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L’aborto nascosto. Pillola del giorno dopo: perché tanta leggerezza?

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Non sono farmaci esclusivamente antiovulatori e non si può escludere che in molti casi si verifichino aborti.

di Marina Casini, professore aggregato di Bioetica

La chiamano contraccezione di “emergenza” o “post-coitale”, si insiste sul suo carattere esclusivamente “antiovulatorio” (impedire o ritardare l’ovulazione in modo da evitare la fecondazione) e ne è indicata l’assunzione dopo un rapporto sessuale “non protetto” o “non adeguatamente protetto”, avvenuto in un periodo fertile.

L’idea prevalente è che si tratti di metodi contraccettivi di nuova generazione. Nel 2017 sono state vendute in Italia 570 mila confezioni di questi prodotti (fonte: Federfarma). Commercialmente sono di usi con il nome Norlevo, Levonelle ed Ella One, ma sono più comunemente noti come “pillola del giorno dopo” e “pillola dei cinque giorni dopo”.

In un recente convegno di endocrinologia a Barcellona è stato detto che «il futuro della contraccezione è la somministrazione giornaliera di Ella One» e che «le sigarette dovrebbero essere vendute nel mondo con ricetta medica, mentre la contraccezione di emergenza dovrebbe essere di diffusa ovunque 24h/24h».

Di conseguenza aborto, identità del concepito, obiezione di coscienza di medici e farmacisti non avrebbero nulla a che fare con queste pillole. È un tema su cui è necessario riflettere soprattutto alla luce dell’inganno che circonda la propaganda di questi prodotti. Non è affatto vero, infatti, che essi siano esclusivamente antiovulatori.

Autorevoli studi (si veda il sito www. sipre.eu) e documenti di organismi im- portanti (Comitato nazionale per la bioetica, Istituto superiore di Sanità) dimostrano che l’effetto di questi preparati “antinidatorio”, essi cioè impediscono che la parete interna dell’utero si renda ospitale per accogliere il piccolissimo figlio eventualmente generato. Poco dopo l’introduzione in commercio del Norlevo in Italia, il Tar del Lazio impose la modifica del foglietto illustrativo del prodotto, perché violava il diritto all’informazione dei consumatori, non esplicitandone gli effetti sull’ “ovulo fecondato”.

Certamente non sappiamo quale possa essere l’esito dell’assunzione di Norlevo, Levonelle o Ella One, però non si può affatto escludere che in molti casi si verifichino aborti in una fase tanto precoce da non essere conoscibile, aumentando in modo considerevole l’abortività illegale vissuta nell’inconsapevolezza.

Si tenga conto che la pur ingiusta Legge sull’aborto (n. 194 del 1978) all’articolo 1 dichiara che «la Repubblica tutela la vita umana sin dal suo inizio» e che l’aborto non deve essere usato come mezzo di controllo delle nascite. Non vanno poi trascurati gli effetti a lungo termine sulla salute delle donne e la spinta a banalizzare la sessualità.

Nel dubbio teorico sugli effetti “antinidatori” della cosiddetta “contraccezio- ne post-coitale”, i comportamenti pratici dovrebbero essere guidati dal principio di precauzione, tanto invocato in campo ecologico quando non vi è sicurezza della innocuità delle innovazioni. Anzi, questo principio dovrebbe essere seguito con maggior forza quando è in gioco la vita umana.

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