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Papa Francesco azzera la Chiesa “malsana”:  in Sud America via 36 ecclesiastici

POPE FRANCIS VISIT BARI
Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA
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Nunzi, cardinali, vescovi: ecco chi ha perso l'incarico perchè non ha vigilato e supportato i più deboli. Sopratutto chi ha subito abusi sessuali

Nel giro di poche settimane Papa Francesco sta azzerando gli ecclesiastici che non hanno fatto “buona guardia” sulla tutela e la difesa dei più deboli. Un interessante dossier dell’Agi (11 luglio), ha evidenziato il “repulisti” del Papa.

Lo spostamento del Nunzio

Francesco, scrive Agi, ha allontanato da Bogotà il nunzio apostolico Ettore Balestrero,  favorevole alla destra di Uribe che è considerata contigua alle formazioni paramilitari colombiane (Farc).

Ufficialmente il diplomatico vaticano, è stato trasferito in Congo dove attualmente è scoperta la Nunziatura Apostolica, a causa della rottura diplomatica tra l’ex Nunzio e il governo Kabila.

Nei fatti, Balestrero ha rilasciato una dichiarazione che di certo non fa trasparire entusiasmo per il trasferimento: «Mi sento abbastanza nostalgico lasciare la Colombia. È un paese che amo moltissimo e dove ho incontrato persone di grande valore. Ma io mi sento in pace perché questa nuova missione mi è stata richiesta dal Santo Padre e devo accettare la sua volontà, che è la volontà di Dio» (El Tiempo, 6 luglio).

Balestrero era stato nominato Nunzio da Papa Benedetto XVI nel 2013 e inviato in Colombia. In precedenza il suo nome era circolato nei file Vatileaks, legato a presunte operazioni finanziarie che avevano interessato lo Ior, la Banca del Vaticano (Libero quotidiano, 2013).

Il via libera al cardinale

Francesco ha poi dimesso, senza le consuete proroghe concesse ai cardinali, l’arcivescovo di Caracas Urosa Savino, che aveva assunto il ruolo improprio per un ecclesiastico, di leader morale dell’opposizione al chavismo.

Le false informazioni in Cile

Francesco, infine, ha ottenuto le dimissioni dell’intero episcopato cileno: 34 vescovi, 5 dei quali sono stati già rimossi per non aver seguito la linea della tolleranza zero riguardo agli abusi sessuali del clero.

Papa Francesco, che lo scorso gennaio, sulla base di false informazioni trasmessegli dal nunzio Ivo Scapolo, nel corso del viaggio apostolico in Cile, che ne è risultato compromesso, ha preso pubblicamente le difese del vescovo di Osorno Carlos Barros, che era invece amico e sodale di padre Fernando Karadima, i cui stupri sono stati provati, ma che grazie ad altissime protezioni non è mai stato ridotto allo stato laicale.

La “copertura” di Scapolo

Come è noto a seguito dell’inchiesta svolta in loco dall’ex pg vaticano Charles Scicluna, il Papa ha cambiato idea sulla vicenda e ha incontrato personalmente a Santa Marta le vittime del sacerdote pedofilo che in gennaio, nei giorni del viaggio, non erano state ammesse alla sua presenza mentre risiedeva alla Nunziatura diretta da Scapolo.

Il Nunzio, dal canto suo, si è difeso dicendo che non sapeva nulla degli abusi e ha negato di aver ostacolato la visita delle vittime di abusi da Bergoglio (Faro di Roma, 28 maggio).

“Trattati come nemici”

«Per circa 10 anni – hanno dichiarato le vittime – siamo stati trattati come nemici perché abbiamo combattuto contro l’abuso sessuale e l’occultamento nella Chiesa. In questi giorni abbiamo conosciuto un volto amichevole della Chiesa, totalmente diverso da quello che abbiamo incontrato in passato».

La ricerca della verità secondo Bergoglio

«Tutto il processo di revisione e purificazione che stiamo vivendo – ha scritto Francesco in una lettera ai cattolici cileni – è possibile grazie allo sforzo e alla perseveranza di persone concrete, le quali anche contro ogni speranza o discredito, non si sono stancate di cercare la verità. Mi riferisco alle vittime degli abusi sessuali, di potere e d’autorità e a coloro che a suo tempo hanno creduto loro e le hanno accompagnate. Vittime il cui grido è arrivato al cielo».

«Vorrei ancora una volta – confida Bergoglio in questo documento di altissimo valore morale – ringraziare la perseveranza e il coraggio di tutte loro».

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