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La comunione sulle mani? E allora i mistici che raccomandano di riceverla in bocca?

Jeffrey Bruno

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 20/06/18

Di solito sono tre le autorità addotte da chi parla di “tanti mistici”: Santa Brigida di Svezia, Anna Caterina Emmerich e Maria Simma. Per la prima ci si affida a un passaggio della Vita di S. Brigida di Svezia scritta da suor Maria Bernardina dell’Ordine delle Cappuccine (Venezia 1890):

Più volte querelossi grandemente il Signore con la sua serva del grave dolore che gli cagionavano in cuore le scostumatezze del Clero di allora. Egli, rammentando quelle singolarissime grazie con cui arricchir volle coloro, i quali si consacravano al suo santuario, le disse: «Vedi, mia figlia, io sono come colui, il quale partendo da questa vita, lascia agli amici suoi l’oggetto più prezioso dei suoi averi. Così ai miei ministri, che ho prescelti a preferenza degli Angeli e degli uomini, nel dividermi da questo mondo ho rimesso ciò che avevo di più caro e lasciato loro cinque doni: la fede è il primo, il secondo la consegna delle due chiavi del cielo e della terra, il terzo è la virtù di trasformare in un angelo un nemico di Dio, il quarto è il potere di consacrare il mio Corpo, ciò che a nessun Angelo è concesso, il quinto è il privilegio di poter toccare con le proprie mani la Carne mia purissima».

Per la beata Anna Caterina Emmerich abbiamo due testi, uno autografo (quindi da datarsi a cavallo tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo) e uno secondario, il cui autore è il redentorista Karl Erhard Schmöger e che fu originariamente pubblicato a Freiburg nel 1885. Il primo narra l’Ultima Cena:

Dopo aver pregato, il Salvatore insegnò. Le parole uscivano dalla sua bocca come la luce irraggiante dal fuoco; essa permeava gli Apostoli, a eccezione di Giuda. Presa poi la patena con i frammenti di pane, Gesù disse ai convitati: «Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo, che sarà dato per voi!» Protese quindi la destra, come per benedire, mentre così faceva, irradiava da Lui un abbagliante splendore. Non solo erano luminose le sue parole, ma anche il pane posato sulla lingua degli Apostoli, il quale era tutto raggiante. Vidi inoltre gli stessi Apostoli radiosi di Luce, a eccezione di Giuda, che divenne tenebroso. Il Nazareno aveva posto il Pane prima sulla lingua di Pietro e poi su quella di Giovanni; quindi aveva fatto segno a Giuda di avvicinarsi. L’Iscariota era stato il terzo, al quale Gesù aveva presentato il Sacramento; poi gli aveva detto: «Fa’ presto quanto vuoi fare!» Aveva comunicato quindi gli altri Apostoli, che gli si erano avvicinati a due a due.

Il secondo riporta contenuto analogo, ma in terza persona:

In mezzo a continui patimenti, essa nella festa del Corpus Domini ebbe ricchissime visioni circa la istituzione del santissimo Sacramento… Vidi un quadro dell’istituzione del SS. Sacramento. Il Signore sedeva al centro del lato lungo della tavola; alla sua dritta sedeva Giovanni, alla sua sinistra uno svelto e sottile apostolo, che molto a Giovanni assomigliavasi; presso di lui sedeva Pietro, che spesso sporgeva il capo per sopra il suo vicino. Sul principio vidi il Signore ancor per alcun tempo ammaestrare sedendo. Quindi egli sorse in piedi e gli altri con lui; tutti lo guardavano silenziosi e con una certa curiosità, e stavano intenti a ciò che egli fosse per fare. Vidi allora come sollevasse in alto il piatto su cui posava il pane, e rivolgesse gli occhi al cielo, e quindi con un coltello d’osso percorrendo le linee che solcavano quel pane, lo spezzasse in bocconi. Lo vidi poi muover la mano dritta sopra quei frammenti come benedicendoli. Mentre ei ciò fece, si diffuse da lui uscendo un gran splendore, il pane risplendeva, egli stesso era luminoso e come nella luce disciolto, e cotesta luce si diffuse sopra tutti i presenti e sembrava che penetrasse in loro. E tutti divennero silenziosi e raccolti; il solo Giuda vidi oscuro e come se respingesse cotesta luce. Gesù sollevò pure in alto il calice e gli occhi, e lo benedisse allo stesso modo. Non posso trovare altra espressione adatta a rappresentare ciò che in lui succedesse durante cotesta santa cerimonia, fuor quel-la di dire ch’io vedevo e sentivo come egli si trasformasse. Poi il pane ed il calice divennero luce. Vidi che aveva deposto i frammenti sopra la superficie di un piatto, che assomigliavasi ad una patena, e che con la sua dritta distribuiva cotesti bocconiponendoli in bocca a ciascuno.

