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Bisogna agire prima che sia troppo tardi per i cristiani del Medio Oriente

MENENDEZ ROS
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Il direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Spagna spiega l’importanza del vertice di leader cristiani mediorientali convocato da Papa Francesco a Bari il 7 luglio

Gli occhi dei cristiani del Medio Oriente, in particolare della Siria e dell’Iraq, sono concentrati sul 7 luglio, giorno in cui Papa Francesco ha convocato i leader cristiani della regione a Bari.

Si tratta di una decisione inattesa del Pontefice per scuotere le coscienze del mondo di fronte al dramma che vivono i discepoli di Gesù in quella regione prima che per loro sia troppo tardi. Javier Menéndez Ros, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre in Spagna, ha spiegato ad Aleteia l’importanza di questo vertice e cosa sta facendo la fondazione pontificia per assistere i cristiani in quelle zone.

Papa Francesco ha invitato i responsabili delle Chiese e comunità cristiane del Medio Oriente a partecipare il 7 luglio a una giornata di riflessione e preghiera sulla drammatica situazione che vivono i cristiani in quella regione. Voi siete tra le istituzioni più impegnate nell’aiuto a quelle comunità. Come avete accolto l’invito del Papa?

L’iniziativa di Papa Francesco di convocare il 7 luglio una giornata di riflessione e preghiera per i cristiani del Medio Oriente ci sembra illuminante e assai necessaria, soprattutto se consideriamo che visto che la sofferenza delle minoranze cristiane di Siria e Iraq non appare più tanto sui mezzi di comunicazione è come se non esistessero. Riflettere su questo, sottolinearlo, valorizzare il ruolo fondamentale che giocano nelle rispettive società, l’esempio che rappresentano per tutta la comunità internazionale e pregare per loro mi sembra un’ottima cosa e un dovere di giustizia nei confronti dei nostri fratelli del Medio Oriente.

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