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In Veneto un cimitero dei bimbi non nati, per dire “ci sei stato, ti amerò sempre”

Annalisa Teggi - pubblicato il 26/06/18

Non lo è, e aprirsi a comprendere questa esperienza tragica non significa essere accondiscendenti. La scelta che porta all’aborto volontario molte volte è sinceramente sofferta e quindi non incompatibile con il bisogno di piangere quel figlio. Riprendendo le parole della Kustermann, e al contrario di ciò che diffonde a sirene spiegate l’ideologia, una donna che interrompe una gravidanza parla di “bambino” o “figlio”, cioè ha una comprensione esatta – e quindi dolorosissima – di ciò che compie.

Il desiderio di piangere un bambino abortito è qualcosa che in fondo lascia aperta una speranza grande: il seme di bene piantato dentro il nostro cuore non può essere soppresso, anche quando attorno all’essere umano mille tentativi allettanti irretiscono le donne verso il rifiuto di maternità non facili.

MAMMA, CIMITERO, ORSACCHIOTTO
Shutterstock

Racconta Don Oreste Mori, che è stato cappellano del cimitero di Cremona, altra città che ospita uno spazio per la sepoltura dei non nati:

«Non la dimenticherò mai. Aveva 25 anni, era in un angolo della chiesa e piangeva. Mi sono avvicinato chiedendo se potessi fare qualcosa per lei. Ha detto che aveva interrotto già da tempo la gravidanza. Mi sono offerto di accompagnarla alle tombe. Ci siamo andati: il suo bambino mai nato non c’era, ma mi è parso che fosse lo stesso più sollevata» (da Corriere)

Riferimenti legali e religiosi

La legge 194 prevede che se l’aborto avviene prima delle 20 settimane (ossia dei cinque mesi, circa), i bambini siano considerati semplicemente dei rifiuti ospedalieri speciali. Dal 1990 col decreto 285 è possibile di chiedere, entro 24 ore dalla morte, i resti del feto per darne degna sepoltura.

Una delle associazioni che con maggiore dedizione si offre di accompagnare in questo percorso le famiglie che lo desiderano è Difendere la vita con Maria, oggi presente in 60 città italiane. Nel loro sito è possibile approfondire le questioni più intime, trovare risposte alle domande difficili da porre a voce alta.

Tra le certezze con cui la voce della Chiesa accompagna chi affronta questa specie di lutto c’è il documento Donum Vitae redatto nel 1987 dalla  Congregazione per la Dottina della Fede in cui si legge:

«I cadaveri di embrioni o feti umani, volontariamente abortiti o non, devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani».

Il dolore e il pianto vanno vissuti nella carne

Scrivendo i Sepolcri, Foscolo spalancò una finestra su quella caratteristica esclusivamente umana che è la sepoltura dei defunti. Il dolore ha bisogno di un luogo fisico in cui piangere i propri cari e tutti abbiamo provato una strana – eppure potente – consolazione stando accanto alla tomba di un congiunto.

«Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi» – intuì Foscolo.

VISITING GRAVE
Shutterstock

In ogni cimitero accade un incontro celeste, una corrispondenza di cui forse è fonte principale il defunto, che riversa su noi una forza inaspettata, una voce di consolazione autentica.

A una madre può capitare di portare in grembo un figlio che non vedrà la luce: può essere per un aborto spontaneo; oppure per un aborto volontario ma non desiderato, motivato da una grave malattia del feto; oppure da qualsiasi altra scelta porti ad un aborto volontario. Ciascuna di queste ferite è una perdita irrecuperabile.

Mi sentii molto sola e confusa dopo un aborto spontaneo, era la cosa più lontana dai miei pensieri; non ero al corrente della possibilità di raccogliere i resti del bimbo in una tomba. La mancanza di un luogo fisico che accompagni la mia nostalgia di vederla in cielo – la chiamai Teresa – non viene meno col passare degli anni.

Sappiamo che ogni dolore per essere guarito deve essere vissuto pienamente dalla carne. Piangere davanti a una lapide è ancora più importante, se il caro che hai perso è qualcuno che non hai proprio potuto conoscere. È un modo per dire: tu, ci sei stato; ti amerò sempre; tu sei qui, anche se ci vedremo solo nell’aldilà; tu ti sei incarnato, non eri un sogno – o solo un ammasso di cellule.

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abortobambinicimitero
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