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Come la “mindfulness” mi ha aiutata a superare l’infertilità

WOMAN IN THOUGHT
Liubov Burakova | Stocksy United
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Questa pratica, combinata con la preghiera, ha aiutato sia il mio stato mentale che il mio corpo

Il mio viaggio nell’infertilità è stato relativamente breve, almeno se paragonato a quello di alcune donne. Ci sono voluti poco meno di due anni di speranze, dubbi, attese e preghiere prima che il mio primo figlio annunciasse la sua presenza nel mio grembo con un’ondata gigantesca di inconfondibile nausea.

L’esperienza di lottare per avere un figlio era isolante – mi sentivo come se fossimo l’unica coppia che non riusciva a rimanere incinta al primo tentativo. Avevo circa 25 anni, ero sana e felicemente sposata. Le circostanze sembravano tutte “giuste”, eppure qualcosa non stava funzionando. Era fastidioso e mi spezzava il cuore. Sembrava che ovunque intorno a noi ci fossero persone che non pensavano neanche di diventare genitori e tuttavia all’improvviso venivano benedette con miracoli inaspettati. Anche se mi sentivo estremamente sola, la verità è che negli Stati Uniti milioni di uomini e donne lottano ogni anno con l’infertilità. Secondo il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC), più del 12% delle donne americane tra i 15 e i 44 anni ha difficoltà a rimanere incinta o a portare a termine una gravidanza. L’infertilità è incredibilmente diffusa, e tuttavia tende a farti sentire terribilmente solo.

Ho compiuto qualsiasi sforzo per far fronte al fatto che non riuscivo a rimanere incinta. Per molto tempo ho cercato di ignorare semplicemente l’angoscia che provavo, ma inutilmente. Ogni mese in cui non rimanevo incinta interferiva con la mia vita, con la mia capacità di concentrarmi sul lavoro, perfino con il mio matrimonio. Invidiavo le persone che apparentemente rimanevano incinte senza alcuno sforzo, e odio ammettere che a volte era difficile essere veramente felice per loro. Oltre a questo, sentivo come se in me ci fosse qualcosa di sbagliato – forse per qualche ragione non ero adatta a diventare madre.

Una mia collega eccentrica ha poi iniziato a parlarmi della mindfulness. Mi stavo stressando per qualcosa a lavoro, e questa persona ha suggerito che quello che contava di più era il momento che avevo davanti. Ero una cristiana praticante, ma non avevo collegato il fatto di vivere la mia fede con la pratica della mindfulness. Non ero sicura di cosa significasse per il mio stato mentale, o di come mi potesse aiutare a far fronte a mesi e mesi di infertilità inspiegabile. Non sapevo nemmeno cosa volesse dire davvero quel termine (mi sembrava un po’ troppo New Age e pseudo-spirituale), ma ho comunque provato la tecnica, unendola alla preghiera, come meccanismo di difesa contro la solitudine e la tristezza che provavo.

Se siete come me e vi state chiedendo se la mindfulness sia una pratica appropriata per un cristiano praticante, seguitemi per qualche minuto. La mindfulness non è una religione o una meditazione; è semplicemente una calma accettazione di qualsiasi momento ci troviamo a vivere, la consapevolezza della realtà che abbiamo davanti. Uno sguardo più approfondito alla mindfulness rivela che è semplicemente una pratica con la quale possiamo esercitare la nostra fede.

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