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Il calcio, surrogato della religione?

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Nulla oggi mobilita tanto le masse come il calcio

Un nuovo tempo liturgico

I colori che invadono il tempo forte delle partite sono un segno di identità tribale, di festa, e l’espressione della trascendenza specifica di ogni gruppo o Paese. I mezzi di comunicazione, soprattutto la televisione, trasformano la trasmissione delle partite di calcio in un rito seguito da milioni di persone, in cui alla stessa ora si raduna intorno all’altare domestico – o nel bar trasformato in piccolo tempio – chi anela a questo tipo di emozione ed entusiasmo collettivo in cui si entra in comunione con una realtà che trascende la quotidianità e la piccolezza della propria esistenza, offrendo senso e appartenenza in mezzo alla grigia routine della quotidianità.

Con l’aiuto delle nuove tecnologie e dei mass media, il tempo si organizza e si struttura in funzione dei “periodi forti”, siano essi fine settimana o eventi su larga scala come i Mondiali di calcio.

Lo stesso accade con i periodi politici e le campagne elettorali, pieni di riti e miti, ma che sono già una “religione” esaurita.

Dopo le partite di calcio, i commenti durante la settimana nel corso dei programmi televisivi, sul posto di lavoro, nei bar o sui mezzi di trasporto diventano il prolungamento quotidiano di questa fonte di senso e di appartenenza.

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