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Cosa si gioca l’Italia sui migranti nel vertice europeo di domenica prossima

GIOVANNI CONTE
Silvia Lore I NurPhoto
Giuseppe Conte, Public Administration Minister, during the presentation of would-be cabinet team ahead of elections on March 4 made by the leader of the Italy's populist Five Star Movement, Luigi Di Maio, on march 01, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Silvia Lore/NurPhoto)
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Circola già una bozza. Il governo va dopo una settimana in cui sono emerse due tendenze: la linea dura di Salvini e la mediazione europea di Conte

A Bruxelles già girano delle bozze di conclusione del Consiglio Europeo, ma su input della Cancelliera tedesca e del presidente del Consiglio italiano, i paesi europei più esposti si incontreranno domenica informalmente proprio nella capitale belga per far sì che la riunione di fine giugno possa poi produrre dei risultati concreti sul problema dell’immigrazione.

Il governo, ha anticipato Matteo Salvini, sta lavorando ad una proposta “di riforma delle regole europee”. “Non vorremmo arrivare a discutere il finanziamento italiano all’Unione europea”, la minaccia del ministro dell’Interno che nel pomeriggio ha visto il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio (al vertice ha partecipato anche il Capo della polizia, Gabrielli).

Il Capo del governo punta ad una mediazione da proporre a Francia, Germania e Spagna e ai vertici istituzionali dell’Unione europea per evitare strappi e per scongiurare l’eventualità che l’Italia possa mettere un veto sulle conclusioni del Consiglio europeo.

I fautori della linea dura nel governo, a partire dai leghisti, non escludono sotto traccia alcun tipo di ipotesi qualora l’Italia dovesse continuare a rimanere sola a gestire il fenomeno dei migranti. Mettere un veto, ragiona un esponente di governo che sta lavorando al dossier, non produrrebbe però esiti costruttivi, si rischierebbe di mettere l’Italia in una posizione di isolamento. Per questo motivo Conte spinge affinché l’Unione europea si faccia subito carico del problema. Il governo è disponibile a seguire la Merkel sulla riforma dei trattati di Dublino ma con la richiesta che si facciano passi avanti anche sul tema degli hotspot nei Paesi di transito.

“Proteggere le frontiere esterne, rimuovere il problema a monte”

 “L’obiettivo – ha indicato Salvini – è proteggere le frontiere esterne, non dividere il problema tra i Paesi europei ma risolverlo a monte”. Il responsabile del Viminale oggi ha incontrato il vicepremier austriaco, Heinz Christian Strache, che anche oggi ha rilanciato sull’asse dei volenterosi “per proteggere l’Europa da chi vuole entrare e vogliamo promuovere questa strategia in collaborazione con l’Italia, in modo da riacquistare la fiducia della popolazione”. Il segretario del Carroccio è sulla stessa lunghezza d’onda: “Se qualcuno in Europa pensa che l’Italia debba continuare ad essere un punto d’approdo e un campo profughi, ha sbagliato”.

L’Austria assumerà la presidenza dell’Ue nel secondo semestre di quest’anno. Il tema migranti sarà quindi centrale ma il governo auspica che il Consiglio europeo di Bruxelles non sia fallimentare. Proprio per cercare una soluzione Conte oggi ha incontrato il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk: “è impensabile – gli ha spiegato – che l’Italia, in questo momento, possa farsi carico dei cosiddetti movimenti secondari che sono negli altri Paesi europei, specie dopo che in più occasioni si è riconosciuto che il nostro Paese è quello più esposto ai flussi migratori”.

Si parta quindi dall’emergenza. Si certifichi che le frontiere italiane sono frontiere europee. “L’Unione Europea – l’auspicio anche del Capo dello Stato Sergio Mattarella – deve saper intervenire nel suo insieme, non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze”.

Ma l’Italia si conforma alle norme sancite dal diritto internazionale relative all’accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione”, ha aggiunto il presidente della Repubblica sottolineando che “da tempo l’Italia contribuisce al dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza nei confronti di quanti, costretti a fuggire dalle proprie terre, inseguono la speranza di un futuro migliore per sè e per i propri figli”.

 

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