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Perché Dio vuole spezzarci il cuore?

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E perché lo sport ci aiuta a capirlo

Domenica scorsa, le letture hanno mostrato come Dio odi la sofferenza e la morte. Questa domenica, 14ma del Tempo Ordinario, spiegano perché Gesù abbracci comunque la sofferenza e chieda ai cristiani di fare lo stesso.

È un paradosso: Dio sa che la sofferenza e la morte ci spezzeranno il cuore, ma sa anche che il nostro cuore ha bisogno di essere spezzato.

Il Vangelo domenicale mostra come le persone più vicine hanno trattato Gesù.

Gesù arriva nel suo villaggio d’origine e inizia a insegnare, ma i suoi concittadini, e perfino i suoi parenti, non credono.

“Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”, commenta Gesù, che “si meravigliava della loro incredulità”.

A noi accade lo stesso – sperimentiamo Gesù come ordinario e mondano anziché radicale e affascinante.

La Prima Lettura ci dice perché capita questo: il nostro cuore è indurito.

Il profeta Ezechiele viene inviato a predicare un messaggio di pentimento agli israeliti che hanno rifiutato la propria fede.

“Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito”, dice Dio.

Il compito di Ezechiele è annunciare un messaggio duro, di modo che “ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro”.

È questo il problema che Dio ha affrontato nel corso del tempo: deve consegnare un messaggio a persone che si sono abituate a respingerlo.

Mosè ha affrontato gli israeliti che si erano adattati alla schiavitù; Gesù ha affrontato una comunità ebraica che era scesa a patti con l’oppressione.

È come convincere un alcolista che può vivere senza bere, o un giovane innamorato che la persona con cui esce non va bene per lui.

Dio deve affrontarci allo stesso modo. L’alcolista deve raggiungere il fondo, l’innamorato deve avere il cuore spezzato.

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