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L’ONU lancia l’allarme: produzione record di oppio e cocaina

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Avverte anche sull’uso non medico di farmaci da prescrizione

Nel suo ultimo rapporto, pubblicato martedì 26 giugno sotto il titolo World Drug Report 2018 in occasione della Giornata mondiale contro le droghe, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC o United Nations Office on Drugs and Crime) lancia l’allarme per la produzione record di oppio e cocaina nel mondo.

Secondo l’agenzia ONU con sede a Vienna (Austria), la produzione delle due note sostanze stupefacenti ha raggiunto infatti nel corso del 2016 massimi storici.

Oppio

Dal 2016 al 2017 la produzione di oppio ha fatto registrare infatti a livello mondiale  un balzo del 65%, per raggiungere quota 10.500 tonnellate. Si tratta della quantità più elevata da quando l’agenzia ha iniziato a monitorare la produzione globale di oppio all’inizio del ventunesimo secolo, così sottolinea il rapporto.

Il primo produttore in assoluto della droga ricavata dalla capsula matura del  papavero sonnifero (Papaver somniferum L.) è l’Afghanistan, dove la raccolta ha raggiunto l’anno scorso la cifra di 9.000 tonnellate, vale a dire un aumento dell’87% rispetto all’anno precedente. Questo implica, spiega il rapporto, che dal 2016 al 2017 l’area totale di terra dedicata alla coltivazione del papavero da oppio è aumentata nel mondo del 37% raggiungendo quasi 420.000 ettari, di cui più di tre quarti sono situati nel Paese centroasiatico.

Dal 2015 al 2016 i sequestri complessivi di oppiacei sono aumentati quasi del 50%, continua il rapporto dell’UNODC. La quantità di eroina sequestrata a livello mondiale ha raggiunto nel 2016 la cifra record di 91 tonnellate. La maggior parte dei sequestri di oppiacei sono stati effettuati nei pressi dei centri di produzione in Afghanistan.

Cocaina

Nel corso del 2016 la produzione di cocaina ha raggiunto il massimo storico di 1.410 tonnellate circa. Dopo un calo nel periodo che va dal 2005 al 2013, la produzione di cocaina aveva fatto registrare a livello mondiale un aumento del 56% nel periodo 2013-2016, con un balzo del 25% nel solo periodo che va dal 2015 al 2016.

Con circa 866 tonnellate, il maggiore produttore di cocaina al mondo è stata la Colombia. Dal 2015 al 2016 il Paese sudamericano ha aumentato infatti la sua produzione di più di un terzo. Nel 2016 la superficie totale dedicata alla coltivazione di coca è stata a livello mondiale di 213.000 ettari, dei quali più di due terzi — quasi il 69% — in Colombia.

Uno dei fattori che spiega l’aumento della produzione colombiana, così osserva il rapporto ONU, è il fatto che il Paese abbia rallentato la sua strategia di eradicazione della foglia di coca. Mentre nel 2006 furono sradicati più di 213.000 ettari, nel 2016 questa cifra è calata drasticamente al di sotto dei 18.000 ettari.

Secondo l’UNODC, le produzioni record di oppio in Afghanistan e di cocaina in Colombia costituiscono una minaccia per la sicurezza dei due Paesi. In Afghanistan, spiega il rapporto, i profitti generati dalla coltivazione di oppio rischiano di alimentare ulteriormente l’instabilità e inoltre di aumentare il flusso di denaro destinato ai gruppi terroristici sia all’interno che all’esterno del Paese.

Per quanto riguarda i sequestri di cocaina, il volume è triplicato in Asia dal 2015 al 2016, mentre nell’Asia meridionale è aumentato di dieci volte. In Africa il volume di cocaina sequestrata è raddoppiato nel 2016 e anzi sestuplicato nei Paesi del Nord Africa.

L’uso non medico di farmaci da prescrizione

Nel suo rapporto, l’agenzia delle Nazioni Unite esprime anche preoccupazione per il consumo non medico di farmaci da prescrizione (NMUPD, dall’inglese Non-Medical Use of Prescription Drugs), che in alcune parti del globo ha raggiunto “proporzioni epidemiche”.

Nell’America del Nord, il fentanyl — un antidolorifico oppioide di sintesi circa 100 volte più potente della morfina — illecito e mescolato con eroina o altre sostanze stupefacenti, è all’origine di un’impennata senza precedenti del numero di morti per overdose.

I 63.632 decessi per overdose nel corso del 2016 costituiscono non solo un aumento del 21% rispetto al 2015, ma inoltre il numero più elevato mai registrato Oltreoceano. Il fentanyl e i suoi analoghi erano implicati in ben 19.413 di questi decessi, ossia più del doppio rispetto all’anno precedente. Più di 10.000 decessi erano correlati al consumo di cocaina, il doppio rispetto al 2013, quando erano meno di 5.000.

Mentre al di fuori dell’America settentrionale l’impatto del fentanyl e analoghi rimane ancora relativamente basso, in alcuni Paesi occidentali aumenta l’abuso di sostanze non controllate simili alle benzodiazepine, così avverte il rapporto.

Nell’Africa occidentale e settentrionale e inoltre nel Vicino e Medio Oriente sta invece dilagando l’uso non medico del tramadolo, un analgesico oppioide sintetico non sotto controllo internazionale.

