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Cosa dice l'accordo sui migranti trovato dai leader europei?

EUROPEAN FLAG

By artjazz | Shutterstock

Agi - pubblicato il 29/06/18

Che alla fine non cambierà molto e che l'Italia non porta a casa risultati significativi, lasciati soli da paesi come l'Ungheria

Quella migratoria “è una sfida non solo di uno Stato membro, ma di tutta Europa nel suo insieme”. E’ questa la premessa da cui partono le conclusioni del Consiglio europeo, adottate all’unanimità all’alba dai capi di Stato e di governo dell’Ue.

Il documento in 12 punti introduce diverse novità. I leader si dicono “determinati a continuare e rafforzare” l’azione “per prevenire un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ridurre ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti e nuove”.

Per il Mediterraneo centrale, “l’UE continuerà a stare dalla parte dell’Italia”, rafforzato il sostegno alla regione del Sahel, alla Guardia costiera libica, alle comunità costiere e del sud del Paese, si legge nel documento.

Le regole per le Ong

“Tutte le navi che operano nel Mediterraneo devono rispettare le leggi applicabili e non ostruire le operazioni della Guardia costiera libica”. Come chiesto dall’Italia, le conclusioni del Vertice evocano la necessità “di un nuovo approccio fondato su azioni condivise o complementari tra gli Stati membri per gli sbarchi di chi è salvato nelle operazioni di ricerca e soccorso” in mare.

n questo contesto, i leader chiedono alla Commissione di “esplorare rapidamente il concetto di piattaforme regionali di sbarco” nei Paesi terzi che dovrebbero “operare distinguendo le situazioni individuali dei migranti, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare un fattore calamita”.

I trasferimenti in altri Paesi europei

Le conclusioni del Vertice prevedono che “sul territorio dell’Ue chi viene salvato secondo il diritto internazionale debba essere preso in carico sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti in alcuni Stati membri, solo su base volontaria”.

Nei centri chiusi dovrebbero essere effettuate in modo rapido e “con il pieno sostegno dell’Ue” le procedure per “distinguere tra migranti irregolari, che saranno rimpatriati, e chi necessità di protezione internazionale, per cui si applicherà il principio di solidarietà”.


GIOVANNI CONTE

Leggi anche:
Cosa si gioca l’Italia sui migranti nel vertice europeo di domenica prossima

Le regole di Dublino restano in piedi

In sostanza, la ridistribuzione dei richiedenti asilo tra alcuni Stati membri sarà possibile solo per quei Paesi in prima linea che istituiranno i centri chiusi. Come chiesto dai Paesi di Visegrad, la ridistribuzione dei richiedenti asilo si effettuerà “su base volontaria” e “senza pregiudizio per la riforma di Dublino”.

I leader hanno anche concordato di trasferire 500 milioni di euro dal Fondo europeo di sviluppo per rifinanziare il trust Fund per l’Africa e di sbloccare la seconda tranche da 3 miliardi per la Turchia. Come chiesto dai Paesi di Visegrad, sulla riforma del regolamento di Dublino il Consiglio europeo ha ribadito che una decisione sarà presa per consenso (all’unanimità degli Stati membri), senza utilizzare la maggioranza qualificata prevista dal trattato.

La concessione all’Italia

In una concessione all’Italia, la riforma dovrebbe “tenere conto delle persone sbarcate dopo operazioni di ricerca e soccorso”.

Sui movimenti secondari (i migranti che si trasferiscono dai Paesi di primo ingresso in altri Stati membri in violazione delle regole di Dublino) il Consilgio europeo ricorda il “rischio” di mandare in crisi Schengen e chiede agli Stati membri di prendere tutte le misure interne necessarie a limitare questi movimenti.

Inoltre, come chiesto dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, le conclusioni chiedono agli Stati membri di “cooperare strettamente tra loro” per limitare i movimenti secondari.

QUI L’ORIGINALE

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