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Tiene il figlio di uno stupro: «Mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male»

KOBIETA W CIĄŻY
Pexels | CC0
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Molte persone che si definiscono “pro-vita” accettano eccezioni all’aborto, come in caso di stupro o incesto. «Questo è il massimo dell’ipocrisia e significa che in realtà non si è a favore della vita. Al massimo, di alcune vite». Così dice Jennifer Christie (nella foto), una madre che ha subito una violenza sessuale dalla quale è nato il suo quinto figlio.

«Se la vita davvero ha un valore, allora non ci possono essere eccezioni». Parole sante e coerenti, rispettateaddirittura dalla tuttologa abortista (o “no-life”) Chiara Lalli. Jennifer non ha voluto reagire alla violenza subita, con un’altra. «Nel 2014 mi trovavo in viaggio d’affari e alloggiavo in un piccolo hotel», ha raccontato in un’intervista«In una fredda mattina, un uomo mi ha seguito ed a causa del rumore del vento e della fretta di arrivare nella mia stanza per riscaldarmi, non mi sono accorta di lui. Mi ha aggredito, picchiato e stuprato».

Dopo alcuni mesi, la notizia: «Quando ho scoperto di essere rimasta incinta, ho dovuto spiegare ai miei genitori e ai miei suoceri le circostanze. I genitori di mio marito ci hanno totalmente supportato nella scelta di tenere il bambino, ma i miei non erano così convinti. Aveva paura che far nascere un figlio di uno stupro avrebbe significato che non mi sarei mai ripresa da quell’aggressione». Una parte decisiva nella scelta l‘ha giocata il maritoche, da grand’uomo, ha sostenuto Jennifer fin dall’inizio. «Non so se è possibile guarire completamente da uno stupro prima di raggiungere il Cielo. Ti trasforma per sempre. Non intendo dire che non si torna ad essere la persona di prima, ma resterà sempre una cicatrice. Il perdono può essere raggiunto, ma mai senza il Signore. Io, almeno, sento il bisogno di perdonare l’uomo che mi ha violentato ogni giorno, ogni ora. E lo faccio per non diventare una donna cupa, amara o cinica e per essere la donna che merita mio marito, la madre di cui i miei figli hanno bisogno e la donna che Dio voleva che io fossi».

Solitamente si dice che il figlio concepito durante uno stupro è un “promemoria” di quel terribile evento. Ma la stessa Jennifer, in contatto con tante altre donne dalla stessa esperienza, replica: «Non ho mai sentito una madre il cui figlio è stato concepito in uno stupro affermare che le ha ricordato l’aggressione subita. Mio figlio, semplicemente, mi ricorda che il bene trionfa sempre sul male, che l’amore è più forte dell’odio e che la nostra umanità non è determinata dal modo in cui siamo stati concepiti».

Una testimonianza importante. Sopratutto oggi, quando la gravidanza a seguito di uno stupro è il grimaldello ideologico usato per la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza in molti paesi. Cioè, ha proseguito la donna, «si parla dell’1% dei bambini -quelli concepiti in seguito ad una violenza sessuale- per creare una legge che massacri il restante 99% . Si pensa che il bambino porti il “gene dello stupro”: ma la violenza non è genetica. Gli stupratori sono il prodotto di un ambiente violento e misogino».

 

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