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5 dèi con cui in genere confondiamo Dio

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Kristina Kokhanova - Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 20/06/18

4. Il dio dei mistici

Questo dio provoca un misto di piacere e orgoglio nei suoi seguaci. All’inizio chi lo segue sperimenta il calore e la vicinanza del Dio vivo, ma poi, meravigliato dall’esperienza sentimentale più che dall’incontro con il Signore, sacrifica il figlio per salvare il vitello. Questi uomini pregano e parlano di dio, e possono essere anche uomini caritatevoli, ma tutta la loro attività religiosa è centrata su di sé, sull’orgoglio e sul piacere sensuale che sperimentano.

Come accade con tutti gli idoli, però, neanche questo dio dionisiaco piccolo e meschino è capace di soddisfare la sincera fame di comunione del cuore dei suoi fedeli. Per questo quanti credono in questa divinità sentono il bisogno costante di pavoneggiarsi e di parlare agli altri della profondità della loro vita spirituale. È un meccanismo disperato ma efficace, e l’affetto e la lode rianimano momentaneamente le sensazioni piacevoli esigendo allo stesso tempo il ruolo o la maschera del mistico. Purtroppo il prezzo che paga chi non spezza questo circolo vizioso è molto alto. La santità proclamata diventa troppo grande, e il cuore, pieno più di aria che d’amore, si gonfia fino a scoppiare in mille pezzi. Quanto soffre la Chiesa quando accade qualcosa del genere!

5. Il dio dei drammatici

Questo dio è sempre triste e contrito contemplando i peccati degli uomini. Prova qualche tipo di piacere malato ricordando ai suoi fedeli i loro tradimenti, le ipocrisie e la malvagità di cui si sono macchiati. Esagera tutto e lo ridimensiona per diventare vittima, e accumulare così preghiere, coroncine, promesse e fervide preghiere piene di pentimento.

Della sua onnipotenza non resta traccia, il peccato sembra essere molto più forte di lui; per questo, i suoi seguaci prendono sempre l’iniziativa: si riempiono di mezzi e si autosuggestionano per raddoppiare gli sforzi nella lotta contro il peccato. Ma inciampano, le buone intenzioni durano pochi giorni o poche settimane e alla fine ricadono nelle cose di sempre. E la meschina divinità che adorano fa festa, perché nessuno si ricorda di lei finché dura la lotta. Il nome del dio dei drammatici viene pronunciato solo quando si assapora la colpa e appare la necessità – fondamentalmente psicologica – di ricevere il perdono, e poter così ricominciare questo ciclo dis-graziato.

I drammatici e il loro dio piangente – che non è altro, ovviamente, che una proiezione di loro stessi – affrontano una sfida urgente, questo sì… smettere di strumentalizzare il sacramento della riconciliazione nei propri giochi psicologici.

Questo quanto agli dèi.

Anticipo una possibile domanda che mi arrivebbe se terminassi qui il post: “Ma allora qual è il vero Dio?” Una risposta semplice sarebbe “Gesù, il Dio che descrivono i Vangeli”, ma cercherò di rispondere in un altro modo, in base a una metafora usata da Gesù stesso:

Il Dio della pecorella smarrita

Questo Dio si perde le pecore. Dice di essere un buon pastore ma non sa controllarle né obbligarle a fare ciò che vuole Lui. Ha il recinto aperto e si giustifica dicendo che i limiti del suo ovile sono definiti dall’amore e non dalle recinzioni o dalle punizioni. Un pastore progressista!

Ma ama le sue pecore – perché bisogna essere giusti quando si parla – e le chiama ciascuna per nome. Per questo quando gliene manca una non tarda ad accorgersene e ad avventurarsi in qualsiasi cammino per recuperarla. Non è un Dio strano? Non rinchiude né lega le pecore nel recinto, e tuttavia quando si perdono si trasforma in un cane da caccia che annusa ogni angolo della terra fino a trovarle. È capace di lasciarne 99 per ritrovare quella che si è smarrita! E non importa il clima, il Dio delle pecore perdute non indietreggia mai, né ferma la sua ricerca. Condivide il nome della sua pecora con il vento perché questo le sussurri che il pastore la sta cercando, lascia segni della sua presenza sul cammino perché la pecora ricordi quanto è amata, affronta i lupi e si sottopone alla loro furia perché il Dio delle pecore perdute è capace di dare tutto, anche la vita, per loro…

E non importa lo stato in cui si trova. Quando questo Divino Pastore trova una pecora non la rimprovera mai – è così felice di averla trovata che dimentica tutto, la chiama per nome e la riporta all’ovile portandola sulle spalle. Questo è il Dio dei cristiani.

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
dio
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