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Le mega-dighe: un bene o invece un problema?

DIGA ENERGIA PULITA
Shutterstock/Juan Enrique del Barrio
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Da una parte sono fonti di energia pulita, ma d’altra parte possono avere un impatto negativo a livello sociale, culturale ed ambientale…

In un mondo sempre più assetato di energia, quella ricavata dalla forza dell’acqua ha radici antiche. Il meccanismo del mulino ad acqua è stato descritto ad esempio da Marco Vitruvio Pollione (80 a.C. circa – dopo il 15 a.C.) nel suo trattato De architectura.

Per quanto riguarda la situazione attuale, si calcola che più della metà dell’energia generata nell’America del Sud è di origine idraulica e in alcuni Paesi del mondo, tra cui Costa Rica e Norvegia, la quota dell’energia idroelettrica sfiora il 100% della produzione totale.

Anche se l’energia dell’acqua in sé non inquina e evita spesso ai Paesi produttori di dover importare a caro prezzo fonti inquinanti e non rinnovabili di energia, il suo utilizzo ha comunque un lato meno positivo. Cioè occorre costruire delle centrali idroelettriche, che permettano di trasformare la spinta dell’acqua in energia.

Per le centrali dette “a bacino” viene sbarrata una gola fluviale attraverso una diga. Più grandi sono la diga e il bacino idrico che viene creato, maggiore è la produzione energetica. Ma più gigantesche sono le proporzioni della diga, più grande è anche il suo impatto, sia da un punto di visto ambientale che sociale.

La Diga delle Tre Gole in Cina

La più colossale diga mai costruita è quella delle Tre Gole che sorge sul Fiume Azzurro nella provincia dell’Hubei, nella Cina centro-orientale. Lo Yangtze, come il Fiume Azzurro viene anche chiamato, è il corso d’acqua più lungo di tutta l’Asia e inoltre il terzo più lungo al mondo, dopo il Rio delle Amazzoni in Sud America e il Nilo in Africa.

Il bacino dell’enorme diga, alta ben 185 metri e lunga poco più di 2,3 chilometri, è lungo circa 600 chilometri e contiene in condizioni normali circa 22.000.000.000 metri cubi d’acqua, ma ha una capienza massima di ben 39 miliardi m³.

L’obiettivo della contestata diga, la cui costruzione è stata approvata nel 1992 dall’Assemblea Nazionale del Popolo con un numero record di astensioni, era non solo la generazione di energia pulita ma anche di rendere il traffico fluviale più sicuro e controllare meglio le piene dello Yangtze.

Un aspetto positivo della gigantesca diga, che ha iniziato a produrre energia nel 2006 (anche se le ultime delle 32 turbine totali sono state attivate solo nel 2012), è senz’altro il fatto che evita di bruciare 31 milioni di tonnellate di carbone all’anno, le quali avrebbero rilasciato nell’atmosfera 100 milioni di tonnellate all’anno di gas a effetto serra, così ricorda Il Corriere della Sera.

Negativo invece è l’impatto sociale, culturale e ambientale della Diga delle Tre Gole. Non solo le autorità sono state costrette ad esempio a “rilocalizzare” circa 1,3 milioni di cittadini, ma le acque del bacino idrico hanno cancellato 1.300 siti archeologici e storici, e sommerso completamente o parzialmente 13 città, 140 paesi e 1352 villaggi.

Il colossale complesso idroelettrico comporta anche rischi geologici. La diga non solo è costruita su una faglia sismica, ma alcuni esperti, tra cui Matt Ridley, il cui articolo diffuso sul Wall Street Journal è disponibile anche in italiano, ritengono che le enormi masse d’acqua raccolte nei bacini idrici possano indurre fenomeni sismici.

In un’intervista pubblicata su Chinadialogue e tradotta a sua volta in italiano dal sito Cinaforum.net, il geologo Yang Yong, direttore dell’ Hengduan Mountain Research Institute, ha collegato il terremoto che nell’agosto 2014 ha causato oltre 600 vittime nella provincia dello Yunnan con il sistema di dighe su un affluente principale dello Yangtze superiore, il fiume Jinsha.

I progetti idroelettrici in Etiopia

Per spingere il suo sviluppo economico anche l’Etiopia ha avviato grandi progetti per generare energia idraulica. Addis Abeba sta costruendo nel sudovest del Paese una cascata idroelettrica sul fiume Omo. Si tratta di cinque dighe, di cui gli impianti Gibe I, Gibe II e Gibe III sono già operativi, mentre Gibe IV e Gibe V sono in fase di programmazione.

Anche qui a gettare ombre sull’intero progetto sono le preoccupazioni per l’impatto socio-ambientale. Mentre per la costruzione del primo impianto, Gilgel Gibe I, sono state spostate 100.000 persone, l’intero progetto minaccia le varie popolazioni che lungo il fiume vivono dell’agro-pastorizia, e potrebbe inoltre comportare un abbassamento del livello delle acque del Lago Turkana, situato sul confine con il Kenya, così avvertono varie ONG, fra cui Survival International.

