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Perché gli ammalati negli ospedali sono spesso diffidenti verso i preti?

AFP PHOTO / Norberto Duarte
PARAGUAY, Asunción : Italian priest Aldo Trento visits patients on January 4, 2013, at the hospital he made build for poor terminally ill people in Asuncion. Trento was recently homaged by the Paraguayan Congress as Paraguayan citizen of honour due to his many charity acts. AFP PHOTO / Norberto Duarte
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La "colpa" è dell'unzione degli infermi. Come spiega il cappellano del "Sant'Andrea" di Roma

«Da circa un anno sono al “Sant’Andrea”, precedentemente sono stato vice parroco ad Ostia e a Villa Spada.  Ovviamente svolgevo mansioni diverse da queste. Ho chiesto di essere mandato in un ospedale perché la considero una vocazione nella vocazione, pregare per chi soffre e con chi sta nella sofferenza era un mio grande desiderio».

Don Alberto Abreu è il Cappellano dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. Ad In Terris (2 luglio) racconta perché è così complicata la missione di prete nelle corsie di un ospedale, molto più difficile della gestione di una comunità parrocchiale.

“Il sacerdote è lì per guarire lo spirito”

«C’è diffidenza – ammette Don Alberto – la figura del sacerdote in un luogo di sofferenza nell’immaginario collettivo prelude alla fine della vita, è un concetto evidentemente errato, che va sfatato. Il sacerdote è lì per guarire lo spirito prima di tutto. Si pensa sempre al corpo, per l’anima c’è sempre ‘tempo’, ma a volte non è così (…) L’esperienza della malattia non è mai fino a se stessa, ma è chiaro che per comprenderlo occorre lo sguardo della fede».

L’unzione

C’è un sacramento, in particolare, che Padre Alberto amministra quotidianamente ad ammalati e degenti.

«È l’unzione degli infermi (…). Erroneamente e popolarmente è chiamato ‘estrema unzione’ ma non è così, è il sacramento che si amministra ai malati anche non gravi, a tutti i malati. Per chi lo desidera, è per eccellenza il sacramento della guarigione, non smetterò mai di ripeterlo. Si amministra ai vivi non a chi non c’è più».

Fine della vita

Questa ambiguità si genera perché si chiama il prete «quando una persona sta lasciando questa vita».

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Tags:
ospedale
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