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Migranti: a dramma umano, soluzioni umane

MIGRANTS

Moody College of Communication-(CC BY-SA 2.0)

Mario Paredes - pubblicato il 11/07/18

La tragedia che si vive nei vari continenti esige una nuova alleanza tra Paesi d'origine e Paesi d'accoglienza

Il 20 giugno scorso si è celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato, e in questa occasione l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) ha pubblicato queste cifre, che rendono conto delle dimensioni del fenomeno nel mondo:

  • Il numero di persone sfollate per conflitti interni, violenza o persecuzione è aumentato di 3 milioni tra il 2016 e il 2017.
  • 69 milioni sono gli sfollati nel mondo. Di questi:
  • 40 milioni sono sfollati all’interno delle Nazioni d’origine
  • 25,4 milioni sono rifugiati
  • 3 milioni sono richiedenti asilo
  • 45.000 persone al mondo vengono sfollate ogni giorno.
  • Uniamo a queste cifre il fenomeno migratorio che negli ultimi anni, come un’enorme e crescente crisi umanitaria e per via del fallimento del socialismo del XXI secolo propagandato dal chavismo/madurismo, ha sfollato dal Venezuela natale milioni di nostri fratelli e sorelle, dispersi in tutto il mondo.
  • Gli Stati Uniti guidano la lista dei Paesi che accolgono i richiedenti asilo.

È stato proprio negli Stati Uniti che nei giorni scorsi si sono verificati dei fatti che hanno a che vedere con migranti e rifugiati e hanno provocato indignazione, stupore e rifiuto unanime nel mondo: foto di bambini dietro delle recinzioni, come quelli nei campi di concentramento, separati dai genitori immigrati irregolari, oltre a file audio di bambini che chiedevano dei genitori mentre venivano scherniti con freddezza e disprezzo dai funzionari delle migrazioni alla frontiera tra Stati Uniti e Messico.

I bambini, i più indifesi della società, soffrono un triplice dramma: abbandonare il contesto d’origine, superare mille difficoltà prima di raggiungere gli Stati Uniti e soffrire per la separazione dai genitori.

Assurdo affronto ai più deboli

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Tutto questo è un evidente e assurdo affronto nei confronti dei membri più deboli della società e dei loro diritti umani più elementari, ma questo scandalo provocato da Donald Trump detenendo dei bambini figli di immigrati irregolari rivela bene l’autoritarismo xenofobo che come candidato e ora Presidente degli Stati Uniti Trump innalza come vessillo della sua politica di muri e “tolleranza zero”. Una politica assurda e disumana che, diciamolo una volta per tutte, si impone come una crudele pandemia da entrambi i lati dell’Atlantico (Stati Uniti ed Europa), mentre milioni di persone soffrono le conseguenze di questa politica xenofoba.

Un giudice statunitense ha ordinato di riunire le famiglie separate in meno di 30 giorni, e di fronte alla pressione nazionale e internazionale il Presidente Trump ha ceduto e ha promesso di tenere unite le famiglie. Resta però la domanda relativa a come, con quali motivazioni, intenzioni e mezzi, a quale costo e fino a dove Donald Trump porterà avanti politiche di questo tipo perché gli Stati Uniti tornino ad essere “great again”.

Nel frattempo, nel Mediterraneo…

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Mentre negli Stati Uniti accadeva tutto questo, Italia e Malta rifiutavano di accogliere sulle proprie coste un’imbarcazione – l’Aquarius, con a bordo 629 persone di origine africana, tra cui 140 bambini riscattati vicino alle coste della Libia –, il che ha confermato una triste realtà: nel mondo la xenofobia si è diffusa come politica statale, ovvero è andata legittimandosi la sinistra politica di Governi e menti che hanno tra i propri programmi e le proprie bandiere la purezza della razza e il rifiuto del diverso. Una peste che oggi “infesta” anche gli Stati Uniti.

Al rifiuto dell’accoglienza da parte dell’Italia e al silenzioso, timido e tardivo intervento della Francia si sommano politiche come centri di detenzione in Ungheria, alla frontiera con la Serbia, confisca di beni e denaro ai rifugiati in Danimarca, condanne penali in Francia e Ungheria contro chi aiuta o assiste a livello umanitario i rifugiati, ecc.

