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Il video virale del marinaio licenziato dalla nave Aquarius. Falso.

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Forse lo avete visto anche voi, forse siete tra quelli che lo hanno reso virale credendoci?

Forse avete commesso un errore di valutazione, ma come mai? Ma andiamo con ordine…

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Chi è Gian Marco Saolini?

E’ un noto troll, trasformista, social media manager e web performer, è molte cose ma non è assolutamente un marinaio della nave Aquarius. Tutta una bufala, per far emergere – dice lui – il razzismo degli italiani. Le parole che usa sono chiare: “Mi chiamo Giovanni Titori e sono stato fino a ieri parte dell’equipaggio dell’Aquarius, ero nostromo. Sono stato fatto secco, sono stato eliminato e licenziato semplicemente perché volevo parlare, volevo dire la verità agli italiani. Non è assolutamente vero che sulla nave Aquarius ci sono condizioni disagiate. La gente è felice. C’è una sala dove ci sono videogame e giochi d’azzardo. Molti di loro passano la sera giocando alla roulette e non chiedetemi con quali soldi. Sono tutti ben vestiti, ben nutriti”.

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Come ha fatto un video, palesemente così sopra le righe in cui si vede che lui recita, fare 4.3 milioni di visualizzazioni su Facebook e quasi 150 mila condivisioni? Perché Gian Marco Saolini conosce il suo pubblico, in questo è maestro, è ha saputo provocare tutti i nostri peggiori istinti e pregiudizi sul tema dei migranti.

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Un pregiudizio duro a morire

L’idea più volte tirata in ballo che chi affronta prima il deserto, poi le bande armate in Libia e infine il mare sia lì in viaggio premio, come se fosse in crociera, che – quando sbarca in Italia – viene accolto con un cocktail con gli ombrellini e una busta di soldi. Quanto hanno di diaria? Ma 35 euro al giorno ovviamente! Falso! Falsissimo, eppure ancora e ancora è necessario ristabilire questa verità nascosta, affogata assieme alle bugie e assieme a chi è morto durante la traversata.

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Il Papa lo ha ripetuto di recente, la «prima fake news» è quella prodotta dal «serpente astuto», di cui parla la Genesi, che «portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato».

La strategia dell’abile “padre della menzogna” è «la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti». Così accade con le informazioni infondate proposte da media e reti sociali, «basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore» la cui «diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici». E una loro caratteristica è proprio la «natura mimetica, cioè la capacità di apparire plausibili» a cui si aggiunge il fatto che «queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi, all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione» (Avvenire).

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