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Questa donna per 54 anni si è nutrita solo dell’Eucaristia

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La mistica mentre riceve l'Eucairistia. Sarà l'unico cibo quotidiano che assumerà dal 1950 al 2004
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La diocesi di Otranto sta esaminando le virtù di Antonietta De Vitis, mistica salentina, che avrebbe avuto le stimmate. A lei si richiamano numerose guarigioni straordinarie

Il tutto in totale silenzio, lontano dai riflettori: pochissimi, in vita, la conosceranno ed ancor meno saranno quelli ammessi nella sua stanzetta.

I due frati

Quel letto immacolato divenne la meta di un viavai silenzioso di pochissimi amici e figli spirituali. Non solo laici. Due frati cappuccini l’accompagnano immancabili nel suo percorso spirituale: padre Colombano Luciani da Fano (sino agli anni ’70) e padre Candido Sallustio da Molfetta, dichiaratamente suo primo figlio spirituale. Il 9 aprile 1970, non a caso, Antonietta diventerà terziaria francescana.

Le stimmate

Nel 1969, raccontano ancora le cronache del suo martirio, le stimmate invisibili, che diventano piaga sanguinolenta tre anni dopo, documentata con certificati medici (in particolare del dottor Benegiamo di Sogliano Cavour, suo medico curante, quotidianamente presente) e foto.

Ogni sofferenza viene accolta col sorriso sulle labbra e l’offerta al Cielo: «Mi immolo per la Chiesa e per il popolo di Dio». Tante le visioni mistiche: la Madonna, Padre Pio, San Francesco, Sant’Antonio, Santa Clelia, la «sorellina Maria Valtorta, sconosciuta fino a quando Egli stesso me ne ha dato il nome» (Nuovo quotidiano di Puglia, 2012).

“Sono nel mio Gesù…”

Si legge nei suoi scritti (molti rivolti ad un parroco a cui era molto legata, Padre Adalberto Cerusico):

«… sono nel mio Gesù, riposo in Lui, soffro in Lui, agonizzo in Lui, sicura che quanto è in me è del mio Gesù, tutto Suo e niente mio. Come la Mammina del Cielo ho pronunciato il “fiat” al Padre ed Egli, l’Altissimo, grandi cose compie in me perché sono di terra e mi ha vestita di Cielo. Egli è il mio tutto, cibo, bevanda, riposo, fatica, dolore, vita, amore, gaudio, dolcezza…».

La lettera a Wojtyla sul clero

Con lettera del 18 Gennaio 1984 Antonietta così scriveva a Papa Giovanni Paolo II:

«… Lanci il S. Padre un appello accorato, come mezzo di salvezza per tutti, in pubblico ed in privato per il rinnovamento interiore, spirituale, ascetico di tutto il Clero, degli Ordini e delle Congregazioni Religiose, di tutti i cristiani impegnati ai loro posti di lavoro, perché Clero, Religiosi e Religiose, popolo di Dio siano testimoni in privato ed in pubblico, di fede vissuta e sincera. Si ritorni alla fede semplice, a meditare il Vangelo come prima con naturalezza e semplicità, perché per questo ci è stato dato…».

La causa diocesana

Dopo 53 anni in cui l’unico nutrimento è stato il Corpo di Cristo, è ritornata al Padre il 19 Giugno 2004 (nella foto la stanza della mistica).

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