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Martina Colombari: la vita ci è stata donata per portare frutto agli altri

MARTINA COLOMBARI
By ANDREA DELBO | Shutterstock
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L'ex Miss Italia intervistata da For Her Aleteia, parla di vita matrimoniale, impegno nel volontariato e valori

Spulciando il suo profilo Instagram ci hanno colpito le foto che ha postato insieme ai volontari dell’Ordine di Malta con cui avete portato sostegno ai senzatetto che vivono presso la stazione di Milano. Che esperienza è stata?

A Milano la domenica e il mercoledì è l’Ordine di Malta ad occuparsi dei senzatetto. Io lì ho degli amici e quando mancano dei volontari mi coinvolgono nel servizio notturno. È molto impegnativo sia fisicamente che emotivamente. Ti piomba addosso una realtà che hai tutti i giorni davanti gli occhi ma che se stai sempre dentro casa al calduccio puoi far finta di non vedere. È difficile capire se chi incontri è un barbone, un drogato, uno spacciatore. I responsabili del nostro gruppo operativo si occupano per questo del primo intervento.

C’è una storia in particolare che vuole raccontarci?

Mi ha colpito la storia di un ragazzo italiano di vent’anni che abbiamo incontrato una sera durante il servizio. CI ha raccontato di essere stato adottato insieme ad altri suoi due fratelli da una famiglia di Milano. Uno faceva il cameriere in Inghilterra, l’altro stava finendo gli studi e lui, l’ultimo, era da un mese in strada perché continuava a drogarsi ed era scappato dalla comunità di San Patrignano. Gli ho chiesto perché fosse scappato e mi ha risposto “c’erano troppe regole”, allora ho provato a spiegargli che la vita è fatta di regole che all’inizio ci sembrano toste da accettare ma che esistono per il nostro bene. Nella vita possiamo scegliere, è una questione di decisioni, alla fine mi ha detto che sarebbe tornato in comunità.
Quando fai volontariato devi metterti in secondo piano, non puoi farti prendere dalle emozioni perché altrimenti non fai un buon servizio, durante il lavoro devi essere un po’ un robottino e poi quando torni nella tua stanza puoi lasciarti andare.

Crede in Dio?

Credo ma non sono praticante. Il mio parroco di Riccione ha sposato i miei nonni, i miei genitori, me e mio marito, e ha battezzato anche mio figlio. Dico sempre che se ci fossero più don Giorgio in Italia e nel mondo saremmo tutti più credenti. Mi piacciono le sue prediche, rende concreta ogni omelia, la contestualizza, rende vivo ogni brano della Bibbia e del Vangelo, lo rende vicino, diventa molto pratico. Così quegli insegnamenti che sembrano lontani li sento più vicini, quotidiani e attualissimi.

C’è un’esperienza che l’ha avvicinata in modo particolare alla fede?

Ad Haiti mi sento più vicina alla spiritualità, tutte le nostre attività sono gestite da padre Enrique che è un medico volontario in prima linea da più di 30 anni ad Haiti. Le nostre giornate cominciano sempre con la messa delle 6.30 dove si celebrano i funerali dei bambini che non ce l’hanno fatta a superare la notte. E lui ci fa riflettere tanto su Dio. Quando finisce la messa c’è un momento di convivialità nel suo ufficio in ospedale dove ci prepara il caffè italiano e lì parliamo ed approfondiamo quello che è stato detto durante la messa. Lui dice spesso: “Dio aveva creato un mondo fantastico, sono stati gli uomini a ridurre così Haiti”.

Quando si sente davvero libera?

Mi sentirò libera pienamente quando morirò. Quando avrò dato tutto e potrò dire: “Mi è stata data una vita, l’ho vissuta, ho fatto quello che ho potuto e spero che quello che ho lasciato darà dei frutti”, allora a quel punto sarò davvero libera.

https://www.instagram.com/p/BjcsLVclJeV/?taken-by=martycolombari

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