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Cosa sta facendo la Chiesa per evitare scandali sessuali nei seminari?

© Jeffrey Bruno
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Il problema delle fragilità e delle persone omosessuali che vogliono farsi prete è reale. Un nuovo documento lo sta affrontando. Ecco cosa dice e perché dovrebbero recepirlo fino in fondo (sopratutto i vescovi)

Durante le varie tappe del percorso in seminario, «l’insorgere di contraddizioni che ancora potrebbero permanere nella personalità del seminarista  è un problema che si deve necessariamente affrontare. Con un accompagnamento in ambito spirituale e(o psicologico. Sarà utile intensificare il rapporto con il proprio direttore spirituale»

Il celibato

In questo contesto è cruciale la «sfida del celibato», per evitare «una regressione affettiva che induce a dare spazio indebito ai propri bisogni e cercare compensazioni, impedendo l’esercizio della paternità sacerdotale e della carità pastorale».

Leggi anche: 3 buone ragioni per mantenere il celibato sacerdotale

“Omosessualità profondamente radicata”

E a questo punto la Ratio spiega in modo chiaro perché escludere dal seminario persone con tendenze omosessuali.

«La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate».

Leggi anche: Lettera di un cattolico omosessuale a un sacerdote omosessuale

Tendenze “transitorie”

«Qualora si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio – evidenzia il documento – come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diagonale».

Peraltro eventuali dubbi o difficoltà in questo ambito vanno spiegate ai formatori, nell’ottica del dialogo sincero e di una reciproca fiducia.

In tale contesto, «se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate, il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo verso l’Ordinazione».

Leggi anche: Preghiera e castità non sono una “terapia ripartiva” per gli omosessuali

“Gravemente disonesto”

© Public Domain

«Sarebbe gravemente disonesto – conclude la Ratio – che un candidato occultasse la propria omosessualità per accedere, nonostante tutto, all’Ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, lealtà, disponibilità, che deve caratterizzare la personalità di colui che ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale».

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