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Bimbi dimenticati in auto: un papà inventa un braccialetto salva-vita

BIMBO, AUTO, DORMIRE
Shutterstock
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Le tecnologie delle industrie automobilistiche ci verrano incontro, intanto ecco un'idea semplice, low cost e che fa leva sul senso di comunità

Mi è impossibile ascoltare per intero le notizie che riguardano le tragedie di bimbi abbandonati in auto, quando di tanto in tanto accadono. Sono episodi che restano come un memento vertiginoso sulla nostra incapacità di essere bravi genitori. Uso questa parola dura “incapacità” senza volontà di accusa alcuna.  Un genitore non è mai bravo, è questo il punto. Siamo sempre con le maniche rimboccate, tendiamo e tentiamo  – con le forze che ci sono date di giorno in giorno – di custodire quel bellissimo e terribile dono che è crescere i figli.

La vita, come dato originario, è qualcosa che sfugge alla portata piccola delle mani umane. Come bicchieri di fronte all’oceano non abbiamo la capacità di contenerlo, in questo senso siamo incapaci. Perciò noi genitori non saremo mai inappuntabili, ma saremo sempre all’opera accanto alla presenza della vita dei nostri bambini … talvolta euforici, talvolta arrabbiati, talvolta pure stanchi morti.

Di fronte a mancanze anche piccole, gli scrupoli si fanno sentire forte. Quando la notizia di un bimbo dimenticato in auto ci raggiunge, il pensiero va subito ai genitori: la nostra solidarietà con la loro angoscia è totale, perché sappiamo quanto noi stessi siamo capaci di smemoratezze che potrebbero rivelarsi disastrose.

NOT FORGET YOUR BABY IN THE CAR
Associazione Tenace | Facebook

Ho usato il plurale fino ad ora perché la comunità tra vicini, conoscenti, parenti, famiglia è l’unica chiave di lettura possibile per cercare una risorsa utile a evitare tragedie del genere. Certo, il rifugio più comodo è la tecnologia: si parla di seggiolini con sensori integrati che avvertono se un bimbo è stato lasciato in auto, si parla di sistemi integrati per far scattare il climatizzatore nel caso in cui il piccolo resti sul seggiolino con l’auto chiusa. Tutti queste soluzioni sono benvenute e auspicabili, ma non trascuriamo le risorse umane più semplici e che possiamo mettere in pratica da subito a basso costo.

Già da un po’ circolano in rete due facili consigli che ho fatto miei e hanno come denominatore comune la routine. Noi siamo clamorosamente pigri e abitudinari; inoltre, non appena saliamo in macchina di mattina si innesta la catena di pensieri che ci porta altrove rispetto all’abitacolo. Creare una nuova routine può aiutarci a “stare sul pezzo”, a costringerci a guardare meglio attorno a noi. Eccoli:

  • per le donne può essere utile mettere la borsa nel sedile posteriore dell’auto accanto al seggiolino del bimbo; per scendere dovremo recuperarla e l’attenzione degli occhi s’imbatterà anche nel frugoletto. Per gli uomini può valere qualunque altro oggetto personale, forse il cellulare è l’oggetto a cui sicuramente si presta più attenzione.
  • mettere gli oggetti personali del bambino nel sedile anteriore: la borsa dei pannolini, un giocattolo, il cappellino, la giacca.

Naturalmente queste non sono soluzioni perfette, ma solo modi di incrementare la nostra allerta.

A questo punto, un alleato importante può venire – come dicevo prima – dalla comunità. Una bella idea, semplice come le migliori trovate, è venuta a un papà, Marco De Iuliis, fondatore dell’associazione Tenace di Arluno. Si tratta di un braccialetto rosso in silicone, senza pile o altri dispositivi, solo una facile chiusura a scatto. Anche in questo caso occorre innescare una routine virtuosa: di norma il braccialetto rimane attaccato alle cinture del seggiolino e infilato al braccio del genitore nel momento in cui sistema il bimbo in auto (cioè allacciandogli le cinture, prende il braccialetto e lo indossa); a quel punto il papà, o la mamma, guida indossando il braccialetto e se lo sfila, rimettendolo attorno alle cinture, quando fa scendere il bimbo. Se quest’ultima operazione non viene fatta, il genitore resta col braccialetto indosso; il colore rosso dovrebbe in qualche modo allertarlo a breve, o dovrebbe attirare l’attenzione dei colleghi d’ufficio o di chi si imbatte in lui.

Due comuni del milanese hanno deciso di regalare questo semplice dispositivo a tutte le famiglie in cui nasce un bebé. Il costo sarebbe in ogni caso molto abbordabile, sotto i 5 euro. Il sindaco della città di Corbetta spiega il valore di quest’ idea così:

«Può sembrare un’idea antica, ma un braccialetto non ha batterie da ricaricare o sensori. E poi ci piaceva l’idea della comunità che può aiutare i genitori, vedendolo e dando l’allarme. È un invito a tornare a preoccuparsi per gli altri» (dal Corriere)

Il nome del progetto che sta dietro la realizzazione di questo brevetto è Schiaffo. Efficace come immagine. Non si tratta ovviamente della soluzione perfetta, ma di un incentivo a essere creativi in gruppo in nome dei nostri figli. Questo padre ha inventato un braccialetto, a qualche altro genitore verrà un’altra idea adeguata al contesto in cui vive; sappiamo che le ferite e l’affetto per i nostri cari sono uno stimolo di genialità in grado di competere con le tecnologie più avanzate.

Da ultimo, condividendo queste notizie si spera di far crescere l’idea di “villaggio”. Curiamoci di ciò che ci circonda, diamo una mano ai vicini di casa, di scrivania, di coda al supermercato. Diamoci questi sani schiaffi di solidarietà, perché verrà anche per noi il momento di ringraziare qualcuno che non è stato indifferente con noi.

Tags:
bambini
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