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Massimiliano Sechi: la vita è bella anche in un corpo dimezzato

MASSIMILIANO SECCHI
Facebook I Massimiliano Secchi
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A chi misura le persone in termini di utilità si può dire che questo ragazzo disabile ha ottenuto grandi successi; ma la cosa davvero importante è che sia un'anima felice e grata

Tutte le mattine quando mi sveglio prendo le vitamine, cose naturalissime che fanno bene. La pressione bassa ha bisogno di essere rinvigorita, il carico mentale ha bisogno di energie che lo sostengano. Quando posso vado anche in palestra, perché la mia schiena s’incurva sempre più. Ci sono strumenti e oggetti che possono contrastare la nostra pigrizia, aiutarci a combattere la stanchezza.

L’insoddisfazione bussa alla porta di frequente, anche quando tutto procede liscio come l’olio o addirittura a vele spiegate. Il cosiddetto male di vivere è un compagno che frequentiamo perché spesso ci fa comodo borbottare, lamentarci, rigirarci nel letto a sospirare.

Tendiamo a delegare molta fiducia a tante specie di pillole. Non mi riferisco a farmaci necessari o salvavita, ma a quei piccoli elisir – per nulla cattivi! – a cui chiediamo un miracolo d’energia, di sprint, semplicemente deglutendo. In questi casi fa bene ricordare che nulla come un esempio umano può svegliare dal letargo la nostra ignavia.

L’energia di un vero uomo

Una pasticca chiede solo di essere mandata giù, invece la voce di un uomo apre una relazione viva con chi lo ascolta. Una proposta umana sarà sempre capace di destare in noi il buono (… o il peggio) sopito.

La storia di Massimiliano Sechi è una di quelle testimonianze umane che fanno saltare sulla sedia. E tremare di gioia. Volendo fare l’avvocato del diavolo (arte in cui molti sapientoni dei nostri giorni eccellono) verrebbe da dire che la sua vita è inutile: a cosa può servire al mondo una persona nata focomelica, senza braccia né gambe?

Basterebbe dire che Massimiliano si gode appieno la propria vita senza maledire la sua condizione. Un’anima felice è la massima aspirazione di Dio, che creò il mondo perché amava ogni cosa nel suo semplice “esserci” e non per allevare schiavi efficienti. Se avesse pensato alla Creazione in termini utilitaristici non si sarebbe messo a tirare fuori dal nulla tante cose futili come la coda del pavone, galassie lontanissime che nessuno vedrà mai, fiori rari in zone inesplorate dall’uomo.

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Visto che  siamo manipolati da un pensiero gretto che ragiona in termini di affari e produttività, sarà un piacere mostrare quanto l’esistenza di Massimiliano, così ferita e manchevole, sia un capitale fecondissimo anche da questo punto di vista.

Dalla depressione alla gioia

Non è strano notare che sia stata la sofferenza a plasmare la sua gioia debordante.
La disabilità grave gli ha portato in dote tre anni di depressione, perché è più che onesto sondare fin nel cantuccio più oscuro di sé le obiezioni a una condizione per nulla facile.

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