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Fa bene appassionarsi allo sport e ad altri giochi?

MEXICO

Jefferson Bernardes - Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 11/07/18

L'aspetto ludico tira fuori il meglio di me, risveglia le mie passioni, che voglio vivere in pace

La mia anima ha un gusto profondo per l’aspetto ludico. Per le risate e ciò che è leggero. Per la competizione e la lotta fino all’ultimo secondo. È l’aspetto ludico che risveglia in me tutte le passioni dell’anima.

Piango e rido. Mi rallegro e mi intristisco. Tutto si muove su un piano profondo. Su quello delle emozioni custodite nell’anima. Si risvegliano le mie passioni disordinate, inconfessabili.

Mi piace pensare a livello di squadra. Quando perdo, perdiamo tutti, quando vinco, vinciamo tutti. È semplice. È complicato.

Mi piace lo sport che tira fuori il meglio di me. Non gli aspetti negativi. Mi rende più solidale. Mi fa pensare che non sono io la stella, ma tutti, un insieme.

Lo sport dovrebbe rendermi una persona migliore, non peggiore. Dovrebbe risvegliare in me il gioco pulito, la solidarietà. Violenza e menzogna non dovrebbero mai prevalere in me.

Mi piace il sacrificio che precede il successo, che non sempre arriva, non necessariamente. E quando non ho successo non cerco colpevoli, né do la colpa al cielo. Non accampo scuse, assumo la responsabilità, non fuggo dalla mia colpa. Il lavoro di squadra è così.

La vita ha una parte ludica che non trascuro. La prendo sul serio. Soffro quando c’è da soffrire, e mi rallegro quando è il caso. Ma non voglio drammatizzare, né creare un mondo di quello che è solo un gioco. La vita è più di questo, ma lo include.

Mi piace imparare da quegli sport collettivi in cui le figure sono secondarie e quello che conta è il sacrificio per tutti. Il lavoro che non si vede.

È facile criticare gli altri. Vedere la pagliuzza nell’occhio altrui. Denunciare gli altri e cercare di salvare la propria immagine. Io prima di tutti gli altri. La mia vita prima di quella degli altri.

Voglio che l’aspetto ludico sia questo, nulla di più. Una parte allegra della mia vita in cui mi distendo e tiro fuori tutto ciò che c’è dentro di me. Per una passione. Per un premio fugace. Mi piacciono in generale le passioni che sorgono nella mia anima.

Leggevo giorni fa: “Provare un’emozione non è qualcosa di moralmente buono o cattivo per sé stesso. Incominciare a provare desiderio o rifiuto non è peccaminoso né riprovevole. Quello che è bene o male è l’atto che uno compie spinto o accompagnato da una passione”.

Voglio che le mie azioni siano positive. Che nobilitino. Che mi portino a giudicare bene chi mi circonda. Che l’aspetto ludico tiri fuori il meglio e non il peggio di me. Che non porti a odiare. Non ci riesco sempre.

L’aspetto ludico è quella parte di me che mi fa ridere. È lì che torno, più bambino, più innocente, più allegro.

Devo non perdere mai quella parte nascosta nella mia anima. Curarla come qualcosa di sacro. Che le mie passioni si risveglino e io non mi scandalizzi.

Che io sappia che la passione è un desiderio che devo incanalare. Una forza profonda che mi porta all’azione e tira fuori il meglio di me, l’aspetto più nobile. Non la reprimo.

Chiedo a Dio di entrare nella mia anima per purificarla. Per renderla più sua. Perché Egli regni in me, nel mio inconscio.

Voglio imparare ad essere più solidale, più giusto nel mio modo di comportarmi. Che il cosiddetto fair play, il gioco pulito, sia ciò che caratterizza le mie azioni.Che sappia sempre nobilitare l’avversario. Parlare bene di chi prova una passione per altri colori. Che non sminuisca, che non condanni.

Voglio essere una persona appassionata della vita. Voglio che le mie passioni non distruggano, né me né le persone che ho vicino. Che siano fonte di vita, di allegria, di speranza.

Dio entra nella mia anima di bambino appassionato. Non soffoca gli incendi, ma fa bene attenzione a che non faccia ardere quello che non devo bruciare. È Lui che guida i miei affetti e nobilita la mia anima malata.

Mi piace ridere quando è il caso e soffrire nei momenti di tensione. Fare tutto con il cuore sapendo che a volte potrò sbagliare. Accettare i miei errori. Riconoscere le mie mancanze.

Applaudire chi vince. Soffrire con chi ha perso. Lottare fino alla fine senza perdere la speranza. Non dare subito tutto come perso. Non fingere mai. Riconoscere la verità di ciò che accade. Non diventare aggressivo né pieno di rancore.

Sembra facile, ma non lo è. L’aspetto ludico tira fuori il meglio di me. Risveglia le mie passioni. Voglio vivere in pace e non serbare rancore.

Voglio essere più bambino, più puro. Più di Dio e più innamorato della vita. Capace di prendere le cose sul serio. Capace di ridere con i giochi che mi emozionano. La vita è così.

[1] Papa Francesco, Esortazione Amoris Laetitia.

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