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Le finanze del Vaticano sono trasparenti? Facciamo chiarezza

piazza san pietro – fr

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 05/07/18

Non è tutto ora quello che luccica ma ci sono dei progressi. Ed è giusto farli conoscere

I conti del Vaticano sono trasparenti? Il tema torna d’attualità dopo che un articolo de Il Messaggero (30 giugno) ha criticato il cosiddetto Obolo di San Pietro.

L’obolo è un’offerta di denaro fatta dai fedeli e inviata al papa per essere ridistribuita a sostegno della missione della chiesa e delle opere di carità.

“Elemosina a San Pietro”

La pratica di sostenere materialmente le opere di carità, si legge sul sito dell’Obolo, è antichissima e nasce con il cristianesimo stesso, nella dedizione e nella cura dei più bisognosi. Alla fine del secolo VIII, gli anglosassoni, dopo la loro conversione, decisero di inviare ogni anno un contributo al Papa. Nacque così il «Denarius Sancti Petri» (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei paesi europei. Dopo molte vicissitudini, fu Pio IX, con l’enciclica Saepe venerabilis, a istituirla come pratica.




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Attualmente, questa colletta ha luogo in tutto il mondo cattolico, per lo più il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (www.obolodisanpietro.va).

Le opere effettuate

Il Messaggero nota che sul sito dell’Obolo ci sono molte informazioni per effettuare una donazione, ma poche su come vengono spesi i soldi:

Si sa solo che nel 2017 sono state fatte donazioni all’isola di Lesbo, in Bangladesh, nel Kurdistan iracheno, in Centrafrica, Ruanda e in Giordania.

La donazione ai bambini palestinesi

Va sottolineato che non tutte le opere di solidarietà effettuate dal Vaticano e da Papa Francesco passano per l’Obolo. Basti pensare ai 100 mila dollari che il papa ha donato recentemente ai bambini che vivono nei campi profughi palestinesi.

La cifra è stata trasferita all’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che dal 1949 si prende cura dei profughi creati dal conflitto israelo-palestinese (La Stampa, 29 giugno).




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Anche se c’è ancora molto da fare sulla trasparenza delle finanze vaticane, il pontificato di Francesco sta provando – tra non poche difficoltà – a dare una sterzata in positivo. Tra le sue idee c’è anche quella di rendere più trasparente proprio la gestione dell’Obolo.

La Segreteria per l’Economia

Intanto ha istituito la Segreteria per l’Economia, formata da due sezioni: una per “il controllo e la vigilanza” e una amministrativa, e ciascuna di queste è guidata da un prelato segretario.

La prima controlla e vigila pianificazione, spesa, bilanci di previsione e consuntivi. La seconda sta soprattutto attenta che gli appalti non vengano assegnati in maniera leggera, ma con prudenza e in modo economicamente vantaggioso, e darà direttive per ottimizzare la gestione delle risorse ed evitare gli sprechi (Aci Stampa, 2015).




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La regia del Consiglio

La Segreteria è sotto la regia del Consiglio per l’Economia – formato da otto prelati e sette laici – che ha il compito di dare le linee guida e di verificare l’operato della Segreteria.

Il Consiglio verifica i bilanci preventivi e consuntivi annuali e consolidati. I bilanci sono poi sottoposti all’approvazione del Papa. Una delle maggiori spine di questo organismo è che presieduto dal cardinale George Pell, indagato in Australia per aver coperto gli abusi sessuali di un sacerdote.

L’Autorità anti-riciclaggio

L’AIF, Autorità di Informazione Finanziaria, già istruita da Papa Benedetto XVI con un “Motu Proprio” il 30 dicembre 2010 e poi consolidata nelle sue funzioni da Papa Francesco, si occupa di prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario nel Vaticano.

Nel rapporto annuale 2017 ha evidenziato come ci siano state meno transazioni sospette (non facilmente riconducibili a identità precise) ma aumento di segnalazioni sul riciclaggio sui conti vaticani. E’ il segno che c’è ancora molto su cui lavorare.




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L’Apsa

Infine il papa vuol sistemare anche i conti dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), il dicastero che gestisce il patrimonio mobiliare e immobiliare della Santa Sede, affidato recentemente all’ex segretario della Cei Nunzio Galantino.

Sulla trasparenza nell’Apsa, La Stampa (26 giugno) scriveva:

La nomina all’APSA segna un cambio importante al vertice di uno dei Dicasteri vaticani che negli ultimi anni sono stati al centro di polemiche: nella ristrutturazione del sistema economico-finanziario d’Oltretevere, la prima delle riforme nella Curia del pontificato, l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica era stata inizialmente privata della gestione dei beni immobili per affidarla alla neonata Segreteria per l’Economia del cardinale Pell, quindi la competenza è stata restituita, perché il super-ministero di Pell non poteva controllare e amministrare nello stesso tempo.

Non è un mistero che proprio l’APSA sia stata protagonista del più duro e lungo braccio di ferro con la Segreteria per l’Economia. E non è un mistero che da tempo si discuta sul modo con cui il dicastero gestisce il suo considerevole patrimonio immobiliare.

Insomma, quella dell’Apsa e una partita delicatissima e decisiva per Francesco.




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Ombre sulle finanze del Coro

Negli ultimi giorni si è però abbattuta un’altra grana sui conti del Vaticano. Che avrebbe irritato moltissimo il papa. Il Vaticano ha, infatti, sospeso il direttore amministrativo della Cappella Musicale Pontificia Sistina, Michelangelo Nardella, e ha aperto un’indagine interna per valutare il suo operato in merito ai conti delle tournée internazionali del coro personale del Papa.

Fonti vaticane rivelano a ilfattoquotidiano.it (3 luglio) che si sospettano notevoli ammanchi e una cattiva gestione economica. Ma c’è di più: nell’inchiesta sarebbe perfino emerso che alcune firme attribuite ai vertici della Segreteria di Stato presenti nella documentazione contabile del coro sono false. L’indagine interna è stata affidata al nunzio apostolico Mario Giordana.

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