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Medjugorie, la mafia e Napoli: quello che monsignor Hoser dice veramente

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 09/07/18

Ma se vogliamo capire meglio cosa pensa monsignor Hoser di Medjugorie ascoltiamo le sue parole, pronunciate in un’intervista rilasciata pochissimi giorni fa ai microfoni di Radio Misericordia Pallotti a Ołtarzew, dove il Vescovo incontrava i giovani in partenza per Medjugorie. A porre le domande sono Kuba Rutkowski e suor Monika Cecot (SAC). Per la traduzione ringraziamo i solerti amici italo-polacchi di Aleteia, che hanno sbobinato e tradotto per noi dal minuto 12 fino alla fine.

D: Come oggi guardando i giovani possiamo accompagnarli? Sappiamo che hanno bisogno di saggezza, sappiamo che hanno bisogno di campioni della vita spirituale come guide, ma come noi come Chiesa possiamo insegnare ai giovani il discernimento, non solo discernimento per la chiamata vocazionale ma anche il discernimento della presenza di Dio ogni giorno, perché questo “online” [essere sempre in collegamento con Dio, N.d.T.] possa esserci?

R: Sopratutto parlare a loro con verità: non bisogna fingere. Perché, anche se alcuni giovani o bambini possono non avere il talento della verbalizzazione, hanno intuizione, e subito sentiranno se qualcuno parla loro dal cuore, nella verità, se ci crede e vive ciò che dice oppure è soltanto un attore. Oggi molte volte si usa la parola “attore” in attività sociali, che tutti interpretiamo qualche ruolo, ma importante non interpretare qualche ruolo ma essere testimone di una realtà che vediamo, che sentiamo, della quale facciamo parte e trasmettere agli altri la nostra esperienza. Il vero ruolo dunque è la forza della testimonianza. La seconda cosa: bisogna non solo dire la verità e tutta la verità, ma bisogna anche non vacillare a parlare delle esigenze radicali del Vangelo. Non predicare un Vangelo morbido, tutto bello, tutto simpatico, come se nulla di difficile ci aspettasse, perché “Gesù è misericordioso”, a mo’ di farcitura della torta. No. Bisogna parlare di esigenze molto radicali, e citare gli ipsissima verba, quelle parole dette da Gesù Cristo. Lui parlava come una spada a doppio taglio, che con un colpo netto taglia tante cose. E questa è forse l’unica strada per arrivare a giovani perché giovani per il fatto stesso della loro età sono radicali. E adesso bisogna notare il fatto che molte volte i giovani avversano l’atteggiamento dei più grandi, sopratutto dei genitori, e si ribellano e combattono per le loro ragioni, giuste o sbagliate, per gli obiettivi o i traguardi che vogliono raggiungere. Ma non lo fanno meno quando vedono mancanza di ideali nel tran tran quotidiano, e iniziano ad avere la nostalgia di qualcosa più grande, più difficile più alto, che possa dare senso alla vita. Il senso della vita è molto importante, è la chiamata dell’uomo: ai giovani bisogna far vedere il senso, altrimenti credono che la vita non abbia senso, che non valga la pena vivere, che sarebbe meglio togliersi la vita, per esempio, anziché faticare. Ma quando acquisiamo la capacità di vedere il senso della vita? Quando nostri obiettivi sono ben ordinati. Molte volte la nostra vita oggi non ha un obiettivo da raggiungere, ma più l’obiettivo è alto e più la vita è coerente. E noi li orientiamo al fine ultimo, l’obiettivo finale, ma l’obiettivo finale ha anche obiettivi mediani, e c’è bisogno di anni per conseguirli.

D: Cambiando discorso ma restando sui giovani: ci incontriamo oggi nella giornata della sua partenza per la missione a Medjugorje che è stata a lei affidata da Papa Francesco. Cosa il Papa si aspetta da lei?