Il mondo vive oggi la più grande crisi migratoria e di rifugiati dalla II Guerra Mondiale, e affronta minacce di divisione dei 28 paesi che compongono l’Unione Europea. I governanti europei sono divisi sul modo di affrontare le politiche migratorie, ma quella della migrazione, dello sfollamento e dei rifugiati è senza alcun dubbio una catastrofe umanitaria senza precedenti e dalle dimensioni e dalle proiezioni impredicibili.

Le cause di fondo

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Le cause di questa crisi umanitaria che contiene i vari tipi e fenomeni migratori sono molte, molto diverse e assai complesse. Tutte convergono in una triste sintesi: non siamo riusciti a costruire un mondo migliore e più umano. Siamo cresciuti a livello materiale ma siamo decaduti e abbiamo fallito nella costruzione di uno spirito umano e universale. Abbiamo fatto progressi nella scienza e nella tecnica per il controllo e la manipolazione degli aspetti materiali, mentre non abbiamo costruito società fraterne, solidali, libere, democratiche, umane, giuste ed eque.

Una nuova alleanza tra Paesi d’origine e d’arrivo

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I Paesi hanno il diritto di difendere le proprie leggi, le proprie frontiere, la loro cultura e il loro stile di vita, ma questa difesa non può essere realizzata in qualsiasi modo e a qualunque prezzo, né calpestando la dignità della persona. È vero che la soluzione richiede il contributo sia dei Paesi d’origine delle ondate migratorie (che finora non lo hanno fatto in modo corretto) che dei Paesi che accolgono queste ondate, che non lo fanno bene quando, alla ricerca disperata di soluzioni, passano sopra i diritti umani, soprattutto se si tratta di una Nazione come gli Stati Uniti, costruita con e da immigrati.

Mancano allora incontro, negoziati, buona volontà e dialogo da entrambe le parti per offrire soluzioni corresponsabili, intelligenti, umane ed efficaci a questo dramma umano contemporaneo che interessa la gran parte dei poveri del pianeta, perché l’assenza di una soluzione adeguata – ovvero umana – sia nei Paesi d’origine che in quelli di accoglienza del fenomeno migratorio è una vergogna contro l’ideale di mondo e umanità a cui aneliamo e contro i principi e i valori cristiani che l’Occidente proclama da venti secoli.

Dopo la Guerra Fredda, la lotta contro il comunismo, la caduta del muro di Berlino, il crollo dell’Unione Sovietica, ecc., il mondo sognava tutta un’altra situazione. Per questo, contemplare questo spettacolo dantesco e disumano, soprattutto nell’autoproclamata “terra della libertà e della democrazia”, scoraggia, suscita disperazione, angoscia, inquietudine…

La democrazia alla prova

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Tutto questo conferma – come dice Kemal Kirisci, un esperto in crisi umanitarie del Brookings Institute – che “la democrazia liberale è in uno stato di regressione in tutto il mondo occidentale”, e che, purtroppo, si dissipano e si dimenticano le voci di chi, come John F. Kennedy ormai più di 50 anni fa, ha affermato che “ovunque gli immigrati hanno arricchito e rafforzato il tessuto vitale”.

Di fronte al tema e per l’impegno morale, sociale e personale di ciascuno di noi nei confronti della crisi umanitaria descritta, due frasi illustrano gli estremi: quella della first lady sul vestito che indossava quando ha fatto visita ai bambini menzionati in precedenza, “I really don’t care…” ( “Non mi importa”) o quella del Presidente Trump quando ha cercato di emendare la sua disumana e per questo errata decisione riferendosi ai sentimenti di sua figlia Ivanka: “Feels very strongly” (“Lo sente molto”). Sì, lo sentiamo molto anche noi, il mondo intero deve sentire molto e molto profondamente tutto ciò che stanno passando i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti…

Il Presidente Trump non lo sente, e a livello elettorale si basa sui consigli politicamente corretti dei suoi consulenti, ma un dramma umano richiede soluzioni umane! E allora, il nostro sentimento ci porti a un’azione umana, solidale ed efficace.

Mario J. Paredes è presidente esecutivo dell’organizzazione medica Advocate Community Providers (ACP), con sede a New York. È membro permanente del Consiglio Direttivo della American Bible Society e fondatore e presidente emerito della Catholic Association of Latino Leaders (CALL, dalle iniziali in inglese).

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