Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Italia: il dramma della “violenza assistita”

PRZEMOC WOBEC DZIECKA
Shutterstock
Condividi

Secondo “Save the Children” il fenomeno ha colpito in soli cinque anni 427.000 bambini

Consapevolezza del reato

Delle oltre 1,6 milioni di donne che sono state maltrattate ripetutamente dal loro attuale o ex partner, solo 118.330 (cioè appena il 7%) sono molto consapevoli del reato che hanno subìto e hanno cercato vie per uscire dalla spirale della violenza domestica. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di una violenza che si è “conclusa”, spiega il dossier: nell’83,2% dei casi i maltrattamenti sono infatti stati inflitti dall’ex marito o ex convivente.

Ben il 96,1% delle donne di questo gruppo ha temuto per la propria vita o per quella della loro prole. Più di un terzo, ossia il 35,6%, ha subìto maltrattamenti persino durante la gravidanza.

In tre quarti dei casi, il 75% circa, sono donne con figli, che hanno superato una dinamica “pericolosa”: nell’81% dei casi hanno subìto delle ferite, sia tagli che lesioni interne, nel 43,6% dei casi il partner violento era sotto l’effetto di alcool o di sostanze psicotrope e in quasi un quinto dei casi (cioè il 19,7%) l’aguzzino era in possesso di un’arma. Di questo gruppo, più di una donna su cinque (il 22,3%) ha contemplato il suicidio o l’autolesionismo.

Le vittime silenti

C’è però tutta una categoria o meglio gruppo di donne che per vari motivi mantengono il silenzio. Sono infatti 548.000, ovvero il 32,6%, le donne definite “vittime silenti”. Il 61% di loro è sposata, il 57% appartiene alla fascia di età 55-64 anni e il 56% ha figli. Inoltre quasi sei su dieci (il 57%) considera la violenza subita solo come “sbagliata” o “qualcosa di accaduto”, ma non un reato.

Proprio questo spiega almeno in parte perché esitano a cercare aiuto. Infatti solo il 4% di questa categoria ha fatto denuncia ma quasi quattro su dieci (cioè il 39%) l’ha  ritirata. Mentre il 39% non ha parlato con nessuno di quanto è accaduto, solo il 3% ha parlato con un legale, appena il 2% ha consultato un medico e un altro 2% si è rivolto ad un consultorio.

Effetti sui bambini

Mentre solo alla fine degli anni ‘90 la violenza assistita ha trovato un suo “riconoscimento sociale” in Italia, così ricorda il dossier di Save the Children, l’impatto sullo sviluppo psicofisico dei bambini che hanno assistito a episodi di violenza in seno al proprio nucleo familiare è “devastante”, dichiara la direttrice dei Programmi Italia-Europa dell’ONG, Raffaela Milano.

Soprattutto se il bambino è ancora piccolo, cioè di età inferiore ai quattro anni, il fatto di essere costretto ad assistere a episodi di violenza domestica “può danneggiare lo sviluppo neurocognitivo del bambino, con effetti negativi sull’autostima, sulla capacità di empatia e sulle competenze intellettive”, avverte il dossier.

La violenza assistita incide anche negativamente sul comportamento del bambino e compromette inoltre la sua capacità di “stringere e mantenere relazioni sociali” e di “instaurare e mantenere relazioni d’amicizia e sentimentali”, continua il dossier di Save the Children.

Gli adolescenti invece sono a rischio “di perdere interesse per le attività sociali, di soffrire di bassa autostima, di evitare le relazioni tra pari” e mostrano ad esempio “atteggiamenti provocatori a scuola, trasferendoli talvolta sui social network e nelle relazioni sentimentali”.

Cosa serve?

Per la Raffaela Milano, “è indispensabile mettere in campo un sistema di protezione diffuso capillarmente che non lasci mai da sole le donne ad affrontare il complesso e doloroso percorso di liberazione dalla violenza domestica e che si prenda cura immediatamente dei bambini fin dalle prima fasi in cui questa emerge, senza attendere la conclusione degli iter giudiziari”.

Infatti, come ha sottolineato Edouard Durand, giudice presso il Tribunale dei Minori a Bobigny, nella periferia nordorientale di Parigi, in un’intervista pubblicata nel febbraio scorso sul sito del Nouvel Observateur, “la violenza ha un impatto sulla società nel suo complesso e sulle generazioni”.

“Nonostante il fatto che stiamo iniziando a misurare il terribile impatto della violenza domestica sui bambini, il loro sviluppo e la società a medio e lungo termine, si fatica ancora a dire che un coniuge violento è un padre pericoloso e che bisogna essere protettivo”, ha constatato.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.