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La comunione sulle mani? E allora i mistici che raccomandano di riceverla in bocca?

Jeffrey Bruno
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Una disputa in parte molto recente, ma che affonda le sue ragioni in questioni annose, se non antiche (o antichissime). Tanti gli argomenti chiamati in ballo, tra cui quello dell'autorità dei santi nello stabilire una prassi.

Mi hanno chiesto perché si permetta alla gente di ricevere la Comunione sulle mani mentre “tanti mistici” hanno non solo ricevuto la comunione in bocca per tutta la vita, ma avrebbero pure esplicitamente condannato la pratica di ricevere la particola in mano.

Ora, in un certo senso penso di essere una persona in qualche modo titolata a rispondere a questo interrogativo: infatti da un lato è rarissimo che io riceva la comunione in mano (di solito lo faccio quando partecipo a una Celebrazione in un luogo enorme, dove le sacre specie sono distribuite in modo tale che la scelta sia praticamente obbligata); d’altro canto non vedo affatto il demonio all’opera in una pratica che vanta in Cirillo di Gerusalemme un illustre testimone e che si radica ultimamente nel comando del Signore “prendete e mangiate”. Difficile prendere qualcosa senza usare le mani, e se Cipriano di Cartagine aveva ragione nel dire che l’eucaristia è «fare lo stesso che fece il Signore»… la brevità e l’immediatezza della formula “prendete e mangiate” mi pare angusta per dare spazio a bizantinismi.

Ma non vorrei mai essere tacciato di fondamentalismo letteralista – sarebbe il colmo, in un certo senso… – e anche se il dato scritturistico è facilmente versatile a favore della comunione sulla mano non penso sia questo il punto dirimente: non tutto (né solo) quello che si trova nella lettera delle Scritture costituisce fondamento di disciplina ecclesiastica.

La domanda interessante che mi sono posto e che ho posto – e alla quale non ho trovato né ricevuto risposta – è: «Ma chi sarebbero i “tanti mistici” che hanno condannato la pratica di ricevere la particola in mano?».

Chiariamo anzitutto una cosa: è vero che la Sacrosanctum Concilium – la Costituzione Dogmatica dedicata dal Vaticano II alla liturgia cattolica e alla sua riforma – non affronta affatto il tema. È però falso che la disposizione di ricevere la comunione in mano sarebbe promanata originariamente dalle Conferenze Episcopali, le quali avrebbero ciascuna per sé disposto nei direttori pastorali (ossia in documenti di serie B) codesta norma.

No, in realtà la disposizione è stata assunta nell’Institutio Generalis Missalis Romani, che dedica tre numeri a descrivere le modalità dei riti di comunione:

160. Poi il sacerdote prende la patena o la pisside e si reca dai comunicandi, che normalmente si avvicinano processionalmente.

Non è permesso ai fedeli prendere da se stessi il pane consacrato o il sacro calice, tanto meno passarselo di mano in mano. I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza Episcopale. Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme.

161. Se la Comunione si fa sotto la sola specie del pane, il sacerdoteeleva alquanto l’ostia e la presenta a ciascuno dicendo: Il Corpo di Cristo. Il comunicando risponde: Amen, e riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce. Il comunicando appena ha ricevuto l’ostia sacra, la consuma totalmente.

Se invece la Comunione si fa sotto le due specie si segue il rito descritto a suo luogo (Cf. nn.284-287).

162. Nel caso siano presenti altri presbiteri, essi possono aiutare il sacerdote nella distribuzione della Comunione. Se non ve ne sono a disposizione e il numero dei comunicandi è molto grande, il sacerdote può chiamare in aiuto ministri straordinari, cioè l’accolito istituito, o anche altri fedeli a ciò deputati secondo il diritto[97]. In caso di necessità, il sacerdote può incaricare volta per volta fedeli idonei[98].

Questi ministri non salgano all’altare prima che il sacerdote abbia fatto la Comunione e ricevano sempre dalla mano del sacerdote il vaso in cui si custodiscono le specie della Ss.ma Eucaristia da distribuire ai fedeli.

Come si vede, è in un documento di massima autenticità che si permette la pratica di ricevere la Comunione sulla mano. Nel 2004 il cardinal Francis Arinze ha firmato Redemptionis sacramentum un’istruzione «redatta per disposizione del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti d’intesa con la Congregazione per la Dottrina della Fede». Si tratta precisamente di un documento «su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia». Nel secondo paragrafo del capitolo IV si parla appunto della Distribuzione della santa Comunione. Ivi si legge, fra l’altro (ai numeri 90-92):

[90.] «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi»,e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme».[176]

[91.] Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che«i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli».[177] Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi.

[92.] Benché ogni fedele abbia sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca,[178] se un comunicando, nelle regioni in cui la Conferenza dei Vescovi, con la conferma da parte della Sede Apostolica, lo abbia permesso, vuole ricevere il Sacramento sulla mano, gli sia distribuita la sacra ostia. Si badi, tuttavia, con particolare attenzione che il comunicando assuma subito l’ostia davanti al ministro, di modo che nessuno si allontani portando in mano le specie eucaristiche. Se c’è pericolo di profanazione, non sia distribuita la santa Comunione sulla mano dei fedeli.[179]

Davanti a questo documento, autentico e pubblico, che peso dobbiamo dare alla dichiarazione di don Marcello Stanzione per cui una sera, cenando con l’allora Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, lo stesso cardinal Arinze avrebbe confidato che, «se lui allora fosse stato nella commissione che doveva decidere, avrebbe votato contro riguardo alla prassi di dare la comunione sulla mano»? A parte il fatto che nella commissione che compose l’Institutio Generalis lui non c’era e che è semplicemente ozioso stare a questionare a posteriori sui se e sui ma… risulta evidente che lo stesso don Stanzione, bravo teologo, non oserebbe dare a una Tischrede altro valore che quello di un aneddoto storico, nient’affatto paragonabile al peso di un documento congiunto di due Congregazioni romane. Utile al limite, quindi, per conoscere il pensiero personale di Francis Arinze. È tutto molto interessante… ma la Chiesa è un’altra cosa.

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