R: Una domanda molto buona questa. Come si dice oggi nelle interviste… [ride, N.d.T.]. Il Santo Padre mi ha affidato soprattutto la missione pastorale perché in effetti lì arrivano enormi numeri di fedeli, pellegrini da 80 nazioni del mondo. Il loro numero l’anno scorso ha toccato i 2 milioni e mezzo, e questa cifra continua a crescere. Adesso parto per essere presente al festival dei giovani che c’è lì ogni anno, a fine luglio inizio agosto. Loro finiscono questo festival su monte Krizevac al alba, quando il sole si sveglia ai piedi di quella croce, con la Santa Messa. L’anno scorso c’erano 50mila giovani di 60 paesi diversi e con loro sono arrivati 700 sacerdoti. Quel posto è carismatico. Io non arrivo – questo non è mio ruolo: c’è una commissione apposta che se ne occupa – per giudicare se queste apparizioni erano vere o no, però il posto è carismatico. Le persone arrivano e scoprono la forza della preghiera, sono affascinate, ma sopratutto hanno la grazia della conversione. La Confessione lì è un grande fenomeno perché le persone si confessano là di nuovo dopo tantissimi anni. E queste confessioni sono molto profonde, confessioni di conversione. Tornano completamente diversi. Io conosco casi concreti, di persone che sono state lì e che sono cambiate in modo davvero straordinario. Per esempio Ania Goledzinowska, che conoscete, oppure il nostro grande chef Wojciech Modest Amaro. Loro sono oggi testimoni, loro raccontano cosa hanno scoperto, come vivono, come vivevano, e questo è completamente in un’altra dimensione rispetto alla loro vita di prima, che era piatta.

D: molte persone si aspettano da sua missione a Medjugorje una risposta a tante domande sopratutto quelle su apparizioni, e invece si scopre che straordinarietà di quel posto si basa su un altro impegno, che quel posto ha bisogno di riorganizzazione? 

R: Sì bisogna riorganizzare iniziando da cose molto semplici come le infrastrutture. Lì c’è solo la chiesa parrocchiale che è troppo piccola per contenere questo enorme flusso di persone. Allora molti stanno fuori dalla chiesa e dietro la chiesa c’è una “chiesa estiva” col suolo in terra battuta, ma il clima lì non è facile, d’inverno fa molto freddo e d’estate fa molto caldo: queste persone lì non sono protette. Bisogna intervenire su tantissimi problemi di questo tipo, che ci sono lì. Come per esempio garantire confessori in diverse lingue, perché arrivano le persone da tutto il mondo e vogliono confessarsi nella loro lingua.Lì ci sono 50 confessionali, che molte volte sono troppo pochi, e ci sono tante attese per potersi confessare. Ma lo stesso vale anche per le preghiere comunitarie, o l’adorazione o la Santa Messa: 16 cabine di traduzione, e ognuna traduce in una lingua diversa. Questo ci fa capire l’enorme flusso di gente in questo posto, e la cifra dei fedelicresce sempre, in quella meta di pellegrinaggio. Ci sono altri posti classici che conosciamo, ove questa cifra è sempre uguale o diminuisce perfino, per colpa della secolarizzazione. Sopratutto in Europa, o anche di quella che chiamiamo “cultura atlantica” o “civilità atlantica”. E questa è una tragedia che sentiamo: si buttano giù le chiese, si vendono le chiese, non ci sono sacerdoti non ci sono le Sante Messe, e questo in effetti è una grande caduta. Non lo possiamo permettere. Dio è sempre vicino a noi, Dio è sempre vivo, Dio è sempre attivo e sono posti al mondo in cui effettivamente la fede cresce molto velocemente.

D: E chi la aiuterà in questa missione? Perché questi cambiamenti hanno bisogno di un team di persone per essere ben organizzati.

R:Lì ci sono già le persone che lavorano sul posto. Tanti laici sono coinvolti, ci sono francescani che si occupano di questo posto e anche con loro devo collaborare: eventualmente avrò anche aiuto da persone che arrivano da altre nazioni, che possono lavorare là come volontari, oppure anche agganciarsi alle comunità che lì hanno installato le loro basi – alcune di loro sono riconosciute con documenti e regolamento del Papa. Allora le possibilità sono tante e ovviamente da solo non lo posso fare, senza aiutanti, senza persone che lavorano sotto delle direttive, come un’orchestra ha bisogno di quello che la dirige e io ho compito di essere quel direttore d’orchestra.

