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Papa Francesco ai governi agire con la virtù della Prudenza ma «Accogliere, accompagnare, sistemare, integrare»

POPE FRANCIS
Vincenzo PINTO I AFP
Pope Francis answers journalists during a press conference on board of the plane on January 22, 2018, during his flyback of a seven days trip to Chile and Peru. / AFP PHOTO / Vincenzo PINTO
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Di ritorno da Ginevra il Papa risponde alle domande dei giornalisti

Di ritorno da Ginevra, Papa Francesco, come di consueto si è intrattenuto con i giornalisti della Sala Stampa Vaticana che lo hanno accompagnato, rispondendo ad alcune domande, sia sui contenuti di questo pellegrinaggio ecumenico, che ha messo a contatto il Pontefice con le leadership religiose delle chiese protestanti e ortodosse in Europa, sia su quelli di più stringente attualità come il tema delle migrazioni e quelli relativi alla vita interna della Chiesa cattolica (intercomunione, Sinodo dei giovani). Qui una breve rassegna delle risposte più importanti.

Questione migranti: «Accogliere, accompagnare, sistemare, integrare»

Papa Francesco ha ribadito il suo pensiero circa l’accoglienza di chi fugge tanto da guerra e persecuzione, quanto dalla povertà e dalla miseria. Il pontefice ha ribadito che lo stile dell’accoglienza deve essere quello improntato alla valorizzazione della persona umana, i cristiani devono accogliere questi fratelli in difficoltà. Dal punto di vista degli stati invece, Francesco ribadisce che essi devono aggiungere lo stile della “prudenza”, ogni governo «deve agire con la virtù della prudenza, perché un Paese deve accogliere tanti quanti può e quanti può integrare, istruire, dare lavoro». Molto, dice, hanno fatto Italia e Grecia, ma anche Libano, Giordania, e Spagna. Tuttavia, ammonisce, un problema resta ed è quello del «traffico dei migranti» e delle «carceri libiche: mutilano, torturano e poi buttano nelle fosse comuni». Un tema aperto, così come l’invito ad impostare un Piano Marshall (simile a quello che gli Stati Uniti fecero per l’Europa dopo la Seconda Guerra mondiale per favorire la ricostruzione, NdR) per aiutare l’Africa a crescere sulle proprie gambe:

«Il problema delle guerre è difficile da risolvere, il problema della persecuzione in Medio Oriente e in Nigeria il problema della fame che si può risolvere. Tanti governi europei stanno pensando ad un piano per investire intelligentemente in quei Paesi, offrendo educazione: senza offenderli, ma è la verità, nell’inconscio collettivo c’è un motto brutto: “l’Africa va sfruttata. Eh, sono africani, terra di schiavi”. Questo deve cambiare con un piano di investimenti, di educazione, per far crescere… perché il popolo africano ha tante ricchezze culturali, grande intelligenza, bambini intelligentissimi. Questa sarà la strada per il medio termine» (Vatican Insider)

Il Papa si è poi soffermato sulla questione dei migranti sudamericani che arrivano negli Stati Uniti e dove le nuove (ma di recente abolite) regole volute da Trump separavano genitori e figli in modo brutale: «Concretamente sugli Stati Uniti io sto dietro a quello che dicono i vescovi di quel Paese, io mi schiero con loro»

Pace e dialogo: non essere come Caino

Sollecitato dalle domande dei giornalisti sul tema del ripudio del concetto di “guerra giusta”, il pontefice ha spiegato che il tema della pace è stato affrontato dai ministri di culto riuniti a Ginevra anche durante il pranzo a cui i giornalisti non erano presenti:

«Ha messo il dito nella piaga. Oggi a pranzo un pastore ha detto che il primo diritto umano è il diritto alla speranza. Abbiamo parlato della crisi dei diritti umani oggi. La crisi dei diritti umani si vede chiara, si parla un po’ di diritti umani ma tanti gruppi o alcuni Paesi prendono le distanze… non c’è la forza, l’entusiasmo, la convinzione di vent’anni fa. E questo è grave, perché dobbiamo vedere le cause: quali sono? Oggi i diritti umani sono relativi. Anche il diritto alla pace è relativo in una crisi dei diritti umani. Poi, chiedeva della pace… io credo che tutte le Chiese che hanno questo spirito di pace devono riunirsi e lavorare insieme come abbiamo detto nei discorsi oggi, sia io che gli altri che hanno parlato. La pace è un’esigenza, perché c’è il rischio di una guerra… Qualcuno ha detto che questa è una terza guerra mondiale. Se si fa, non sappiamo con quali armi si farà. Ma se ci fosse una quarta, si farà con i bastoni perché l’umanità sarà distrutta. Quando si pensa ai soldi che si spendono per gli armamenti. La pace, la fratellanza… Tutti i conflitti non bisogna risolverli come Caino, ma col negoziato, col dialogo, con le mediazioni. Siamo in crisi di mediazioni, crisi di speranza, di diritti umani, crisi di pace. E ci sono religioni di guerra? È difficile capire questo, ma ci sono certamente alcuni gruppi piccoli, in quasi tutte le religioni, che sono fondamentalisti e cercano la guerra (anche noi cattolici ne abbiamo qualcuno). Questo è molto importante averlo sotto gli occhi».

Più approfondimento sul tema dell’intercomunione

Visto il contenuto ecumenico del viaggio a Ginevra, le domande si sono concentrate anche su una recente questione che si è aperta nella chiesa cattolica tedesca, circa l’opportunità e le norme di amministrazione del sacramento eucaristico nelle coppie miste cattolico-luterane. Un tema che ha visto un primo altolà da parte del Vaticano con una lettera di monsignor Ladaria, ma che è solo una parte del processo che Francesco ha in mente circa il tema dell’intercomunione:

«Non è una novità perché nel codice di diritto canonico è previsto quello di cui i vescovi tedeschi parlano: la comunione nei casi speciali. Loro parlavano del problema dei matrimoni misti. Il codice dice che il vescovo della Chiesa particolare deve decidere, la cosa è nelle sue mani. Questo dice il codice. I vescovi tedeschi hanno studiato per più di un anno. Il documento uscito è stato fatto con spirito ecclesiale. E hanno proposto il documento alla Chiesa locale. Ma il codice prevede che il vescovo si esprima in merito e non la conferenza episcopale, perché una cosa approvata nella conferenza episcopale diventa universale e questa è stata la difficoltà riscontrata. Ci sono stati due o tre incontri di dialogo e Ladaria ha inviato la lettera ma col mio permesso, non l’ha fatto da solo. Io ho detto sì: è meglio dire che si deve studiare di più. C’è stata la riunione e studieranno la cosa per un nuovo documento. Credo che sarà un testo orientativo perché ognuno dei vescovi diocesani possa gestire quello che già il diritto canonico permette loro. Nessuna frenata, dunque, è piuttosto reggere la cosa perché vada per la buona strada. Quando ho visitato la Chiesa luterana di Roma ho risposto secondo il codice di diritto canonico che è lo spirito che loro cercano adesso. Una parola che voglio dire in conclusione è che oggi è stata è stata una giornata ecumenica. A pranzo abbiamo detto una bella cosa: nel movimento ecumenico dobbiamo togliere dal dizionario una parola: proselitismo. Non ci può essere ecumenismo con proselitismo. O si è con spirto ecumenico o un si è un “proselitista”» (Repubblica).

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