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Suo padre gli ha spaccato la testa 14 volte, ma Ciril è riuscito a perdonarlo per tutto

Urška Makovec - pubblicato il 05/07/18

Dove dovrei fuggire?

“Quando avevo dieci anni la mia vita ha perso il suo significato, volevo uccidermi, ma qualcosa mi ha fermato”.

A 12 anni non ha più ricevuto denaro per andare a scuola, e quindi ha iniziato a lavorare raccogliendo fragole, pomodori, mele, funghi e castagne. Quando aveva 14 anni voleva scappare di casa perché non riusciva più a vedere un obiettivo nella vita, ma non aveva un posto in cui andare. “Venivo spesso picchiato, qualunque cosa facessi era sbagliata e avevo sempre paura di mio padre”.

Dopo la scuola secondaria si è trovato un lavoro e si è trasferito in una vecchia casa nella città di Rače. “All’epoca i miei amici erano gatti e topi. Dal lunedì al venerdì stavo bene, mentre a casa era un vero inferno”. Aveva molto tempo libero, e ha visitato anche la biblioteca locale, iniziando a leggere la Bibbia. “Sono stato attirato verso la Parola di Dio, ogni giorno di più”.

Abbandono

Ciril non andava più in chiesa. “Ero molto tranquillo, triste, facevo del mio meglio per evitare le persone. Mi sentivo abbandonato, non accolto, e tutto questo aveva un forte impatto su di me”.

Per curiosità è andato a Medjugorje, ma non ne è rimasto particolarmente colpito. Ad ogni modo, ha fatto una buona confessione. Quando è tornato a casa si è sentito in pace, ma non era accaduto niente di straordinario.

Illuminazione preziosa

Una domenica Ciril ha ricevuto una visita di un uomo che aveva partecipato al pellegrinaggio a Medjugorje, che lo ha portato in un gruppo di preghiera del Rinnovamento Carismatico Cattolico. “Tutti alzavano le mani e lodavano il Signore. Pensavo che fossero drogati, che non fossero normali. Non ero affatto abituato a cose del genere”. Ciril ha deciso di non entrare più in una chiesa, perché quelle persone erano “completamente anormali”.

Il suo amico, però, ce lo ha riportato, e visto che fuori faceva davvero freddo Ciril non ha potuto fare altro che entrare in chiesa. Una volta ha sentito una donna parlare del marito che la picchiava e la tradiva, ma che lei era riuscita a perdonare. “Per la prima volta nella mia vita ho capito quale fosse il mio problema più grande – non riuscivo a perdonare mio padre. Ero così arrabbiato che avevo anche pensato di ucciderlo”.

Il primo Rosario

Questa testimonianza lo ha toccato profondamente, e ha continuato a tornare al gruppo di preghiera ogni settimana. Quando altra gente pregava per lui piangeva come un bambino, e le sue ferite hanno iniziato a guarire. Per riuscire a perdonare, il sacerdote gli ha suggerito di pregare. Recitava ogni giorno un Rosario per suo padre. In quel periodo suo padre è entrato in riabilitazione, ma non è migliorato, anzi, è diventato ancor più aggressivo.

Una promessa sacra

“Volevo che Dio facesse qualcosa con la mia vita. Era l’unica possibilità che vedevo per me”. Ha recitato il Rosario in ginocchio, e dice che è stato incredibilmente difficile e che è riuscito a farlo solo perché aveva fatto una promessa solenne a Dio per cui l’avrebbe recitato finché non fosse riuscito a perdonare suo padre.

“Per me era una promessa sacra. Non volevo infrangerla. Per la maggior parte del tempo è stato davvero difficile, non riuscivo a vedere alcun cambiamento. Sembrava tutto così inutile… Non avevo voglia di pregare, preferivo guardare la televisione o andare in discoteca”. Come ha scoperto in seguito, però, tutto questo era un passo verso la soluzione dei suoi problemi.

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padreperdonosacerdoteviolenza
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