D: sappiamo anche che Santo Padre ha deciso che adesso sarà lei a gestire, appunto. Gestire cosa? Gestirà lei tutta la diocesi? 

R: No. Gestirò solo quel luogo, quella parrocchia. Questo è diciamo gestione personale, non territoriale.

D: E come si sente là, Sua Eccellenza? È veramente un posto dove si può stare in pace in preghiera?

R: Tutti dicono che quello sia un luogo di silenzio. Che è un posto per la contemplazione, che è un posto di preghiera molto intensa, lì tutto attorno sono le viæ crucis, la cappella dell’Adorazione, la cappella del Rosario, anche con misteri della luce. Ci sono adorazioni bellissime, c’è appunto la grande cappella dell’Adorazione perpetua, e anche lì è sempre pieno di gente. Quindi ci sono diverse cose, c’è anche la libreria dove si possono comprare libri che riguardano il culto di santissima Maria Vergine che e concentrato su titolo che conosciamo dalle litanie lauretane, “madre di Dio regina della Pace”. Questo è molto importante nei Balcani, dove c’era una brutta guerra che perdura da molto tempo, e nessuno ha garanzia che non ce ne saranno altre. Durante ultima guerra Medjugorje è stata totalmente protetta, e proprio lì sono iniziati questi fenomeni la cui natura ora la Chiesa sta esaminando. Ciò è accaduto 37 anni fa, quindi questo materiale storico è molto vasto.

D: Collegandomi proprio a questo che Sua Eccellenza ha detto, questi Paesi della ex-Jugoslavia sono molto divisi per quanto riguarda il credo: in ognuno di questi paesi c’è un altra religione che domina. Si incontra qualche ostilità?

R: Io personalmente non ho assistito nulla del genere. Ma sono stato ad esempioin quella “Gerusalemme europea” che è Sarajevo, dove c’è per esempio la parte Latina, la parte musulmana, la parte ortodossa e la parte ebraica; e in qualche modo queste persone convivono oggi in pace con relazioni buone. Ma ci sono stato troppo poco tempo per capire se ci sono contrasti: sicuramente ci sono perché questi popoli sono molto mischiati. In Bosnia ed Herzegovina, parte di Mostar o Medjugorje, parlano in croato; ma la Croazia è la nazione affianco, che come un croissant circonda la Bosnia e l’Herzegovina. Sicuramente qualche ferita non risanata dopo la guerra c’è ancora, sopratutto nella Bosnia occidentale. Vicino la città di Baniluk, dove ci sono le case svuotate, vuote, senza porte né finestre, queste cose io ho viste negli anni ’40 in terre occidentali, e lì ancora adesso si vedono queste cose.

D: Penso che sia molto interessante la scelta di Papa Francesco, perché lei ha visto anche ciò che era successo dopo genocidio in Ruanda.

R: Si però lì mi ha mandato Papa Benedetto…

D: Sì ma la sua esperienza lì e il suo lavoro per ricostruire la pace lì dopo il genocidio e oggi in questo posto dove la Madre di Dio Regina della Pace è venerata – e non tocchiamo qui la questione delle apparizioni – ma lei, Eccellenza, è una persona a cui la missione della pace in qualche modo era stata già affidata nel suo apostolato in tutti questi anni, e adesso il tema ritorna…

R: Sì, il culto alla Regina della Pace praticato lì da tutti quelli che li arrivano costruisce legami di fratellanza. Noi ci sentiamo figli di questa Madre, e ciò fa che tutte quelle differenze che sottolineiamo spariscano, perché scopriamo quello che è il nostro denominatore comune, quello che siamo: tutti cristiani. E abbiamo in comune il Padre e la Madre.

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mafiamedjugorje
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