Soprannominato anche la “droga del combattente”, l’uso del tramadolo è in “rapida espansione”, specialmente tra alcune popolazioni vulnerabili. La molecola è capace di aumentare l’energia e di migliorare l’umore, ma può anche portare all’insorgenza di una “dipendenza fisica”, così ricorda il rapporto ONU [1]. La maggior parte del tramadolo sequestrato dal 2012 al 2016 proveniva probabilmente da laboratori clandestini in Asia.

Cannabis

La droga più consumata nel corso del 2016 è stata la cannabis. Circa 192 milioni di persone hanno fatto uso della cannabis almeno una volta l’anno scorso, ricorda il  World Drug Report 2018.  

Mentre il numero globale di consumatori di cannabis non smette di crescere, le quantità di cannabis sequestrate sono scese a livello globale del 27% nell’arco del 2016 a 4.386 tonnellate. Il calo è stato particolarmente netto nell’America del Nord, forse anche per il fatto che l’uso ricreativo della cannabis è stato autorizzato ormai in vari Stati degli USA e nel Distretto di Columbia.

Giovani, donne e consumatori più anziani

Per quanto riguarda i consumatori di sostanze stupefacenti, il rapporto osserva che tra i giovani ci sono due “tipologie estreme”. Da un lato, così si legge nel documento, ci sono le cosiddette club drugs o droghe ricreative, diffuse tra i giovani nei Paesi ad alto reddito, come l’ecstasy, la metanfetamina e il GHB (noto anche come la “droga dello stupro”), dall’altro lato ci sono le droghe dei poveri, cioè quelle sostanze usate da chi vive nella strada. Sono sostanze chimiche volatili (e pericolose), note come “inalanti”, ad esempio la colla liquida, i diluenti per vernici, la benzina o la vernice spray.

Multipli sono i rischi legati all’uso di stupefacenti nei giovani. Il loro consumo durante l’adolescenza aumenta la probabilità di disoccupazione, problemi di salute fisica, di avere relazioni sociali disfunzionali, tendenze suicide, disturbi mentali e un’aspettativa di vita più bassa, avverte il rapporto dell’UNODC.

Un’altra minaccia che incombe sui giovani è la criminalità organizzata, che per due motivi tende a reclutare bambini e giovani adulti per lo spaccio di droga. Il primo è la temerarietà che caratterizza i giovani, anche di fronte alle forze di polizia o alle bande rivali, il secondo è la loro obbedienza.

I trafficanti della droga prendono di mira anche un’altra categoria: le donne. Rispetto agli uomini, esse tendono ad accettare di essere pagate meno, il che spiega perché alcune organizzazioni criminali coinvolte nel traffico della droga sono più inclini ad utilizzare o sfruttare donne come corrieri o “muli umani”.

Inoltre c’è una maggiore proporzione di donne dietro le sbarre per reati connessi alla droga che uomini. Su 714.000 detenuti di sesso femminile, il 35% è infatti in carcere per reati legati alla droga. Dei circa 9,6 milioni di detenuti di sesso maschile invece solo (per modo di dire) il 19% è dietro le sbarre per questo tipo di reati, rivela il rapporto ONU.

Sempre per quanto riguarda le donne, il rapporto diffuso martedì 26 giugno osserva che anche se le donne iniziano di norma a fare uso di droghe più tardi rispetto agli uomini, una volta cominciato esse tendono ad aumentare il loro consumo di alcol, cannabis, cocaina e oppioidi più rapidamente degli uomini.

Le donne costituiscono inoltre un terzo dei consumatori di droga a livello globale e rappresentano un quinto delle cosiddette PWID (Persons Who Inject Drugs, ovvero persone che consumano sostanze per via iniettiva), anche se hanno una maggiore vulnerabilità rispetto agli uomini di contrarre malattie come l’HIV, l’epatite C e altre infezioni trasmesse per via ematica.

Il rapporto richiama l’attenzione anche su un’altra categoria di consumatori di droga: quelli più anziani. Chi ha iniziato a utilizzare stupefacenti da giovane, è infatti più incline a continuare a consumarle da grande o da anziano.

A confermare questa realtà è il fatto che la proporzione di consumatori di oppiacei che entrano in terapia è aumentata tra le persone al di sopra dei 40 anni da uno su cinque nel 2006 a uno su tre nel 2013, ma è in calo tra le persone con età inferiore ai 40 anni. Idem i decessi per overdose: sempre nel periodo 2006-2013 sono calati tra le persone di età inferiore ai 40 anni, ma aumentati tra gli over 40.

Anche se i tossicodipendenti più grandi o anziani presentano spesso multipli problemi di salute fisica e mentale — una realtà che rende i percorsi terapeutici più impegnativi –, hanno ricevuto finora poca attenzione, spiega il rapporto dell’UNODC.

Nel 2010, così continua il documento, mancavano nelle strategie antidroga europee riferimenti espliciti ai tossicodipendenti più anziani e nella regione scarseggiano i piani terapeutici per questa categoria di tossicodipendenti. “La maggior parte delle iniziative sono dirette alle persone più giovani”, si legge.

Alla conclusione di questo breve e solo parziale iter attraverso il rapporto possiamo citare le parole del direttore esecutivo dell’UNODC, Yuri Fedotov, il quale ha definito il documento preparato dalla sua agenzia “un pilastro fondamentale” per “tradurre gli obblighi internazionali in azioni e creare capacità sul terreno per consentire risposte efficaci e proteggere la salute e il benessere dell’umanità”.

 

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1] Già nel 2012 l’agenzia francese per il farmaco, l’Afssaps, ha messo il tramadolo sotto esame per i suoi gravi effetti secondari e non desiderati.

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