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Le finanze del Vaticano sono trasparenti? Facciamo chiarezza

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Non è tutto ora quello che luccica ma ci sono dei progressi. Ed è giusto farli conoscere

I conti del Vaticano sono trasparenti? Il tema torna d’attualità dopo che un articolo de Il Messaggero (30 giugno) ha criticato il cosiddetto Obolo di San Pietro.

L’obolo è un’offerta di denaro fatta dai fedeli e inviata al papa per essere ridistribuita a sostegno della missione della chiesa e delle opere di carità.

“Elemosina a San Pietro”

La pratica di sostenere materialmente le opere di carità, si legge sul sito dell’Obolo, è antichissima e nasce con il cristianesimo stesso, nella dedizione e nella cura dei più bisognosi. Alla fine del secolo VIII, gli anglosassoni, dopo la loro conversione, decisero di inviare ogni anno un contributo al Papa. Nacque così il «Denarius Sancti Petri» (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei paesi europei. Dopo molte vicissitudini, fu Pio IX, con l’enciclica Saepe venerabilis, a istituirla come pratica.

Attualmente, questa colletta ha luogo in tutto il mondo cattolico, per lo più il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (www.obolodisanpietro.va).

Le opere effettuate

Il Messaggero nota che sul sito dell’Obolo ci sono molte informazioni per effettuare una donazione, ma poche su come vengono spesi i soldi:

Si sa solo che nel 2017 sono state fatte donazioni all’isola di Lesbo, in Bangladesh, nel Kurdistan iracheno, in Centrafrica, Ruanda e in Giordania.

La donazione ai bambini palestinesi

Va sottolineato che non tutte le opere di solidarietà effettuate dal Vaticano e da Papa Francesco passano per l’Obolo. Basti pensare ai 100 mila dollari che il papa ha donato recentemente ai bambini che vivono nei campi profughi palestinesi.

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Tags:
vaticano
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