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5 dèi con cui in genere confondiamo Dio

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Kristina Kokhanova - Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 20/06/18

2. Il dio dei filosofi

È un dio saggio e molto esigente. Per lui ciò che conta è che i suoi seguaci lo capiscano, conoscano la sua storia, ammirino i suoi dogmi e abbiano una teologia ortodossa, secondo il Catechismo della Chiesa ovviamente.

I seguaci di questa divinità hanno sentito parlare molto di dio, ma non hanno mai parlato con Dio. I loro discorsi sono corretti, anche belli, ma lasciano un retrogusto insipido, come se fossero stati letti e non vissuti… ed è proprio questo che è accaduto, perché questi uomini hanno trasformato perfino il tabernacolo della preghiera in un’occasione per imparare e non per amare.

Credono di amare dio perché lo conoscono, ma la scala di grigio della conoscenza umana, per quanto possa essere ordinata, non basta per misurare la luce brillante e le infinite tonalità di Dio. È qui che questi bravi studenti si frustrano… costa loro comprendere che il metodo migliore per studiare l’Amore è l’amore stesso, e si infastidiscono perché scoprono che in fondo non sono disposti a cambiare se questo implica il fatto di rinunciare alle sicurezze che la conoscenza ha fornito loro. Credevano di studiare l’infinitezza e l’onnipotenza di Dio, ma in realtà l’unica cosa che hanno fatto, poveretti, è stata conoscere il dio nano incarcerato dalla loro intelligenza pedante.

3. Il dio degli astronomi

Questo dio è bello come la Luna. I suoi seguaci lo contemplano con ammirazione e rispetto, soprattutto di notte, forse con una preghiera sincera prima di dormire, ma dopo di questo la sua presenza nella vita quotidiana è meramente decorativa. E non è che questi credenti non credano in lui, non sappiano che si è incarnato e che ha donato la propria vita per redimerli dal peccato. Anche sulla Luna sanno e sono certi che da questa dipendono alcuni fattori gravitazionali che permettono la vita sulla Terra. Il problema non è questo. Il punto è che il dio degli astronomi non scende, non diventa concreto, non si immischia nella vita di nessuno, e i suoi misteri sono storia del passato.

Questi credenti sono una razza molto particolare e triste: credono di essere redenti ma non vivono come tali, credono di essere amati ma non si sentono amati, credono che nell’Eucaristia ci sia il Corpo di Dio vivo ma il loro dio, nella pratica, è un cadavere.

Qualcuno parli a questi uomini della Provvidenza o della Grazia, dei santi che irradiano l’amore di Dio nel mondo o dei sacramenti come incontro reale ed efficace con Cristo! Ricordate loro che mediante la Croce la nostra vita si è trasformata, che ora siamo figli e che Dio è un padre nelle cose concrete, nelle lacrime, nei sorrisi, nelle frustrazioni e nelle gioie della vita quotidiana e non in ciò che è astratto, freddo, futuro o semplicemente ricordato.

Forse se diremo loro tutto questo qualcuno deporrà il telescopio e cercherà di credere nel Dio della vita… ma non sorprendetevi se nessuno lo farà, perché la fede da telescopio non è sempre frutto dell’ignoranza – spesso è una decisione consapevole presa da quanti temono che la vicinanza di Dio interrompa il ritmo che hanno già dato alla loro vita. Chissà se le loro paure erano fondate… forse Dio voleva solo avvicinarsi per dare loro un bacio sulla fronte e privarli di quella dolorosa sensazione di abbandono che li angoscia. Non lo sapremo mai. C’est la vie.

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Tags:
dio
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