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Per gioire ed esultare davvero l’unica via è donarsi totalmente, in ogni condizione di vita

BLESSED MARIA GABRIELLA
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L’appello di Papa Francesco nell’ultima esortazione apostolica passa anche attraverso gli occhi d’agnello di Maria Gabriella Sagheddu: una giovane sarda trappista di inizio Novecento che chiede il permesso alla madre superiora di offrire la propria vita per l’unità dei cristiani. Non solo slancio eroico ma totale obbedienza e un tratto inconfondibile, un indizio che diventa prova schiacciante: la gioia

In pieno abbandono e totale docilità – lei che, prima della chiamata, fu testarda e ostinata – si fece mandare dal suo parroco nella Trappa di Grottaferrata (RM): uno degli ordini claustrali più austeri, e senza che ella sapesse nulla di questa famiglia religiosa. Nella quale tuttavia si sentì subito a casa, e in cui con grande entusiasmo s’immedesimò da subito, nelle interminabili preghiere, nelle alzate notturne, nei canti per cui era negata. L’unica sua paura, quasi ossessiva, era quella di essere rimandata a casa, che le si dicesse che non era idonea alla Trappa; tanto temeva ciò quanto ardeva di andare avanti nel cammino di consacrazione, per giungere felicemente alla professione dei voti. E dopo di questa, una corsa così animata non poteva arrestarsi; doveva invece trovare un nuovo sbocco per una donazione ancora più totale.

Qui viene la grande opera che Dio ha compiuto in lei, e per la quale la veneriamo come beata. Nel 1938, in occasione dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, la madre Priora propone a tutte le sue monache di offrire preghiere e sacrifici per tale fine spirituale, leggendo una circolare di Paul Couturier – non sarà fuori luogo notare che allora l’ecumenismo in ambito cattolico era ai suoi primi passi, e che la Trappa di Grottaferrata fu veramente profetica nell’accogliere con generosità gli inviti all’ecumenismo spirituale inaugurato da Couturier, quali quello trasmesso dalla Priora. Maria Gabriella, con lo stesso incosciente slancio con cui era entrata nella Trappa, subito le chiede il permesso di offrire se stessa, con una commovente semplicità: “Mi lasci offrire la mia vita, tanto, che cosa vale? Io non faccio niente, non ho mai fatto niente…”. Non è falsa modestia: Gabriella fu veramente convinta di ciò, di quella convinzione che spesso manca a noi, “a voi, che dite: «Oggi o domani andremo nella tal città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni», mentre non sapete quale sarà domani la vostra vita! Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare” (Gc 4,13-14).

Ora, in questo totale senso di impotenza, condizione imprescindibile per un abbandono e un’offerta totali a Dio, la configurazione spirituale dell’anima di Gabriella venne a combaciare perfettamente con quella di Teresina[4]. Anzitutto rilevo come l’offerta della propria vita fu sollecitata in lei dalla madre Priora, Madre Maria Pia Gullini, che fu un’anima permeata della spiritualità della piccola via di Teresina[5]. In secondo luogo non è un frate carmelitano quale il sottoscritto ad asserirlo, ma è una stessa monaca trappista, Madre Monica della Volpe, e constatare il background carmelitano di Maria Gabriella: “È la stessa santità di Teresa di Lisieux che Gabriella ci propone, spogliata non solo di tutto ciò che è straordinario, ma anche della dolce personalità di donna che emerge dagli scritti di Teresa e ci incanta con le sue parole. Qui rimane solo una piccola monaca che ha vissuto la vita normale del suo stato, nulla di più[6].

SISTERS TRAPPIST
Monastero Trappiste Vitorchiano

Effettivamente Teresa, come Gabriella, offrì la sua vita nella semplicità, partendo dal quotidiano, dalle piccole cose di tutti i giorni e culminando nell’atto di Offerta di me stessa come Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso, puntualmente citato nella Gaudete et exsultate in questo passaggio: “I santi evitano di porre la fiducia nelle loro azioni: «Alla sera di questa vita, comparirò davanti a te a mani vuote, perché non ti chiedo, Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi occhi»” (GE 54).
Tornando dunque alla nostra esortazione, grazie a questi riferimenti, constatiamo come cominci a delinearsi l’ideale di santità proposto da Papa Francesco per un traguardo universalmente raggiungibile nel mondo contemporaneo. La santità per tutti, la santità “della porta accanto”, la “classe media della santità” (GE 6-7) proclamata da Papa Francesco non è, come superficialmente si potrebbe credere, una santità a buon mercato, mediocrizzata, democraticizzata: la Trappa di Maria Gabriella, menzionata all’inizio del documento, dovrebbe far piazza pulita di questi fraintendimenti.

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