Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

I due miti da sfatare sul seminario? “Correzione fraterna” e “amicizie speciali”

SEMINARIANS
Condividi

Parola di un aspirante prete, Gabriele, che ha raccontato ("senza censure") le sue giornate in seminario

Luoghi oscuri e imperscrutabili come li ha definiti qualcuno? Sembra tutt’altro ascoltando la storia di Gabriele, aspirante prete che racconta le sue giornate in seminario tra missioni, amicizie fraterne, sacrifici.

Gabriele è stato intervistato da Alberto Galimberti in “È una Chiesa per giovani?” (Ancora editrice).

Il seminario è il luogo della sua formazione. Ci arriva dopo aver svolto un cammino spirituale che ha chiarito la sua vocazione.

Il regalo del vescovo

«Attraverso amici di famiglia – racconta Gabrilele –  ero finito a Gallivaggio (Sondrio), a pregare nel santuario della Madonna. Circostanza vuole che fosse presente, in visita, l’allora vescovo di Como, monsignor Diego Coletti. Mentre lo stavo accompagnando all’auto, mi regalò un rosario – che tuttora conservo – e mi chiese informazioni sui miei studi. Risposi che stavo ultimando la triennale in Economia. Dal nulla, mi fulminò: “Gabriele, per chi vuoi spendere la vita?“. La sua domanda è stata l’ultima goccia».

Gli esercizi

La settimana dopo agli esercizi spirituali della “Comunità non residenti” della diocesi di Milano «ho maturato la convinzione di entrare in seminario. Il conflitto interiore era sciolto. Mi sono arreso alla grazia del Signore».

Chesterton

Poi una lettera al rettore del seminario per l’accettazione. «Decisi di “giocare” con una citazione di Gilbert Keith Chesterton, il mio autore preferito: “Se val la pena fare una cosa, val la pena farla male“. Ogni azione umana sarà sempre segnata dal limite. Vale la pena farla male significa vale la pena lasciarla incompleta: c’è sempre uno spazio per Qualcun altro. Val la pena farla male significa fare una cosa, sapendo che c’è un Altro che le dà pienamente senso».

La missione

Nel settembre 2014 l’ingresso in un seminario del Nord Italia e subito le sue giornate diventano intense. Preghiera, studio, vita fraterna. Gabriele è felice.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni