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La tua vita è sorprendente. Ci sai vedere Dio?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 09/07/18

Gesù viene inviato a chi non crede. Ha bisogno che io cambi e creda

Gesù va a Nazareth con i suoi discepoli, ma lì i suoi non lo accettano com’è: “In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo”.

Risulta scandaloso che Gesù compia miracoli, predichi, si lasci chiamare maestro. Che lo seguano delle folle che aspettano di ascoltare la sua voce e di essere guarite.

È scandaloso perché per loro Gesù è solo il figlio del falegname. È uno di loro.

Gesù è passato inosservato. Lo avevano conosciuto da bambino. Avevano giocato con lui. Avevano conosciuto i suoi genitori. Avevano mangiato alla sua tavola. Avevano riso insieme. Forse Gesù e Giuseppe avevano fatto qualche lavoro nel loro laboratorio per qualcuno.

Gesù a Nazareth era solo uno dei tanti. Con i suoi sogni, la sua vita semplice, le sue domande nell’anima. Gesù nascosto.

Le sue mani da bambino erano diventate quelle di uomo che lavorava nel laboratorio del padre, che abbracciava sua madre. La sua vita quotidiana, piena di piccoli dettagli di tenerezza, con tutte le lotte normali.

A quegli uomini di Nazareth costa vedere Dio nel quotidiano. In ciò che è umano. È impossibile che quell’uomo, Gesù, sia Dio. Impossibile credere che sia un profeta.

Nella sua anima abita il mondo intero, ma nessuno lo vede. Nessuno ci crede. È normale. Non brilla. Il mistero più incredibile di Dio è stare tra gli uomini. Essersi incarnato.

Gesù è cresciuto come me. Con sogni, speranze di aprirsi al mondo, domande su se stesso e la sua missione. Con l’amore incondizionato dei suoi genitori.

Dubitano di lui perché è uno tra tanti. La vicinanza fa sì che non riescano a vedere al di là della carne conosciuta.

Oggi mi colpisce che Gesù non compia miracoli. Si allontana perché manca loro fede: “Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando”.

Gesù si stupisce della loro poca fede. A Nazareth non credono in lui. È normale. Lo conoscono. Sanno da dove viene. Non si lasciano sorprendere. Non si aprono alla novità.

Ogni persona è in realtà una sorpresa. Nessuno è sottoposto al mio pregiudizio su di lui. Ogni persona è molto di più. È infinita perché è figlia di Dio.

È più di quello che conosco. Più del mio modo di vederla. Di più, infinitamente di più, della mia piccola misura, della mia idea su di lui.

Mi succede questo, e mi impedisce di scoprire il mondo nascosto nell’anima. Smetto di vedere le opzioni di cambiamento, la vita nuova.

Mi capita anche con Dio. Egli è più della mia idea su di Lui, è più di quello che ho vissuto finora con Lui. Più della mia esperienza e del mio modo di guardarlo.

Ho sempre paura di incasellare Dio. Gesù non cessa mai di sorprendermi e di trascendermi. Con cose semplici, in mezzo alla mia storia. In quello che mi capita, in quello che vivo nel mio cuore. Nei miei cammini vecchi e nuovi.

Voglio avere l’anima pulita per guardare di nuovo, per ricominciare, per imparare qualcosa di nuovo degli altri. Non mi piace la frase tanto ripetuta e che spesso penso anch’io: “Questo si è sempre fatto così”. Uccide la vita.

È quello che succede agli uomini di Nazareth. Non vedono che Gesù è il Messia atteso. Dubitano di lui perché è uno di loro.

Non credono alla sorpresa. Può uscire qualcosa di buono da Nazareth? Sospettano. Dubitano. Non vedono che le sue parole hanno vita eterna.

Credono di conoscere Gesù, che non possa apportare loro nulla di nuovo. Hanno già il proprio modo di vedere Dio. Hanno la loro sinagoga, la loro fede.

Non guardano le loro necessità interiori, le loro paure e i loro desideri. Non guardano la loro sete perché credono di sapere tutto di Dio, di Gesù, quell’uomo che è cresciuto tra loro. Quelli che lo conoscono dubitano di lui.

Per Gesù sarà stato un grande dolore. Dopo aver scoperto chi è, qual è la sua missione, i suoi non gli credono, non confidano in lui. Dubitano.

Qualche giorno fa ascoltavo il Vangelo del centurione romano che aveva un servo malato. Voleva che Gesù lo curasse e gli bastava che dicesse una parola da lontano.

In quell’occasione si stupisce della fede del centurione: “Neanche in Israele ho trovato una fede così grande”. Crede nel suo potere. Vede Dio nascosto nella sua carne.

Egli non attende il regno di Dio. Non è ebreo, è romano. Ma ha una fede immensa. Quella stessa fede che manca ai suoi, a chi è cresciuto in quell’ambiente di fede aspettando la venuta del Messia.

Gesù viene inviato a chi non crede. Gesù ha bisogno che io cambi e creda. Vorrei chiedere a Maria il miracolo di sorprendermi della vita, di saper aprire ogni giorno l’anima con sorpresa alle novità.

Uno sguardo limpido per scoprire negli altri una traccia di Dio. Uno sguardo profondo per scoprire Dio nella mia vita quotidiana. In mezzo al mio lavoro e alla mia famiglia, alla mia solitudine e alla mia malattia, alle mie vacanze e ai miei desideri. Egli viene ogni giorno.

Oggi torno a credere nel Dio nascosto che cammina con me. Il Dio della mia storia che non mi abbandona mai. Che mi porta in braccio quando sono stanco. Che mi parla di mille cose all’orecchio. Che passa per le correnti della mia anima, per il mio giardino interiore. Nella quotidianità della mia vita.

Lì mi aspetta, seguendomi, abbracciandomi, accompagnandomi. E io credo in Lui.

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