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Il segreto di suor Juliana, la SisterChef che rivoluziona le reti e la cucina

SOR JULIANA
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Come ha fatto a coniugare una vita contemplativa con un reality show?

Ho sempre tenuto presente il fatto di essere una religiosa e che dovevo mettere la mia vita consacrata al di sopra di tutto. Durante il programma non ho avuto l’opportunità di condurre la mia vita comunitaria, ma mi sono sempre dedicata al silenzio e alla preghiera. In quel periodo mi sono imposta una disciplina più severa di quella che seguo in convento, per cui ho optato per certi sacrifici, non permettendomi lussi o comodità che potessero distogliermi dal mio obiettivo.

Il successo del programma e la sua presenza l’hanno spinta a intraprendere un nuovo progetto, SisterChef. Cosa desidera trasmettere in questo programma?

Le Suore Domenicane di Fatima sono state fondate da Madre Dominga Guzmán per evangelizzare la famiglia per “Portare Cristo alla Famiglia e la Famiglia a Cristo”. SisterChef sarà un mezzo per evangelizzare la famiglia perché attraverso la cucina possiamo operare lavorando anche sull’unità familiare.

SOR JULIANA
@sorjulianapr

SisterChef vuole essere più di un programma, ed è definito come un “grande progetto”. Quali altre attività fanno parte del progetto?

Attraverso SisterChef vogliamo sviluppare attività e un libro di cucina, e interagire con altre persone per portare la Parola di Dio. Miriamo anche a promuovere l’industria agricola e la gastronomia dell’isola (Porto Rico). In questo modo aiutiamo anche la crescita economica del Paese dopo l’uragano Maria.

Nella prima puntata ha cucinato un sancocho boricua… Qual è il segreto di questa ricetta?

L’ingrediente migliore per il sancocho è l’amore. Tutto quello che si fa con amore viene bene. Questo è il mio segreto, fare tutto con amore. Parlando di cucina, il mio segreto è bollire l’acqua con quello che a Porto Rico conosciamo come soffritto, cioè delle verdure. Metto a bollire l’acqua, aggiungo il soffritto per dare sapore e poi aggiungo la carne ed eventualmente altro.

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Lei è portoricana, e il Paese sta vivendo un processo di ricostruzione. Come lo ha vissuto, e che messaggio ha per i suoi connazionali?

L’ho vissuto in povertà, perché vivo e lavoro a Maricao, uno dei villaggi più distanti e poveri dell’isola. Negli ultimi tre anni ho lavorato con i più umili, aiutandoli da tutti i punti di vista. So che potranno arrivare altri uragani, ma se un popolo è spiritualmente forte come ci ha insegnato Gesù Cristo si può risollevare.

Ci sono altri uragani che danneggiano l’isola e la famiglia, ovvero i problemi sociali che affliggono il nostro Paese. Un popolo che vuole progredire deve avere timor di Dio. Dobbiamo avere Gesù come nostro nord e guida per affrontare uragani e problemi sociali.

Immagina di poter preparare un giorno un piatto per Papa Francesco? Ha qualche idea?

Preparare un piatto al Papa! Morirei dall’emozione… Risulterebbe salato perché piangerei per tutto il tempo! Se avessi questa opportunità, gli raccomanderei senz’altro uno dei piatti che ogni contadino portoricano gusta in cucina, una buona zuppa con carne di pollo del Paese per ringiovanirlo e dargli forza fisica, visto che il Santo Padre ha la forza dello Spirito Santo con sé.

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