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Cosa fare quando ci si sente un cattolico del tutto ordinario?

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Il problema del fatto di voler essere e fare sempre meglio è che non apprezziamo mai ciò che siamo davvero

Di tanto in tanto mi arriva un’e-mail da un lettore con cui sento di avere una certa affinità. Di recente ho ricevuto un messaggio di questo tipo da una madre che lotta con il senso di inadeguatezza, specificatamente nei confronti del modo in cui vive e pratica la sua fede. Ha descritto la sua vita come quella di chi cerca solo di sopravvivere giorno dopo giorno, dicendo che il suo tempo è occupato dai noiosi doveri quotidiani. La sua frustrazione deriva dal desiderio di essere una cattolica migliore e di non riuscire a fare di più a livello della sua fede. Ha quindi posto una domanda: come ci si rapporta al fatto di sentirsi un cattolico del tutto ordinario, senza niente di speciale?

Credo che la maggior parte noi di attraversi dei periodi in cui sente che i suoi sforzi a livello spirituale sono inadeguato. Si pensa che si potrebbe fare sempre qualcosa di più. Questi pensieri potrebbero spingerci a un’azione fruttuosa, ispirandoci una maggiore generosità o la voglia di pregare di più, ma in genere ci possono paralizzare, gettandoci nel vortice della paura di non essere all’altezza e suscitando mille dubbi. Il problema del fatto di voler sempre essere e fare meglio è che non apprezziamo mai ciò che siamo davvero. Questo desiderio di qualcosa di più rende il cuore insoddisfatto.

Essere un genitore e avere responsabilità molto ordinarie può sembrare ripetitivo e far sentire anche il migliore di noi sottovalutato, ma essere cattolici ordinari non ci rende cattolici non eccezionali per default.

Non c’è niente di male nell’essere assolutamente ordinari. Uno dei santi preferiti di chiunque è Martino de Porres. Voleva essere Domenicano con la professione solenne, ma alcune circostanze gli impedirono di realizzare i suoi sogni per la maggior parte della sua vita adulta. Trovò santità e pace semplicemente spazzando i pavimenti e svolgendo i compiti più umili nel monastero a cui voleva unirsi.

Non sono le cose grandi e altisonanti, ma gli atteggiamenti straordinari che abbiamo mentre svolgiamo le cose più ordinarie a renderci eccezionali e a farci crescere in santità, com’è evidente nella vita di San Martino e di Teresa di Lisieux.

Per quanto si possa (e si debba) anelare a una certa “perfezione”, si dovrebbe anche sapere che essere un cattolico bravo e virtuoso richiede virtù eroiche. Praticare e vivere fedelmente la fede cattolica è una cosa straordinaria in sé. Non possiamo essere tutti missionari o religiosi e religiose, ma ciò non vuol dire che non possiamo vivere da cattolici in modo eccezionale.

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