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Dalla Siria: Maya cammina grazie a due lattine trasformate in protesi dal papà

MAYA MERI
Ahmad Al Ahmad I ANADOLU AGENCY
IDLIB, SYRIA - JUNE 21: Syrian Maya Meri (L), (8), who lost her legs during birth and uses artificial legs, which were made from pvc pipes and tin cans by her father, and her father Ali Meri (R) are seen in Idlib, Syria on June 21, 2018. Ahmad Al Ahmad / Anadolu Agency
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Una famiglia in fuga da Aleppo, una storia di grande amore: perché lì dove l’uomo soffre la dignità della persona splende ancora di più

Il papà di Maya – quasi un novello e tenerissimo Geppetto – ha dato a sua figlia un paio di gambe, per poter giocare, per andare a scuola, per vivere. Lo ha fatto nell’unico modo possibile, si dice: di necessità virtù. Ha fatto il meglio possibile con quasi niente. Con ciò che noi definiremmo rifiuti – due lattine di sardine riempite di stoffa e cotone – ha assemblato delle protesi per la figlia.

“Il mio cuore soffriva – racconta l’uomo – quando la vedevo strisciare davanti agli amici mentre giocavano”. (da Gli occhi della guerra)

Che immagine per il nostro Occidente affogato dalla schiavitù dell’usa e getta! Servi di un utilitarismo che acceca, siamo. Eccellenti nella raccolta differenziata, bravissimi a buttare alla svelta.

Ricordo quel quadro bellissimo di Van Gogh in cui un padre contadino assiste ai primi passi della figlia attendendola a braccia spalancate.

VAN GOGH, PRIMI PASSI

Cara Maya, anche di te Van Gogh avrebbe fatto un capolavoro. Non perché tu abbia bisogno di diventarlo, ma perché bisogna accorgersi che tu lo sei.
Cosa diceva il salmo 138 della scorsa domenica?

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.

Un padre sente nel cuore questo sguardo del Padre su tutti i suoi figli. Le nostre misere ossa sono un prodigio. È davvero degno di stupore e commozione che vengano a ricordarci questa grande dignità due lattine di sardine imbottite di stoffa e che, lontano, da qualche parte, in Siria, ora camminano su e giù per permettere a una bambina di seguire il destino che l’attende.

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