro mantenga il posto di lavoro libero da vessazioni contrarie alla legge.

I manager delle risorse umane devono quindi barcamenarsi per trovare un equilibrio delicato quando si parla di evangelizzazione al lavoro. Devono permettere ai lavoratori di godere della libertà religiosa, ma anche difenderli dalle vessazioni.

Courtney Leyes scrive su HR Professionals Magazine che “è dovere del datore di lavoro compiere passi ragionevoli per mantenere un posto di lavoro esente da vessazioni contrarie alla legge. Se la condotta criticata è un proselitismo fastidioso”, scrive, il professionista delle risorse umane non deve permettere il proselitismo a spese di altri lavoratori.

John Shore, nel suo articolo 10 Reasons It’s Wrong to Evangelize in the Workplace, aggiunge: “A meno che parte della descrizione del vostro lavoro reciti ‘Evangelizzare i colleghi’, state effettivamente derubando il vostro datore di lavoro quando trascorrete il tempo in cui siete al lavoro facendo questo. Cosa peggiore, state rendendo il vostro datore di lavoro vulnerabile a tutta una serie di problemi. Come ha affermato brevemente un esperto di risorse umane, ‘la religione, come la politica, è un argomento che sul posto di lavoro scatena sicuramente una tempesta a livello di risorse umane’”.

Attrazione, non promozione

E allora, anziché imporre la mia fede ai miei colleghi o arrivare all’estremo opposto e metterla a tacere mentre sto al lavoro, tendo ad aderire all’idea “attrazione, non promozione”. Come scrive Bill Peel, “dobbiamo in primo luogo far bene il nostro lavoro. Dobbiamo svolgerlo con integrità, e mostrare alla gente che ci teniamo”.

Mi sembra un buon consiglio.

A differenza dello stressante porta a porta che sono stata costretta a fare da bambina, ora esprimo la mia fede in modo più tranquillo. Cerco di fare bene il mio lavoro e mi preoccupo delle persone con cui lavoro. Indosso un crocifisso che mi ricorda che sono una figlia amata di Dio. Posto cose sulla mia pagina Facebook sul fatto di andare a Messa, o aggiungo un link a un articolo o a un libro che contiene temi religiosi. Ho scritto un libro sull’abbondanza della Provvidenza divina e ho invitato alcuni colleghi alla festa per l’uscita del libro. Sarei sorpresa se qualcuno a lavoro non sapesse che per me la fede è importante.

Provo a trovare “momenti di Dio” nel corso della giornata. Gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola mi ricordano di trovare Dio in ogni cosa. Come quella volta in cui un amico a lavoro voleva prendere una caffè per parlare del significato della vita, o quella in cui una collega mi ha cercato per confessarmi la sua depressione e mi ha chiesto come la mia fede riusciva a darmi speranza. O ancora la volta in cui un’amica stava piangendo in bagno perché il suo ragazzo aveva appena rotto con lei. Spero di essere stata in grado di mostrare l’amore di Cristo a tutti quei colleghi.

Diciamolo, il posto di lavoro può essere brutale. Spesso è un mondo di lupi, e i valori di chi ci circonda possono non coincidere con i nostri. Siamo chiamati ad essere luce e a brillare, ma ci sono molti modi per farlo. E quando non so come, mi metto semplicemente il crocifisso al collo e prego che Dio mi mostri la strada da seguire.

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fedelavororeligione
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