L’ultimo testo che ho trovato è quello di Maria Simma, nota per i suoi pretesi contatti con anime purganti ma non (ancora?) riconosciuta santa o beata dalla Chiesa Cattolica. Nel suo Le anime del Purgatorio mi hanno detto si legge:

L’anima di un sacerdote venne da me e mi disse di pregare per lui, perché doveva soffrire molto. Di più non poté dire; poi sparì. Un’altra anima del Purgatorio mi spiegò in seguito: «Egli deve soffrire molto, poiché ha seguito l’uso di distribuire la Comunione nelle mani dei fedeli e perché ha fatto rimuovere i banchi che servivano per ricevere la Comunione in ginocchio. Si potrebbe aiutarlo rimettendo i banchi al loro posto, là dove egli li fece togliere, ed esortando coloro che furono abituati da lui a ricevere la Comunione nelle mani a non farla più così». Parlai con il Decano del posto, che ebbe molta comprensione. Disse: «Non sono stato io ad introdurre l’uso della Comunione in mano. Per quanto riguarda i banchi, posso tentare di soddisfare questo desiderio, ma devo lasciare che decidano i sacerdoti del luogo». Parecchie volte venne l’anima di un altro sacerdote, lamentandosi che soffriva moltissimo, poiché aveva rimosso i banchi in chiesa, costringendo il popolo a ricevere la Comunione in piedi. Da ciò si capisce che qualcosa qui non funziona. È vero: il Papa ha permesso di ricevere la Comunione anche in piedi. Chi però desidera inginocchiarsi, deve avere la possibilità di farlo. Così vuole il Papa, e noi possiamo pretendere ciò da ogni sacerdoteSe un sacerdote, o un vescovo, sapesse qual è la sua grande responsabilità nell’introdurre l’uso della comunione in mano, non lo farebbe certamente, e non lo permetterebbe.

Come si vede, i quattro testi additano questioni diverse, ma dei quattro i primi tre sono giocoforza viziati dall’essere sorti in un contesto in cui non esisteva la prassi di dare la Comunione sulle mani:

  • Santa Brigida esalta il privilegio sacerdotale di poter toccare le sacre specie (le quali comunque permangono di pane e di vino, mentre la sostanza del Corpo di Cristo è per definizione inaccessibile ai sensi – quindi nessuno la “tocca”, se le parole hanno un senso).
  • La beata Anna Caterina, in entrambi i testi, narra l’ultima cena descrivendo Gesù che comunica gli Apostoli in bocca. A tale riguardo osservo, oltre al fatto che tale visione non pretende di avere alcun carattere normativo, come sia ragionevole pensare che nell’elaborazione psichica della visione l’Agente soprannaturale (lo Spirito Santo) abbia utilizzato i fantasmi dell’esperienza religiosa della consacrata, e che quindi la visione non solo non attesti come la Comunione debba riceversi oggi, ma neppure (almeno non fino nel dettaglio) come andò quella sera. Un po’ come quando i mistici vedono Gesù con le stigmate nelle palme delle mani: nessuno vuole dubitare che davvero abbiano veduto e che quanto dicono corrisponda a quanto hanno veduto… sta di fatto che a Gesù forarono i polsi e non le palme.
  • Il testo di Maria Simma è il meno autorevole per via del mancato riconoscimento pubblico della santità dell’autrice, ma per un altro aspetto è il più interessante: esso rende infatti ragione, al di là di partigianerie, di un clima ecclesiale animato da un certo inconfessato fervore iconoclasta, in cui non erano anzitutto in gioco l’onore di Dio e la celebrazione dei suoi Misteri, bensì una smania rivoluzionaria ansiosa di dichiarare decadute e sorpassate tutte le istituzioni precedenti.

Atteggiamento – lo si vede bene – uguale e contrario a quello dei reazionari, e per di più meno fondato di quello. L’ultima frase è quella più sibillina: a cosa si riferisce la “grande responsabilità nell’introdurre l’uso della comunione in mano”? Al fatto in sé? Agli abusi? Al decadimento del senso del mistero?

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