Gibe III, realizzata dal gruppo industriale italiano Salini Impregilo ed inaugurata nel 2016, è — con un’altezza di 243 metri e un bacino di 14.000 milioni di m³ — la diga più grande del continente africano, ma a rubarne questo primato sarà presto un altro progetto faraonico di Addis Abeba: la Grand Ethiopian Renaissance Dam.

Il maggior problema legato a questo gigante idroelettrico — sempre costruito dalla multinazionale italiana Salini Impregilo — è di carattere internazionale. Sorge infatti sul Nilo Azzurro. Quest’ultimo, che si unisce al Nilo Bianco a Khartoum, in Sudan, è direttamente responsabile delle piene annuali del Nilo, di primordiale importanza per l’Egitto.

Già in occasione dell’apertura del cantiere nel 2013, l’allora presidente egiziano Mohammed Morsi utilizzò parole molto nette. “Se una sola goccia del Nilo verrà persa, il nostro sangue sarà l’alternativa. Noi non siamo guerrafondai, ma non permetteremo mai a nessuno di minacciare la nostra sicurezza”, disse Morsi.

A rassicurare le autorità egiziane e ad allontanare lo spettro di una possibile guerra dell’acqua è stato due settimane fa, il 10 giugno scorso, il primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, quando ha incontrato al Cairo l’attuale presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi.

“Ci prenderemo cura del Nilo, preserveremo la vostra parte dell’acqua del Nilo e ci impegniamo per aumentare questa quota”, ha promesso Abiy, insediatosi il 2 aprile scorso. L’Etiopia vuole trarre beneficio dal fiume, ma senza fare del male al popolo egiziano, ha suggerito il primo premier etiope sorto dal popolo Oromo, citato dalla pagina in inglese della Deutsche Welle.

Come spiega Franco Nofori sul sito African Express, una volta compiuta l’opera ci vorranno non meno di tre anni per riempire il bacino idrico della diga. E’ da sperare quindi che Addis Abeba riesca a mantenere durante tutto questo tempo il flusso del Nilo Azzurro.

Il progetto Hidroituango in Colombia

Nonostante le loro enormi dimensioni, le grandi dighe sembrano alle volte giganti “dai piedi d’argilla” (cfr. Libro di Daniele, II,31-35). Lo dimostra l’allarme lanciato nel maggio scorso in Colombia, per problemi molto seri con la diga di Ituango, ancora in fase di costruzione sul fiume Cauca, uno dei più importanti del Paese sudamericano.

Come spiega il sito BBC Mundo (18 maggio), a far scattare l’allarme e l’evacuazione preventiva di 5.000 abitanti della zona sono state alcune frane verificatesi in seguito alle forti e persistenti piogge che hanno colpito la regione, bloccando in questo modo l’unico dei tre canali di deviazione ancora in funzione.

Posti davanti al rischio di una tracimazione e di un eventuale crollo della diga, gli ingegneri della ditta Empresas Públicas de Medellín (EPM) non hanno avuto altra scelta che inondare la sala macchine. Anche se altri 25.000 campesinos sono stati evacuati in via precauzionale, la situazione sembra ora stabilizzarsi, così riporta la Caritas colombiana, che assiste gli sfollati.

Se il progetto Hidroituango verrà ultimato, sparirà sott’acqua non solo un habitat naturale sempre più minacciato, ma rimarranno sommerse per sempre numerose fosse comuni di desaparecidos, uccisi da paramilitari di destra delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) durante la guerra civile, così avvertono gli autori di un articolo pubblicato sul sito Researchgate.net. “E’ falsa la tesi — così sostengono — che le centrali idroelettriche siano una fonte di ‘energia pulita’ rispetto a quelle basate sull’energia fossile.”

Secondo l’ecoteologo Alirio Cáceres Aguirre, docente e ricercatore della Facoltà di Teologia della Pontificia Universidad Javeriana a Bogotá, la diga non era da fare. La zona scelta per il progetto “è caratterizzata da una cordigliera friabile, in quel punto il fiume percorre un canyon, ci sono frequenti frane, non c’erano le condizioni di sicurezza per costruire un’opera di questo tipo”, spiega il diacono permanente dell’arcidiocesi di Bogotá.

Per Cáceres Aguirre, ci troviamo di fronte ad un “megaprogetto faraonico”, che “denota una cultura di dominio sulla natura, quella stessa cultura che è stata denunciata da papa Francesco nella Laudato Si’. Si è seguito un paradigma tecnocratico, credendo che i problemi fossero facilmente risolvibili”.

Questo breve percorso conferma quanto i progetti di grandi infrastrutture possano influire e pesare sull’ambiente e sulle persone circostanti. Conviene ricordare una frase attribuita ad uno dei padri della meccanica quantistica, Werner Heisenberg (1901-1976). “Quando un bambino lancia la sua bambola fuori dalla culla, vacilla (la stella) Sirio”, ha detto, indicando in questo modo che ogni azione umana ha sempre, in un modo o nell’altro, un impatto universale [1].

 

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1] In tedesco: “Wenn ein Kind seine Puppe aus der Wiege wirft, dann wackelt der Sirius.”

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