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Conoscete il segreto della gioia che si tramanda di Benedetto in Benedetto?

BENEDETTO XVI, SORRISO
Shutterstock
Benedetto XVI - "Nell'Eucaristia l'adorazione deve diventare unione. Con la Celebrazione eucaristica ci troviamo in quell'"ora" di Gesù di cui parla il Vangelo di Giovanni. Mediante l'Eucaristia questa sua "ora" diventa la nostra ora, presenza sua in mezzo a noi.
Insieme con i discepoli Egli celebrò la cena pasquale d'Israele, il memoriale dell'azione liberatrice di Dio che aveva guidato Israele dalla schiavitù alla libertà. Gesù segue i riti d'Israele. Recita sul pane la preghiera di lode e di benedizione. Poi però avviene una cosa nuova.
Egli ringrazia Dio non soltanto per le grandi opere del passato; lo ringrazia per la propria esaltazione che si realizzerà mediante la Croce e la Risurrezione, parlando ai discepoli anche con parole che contengono la somma della Legge e dei Profeti: "Questo è il mio Corpo dato in sacrificio per voi. Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue". E così distribuisce il pane e il calice, e insieme dà loro il compito di ridire e rifare sempre di nuovo in sua memoria quello che sta dicendo e facendo in quel momento".
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Non abbiate paura di prendervi del tempo per la preghiera, state appollaiati sulle spalle dei maestri, mettete mano all’aratro per essere pieni di speranza

Ecco perché dovete avere nelle vostre famiglie, nelle vostre scuole, nei vostri movimenti il culto del sapere e il culto della verità. Occorre inoltre che abbiate il genio di promuovere un’autentica cultura completamente penetrata dallo spirito cristiano. Leggete, quindi!

Prendete il libro e leggete! Leggete la Sacra Scrittura, il Vangelo, leggete i Padri della Chiesa, sant’Agostino, san Gregorio Magno e tutti gli altri; conoscete la storia del vostro Paese, i poeti, i maestri spirituali e i pensatori. Solo se appollaiati sulle spalle di questi giganti che ci sono stati dati dalla Provvidenza, arriverete a vincere il principe di questo mondo e la sua cultura di morte, e a stabilire la civiltà dell’amore.

L’aratro

La terza fonte di gioia che scorre da un monastero è l’aratro con il quale i benedettini hanno dissodato le terre incolte per trasformarle in giardini fertili. Ciò significa che mediante il lavoro, il senso di dovere e di responsabilità, noi possiamo cambiare il mondo. Il segno più inquietante del decadimento è la perdita di speranza e del significato del bene comune. Non abbiate paura di lasciarvi coinvolgere completamente e di darvi totalmente a Cristo e alla sua Chiesa. Vi chiederà delle rinunce e molta fatica. Ma è solo perdendo la vostra anima in maniera disinteressata che la potrete trovare. L’uomo è fatto per l’aratro, è fatto per consacrarsi e lavorare a una causa che lo oltrepassa. Dom Gérard diceva in Demain la Chrétienté che per mettere in luce un po’ di cristianità occorre lo sguardo di Dio e secoli di sforzi e di virtù naturali. Siate ricolmi di speranza, mettete mano all’aratro.
Per concludere vorrei darvi un esempio di un uomo gioioso, molto gioioso, di quella sobria ebrezza dello Spirito e che vive della croce, del libro e dell’aratro. Si chiama Benedetto XVI.

PAPIEŻ BENEDYKT XVI, GALERIA ZDJĘĆ
AFP/EAST NEWS

Lo si è presentato come un uomo autoritario e freddo. La verità è che egli è il servitore della gioia. Conosciamo il suo amore per la grande liturgia, la sua immensa cultura e il suo ardore nel lavoro. Con questi tre strumenti la vera gioia del mondo e la gioia di Dio. Nella sua prima omelia, in piazza San Pietro, ci ha ricordato che siamo il frutto del pensiero di Dio e che non c’è nulla di più bello che lasciarsi raggiungere da Cristo. Che non c’è niente di più bello che conoscere e comunicare agli altri l’amicizia con lui. Ci ha ricordato che è un compito arduo e penoso, ma bello e grande perché in definitiva è un servizio reso alla gioia, alla gioia di Dio che vuole fare il suo ingresso nel mondo.

(Omelia della Messa conclusiva del Pellegrinaggio di Pentecoste “Notre-Dame de Chrétienté” del 2005,  celebrata da Dom Louis-Marie Geyer d’Orth O.S.B., abate del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux)

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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