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Spiritualità
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L’Arcangelo cui fu affidata la protezione del santuario della Madonna di Pompei

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/06/18

A lui ci si può rivolgere per l'intercessione di una grazia, recitando questa invocazione del beato Bartolo Longo

Ad un arcangelo è stato affidato dal beato Bartolo Longo il santuario della Madonna del Rosario a Pompei. E quell’arcangelo è Michele.

In “Gli angeli del beato Bartolo Longo” (edizioni Segno), Marcello Stanzione e Carmine Alvino spiegano il perché di questa scelta di Longo.

Tutto inizia l’ 8 maggio 1883, giorno in cui fu benedetta la prima Campana della chiesa di Pompei. «Fu in quella giornata – scrive Bartolo Longo – che si udì la prima squilla del sacro bronzo che salutava Maria; e fu quella la prima volta che nell’ora di mezzogiorno venne recitata una preghiera comune alla Vergine di Pompei, intitolata: Atto di amore a Maria».

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La supplica

Come molti sanno, quella preghiera diede origine alla potente supplica alla Regina del Rosario, che allo scoccare di mezzogiorno dell’8 maggio e della prima domenica di ottobre si ripete in tutti i luoghi in cui è diffusa la devozione alla Vergine del Rosario.




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“Onorare il glorioso Arcangelo”

«Ora – si legge negli scritti di Longo – nell’annunziare che io feci nel Periodico “IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI”, la straordinaria festa che si sarebbe celebrata quell’8 di Maggio di quell’anno col battesimo della prima Campana, resi manifesto un mio antico disegno: di onorare cioè il glorioso Arcangelo S. Michele col dedicargli un giorno un altare nel Santuario Pompeiano».

La difesa di tutte le Opere

Cinque anni dopo, nella festa dell’8 maggio dedicata alla Madonna, Bartolo Longo ufficializzò l’affidamento e la custodia del Santuario di Pompei «e la difesa di tutte le mie Opere e della nascente città: la Nuova Pompei. E rinnovai promessa di erigere un altare in onore di questo Principe della Milizia celeste».




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La preghiera del 1888

«In quella occasione – evidenzia Longo – col divino aiuto, dettai una Preghiera da recitarsi la prima volta il dì 8 Maggio del 1888 dagli ascritti al nuovo Tempio, acciocché a tutti fosse estesa la protezione di San Michele, e tutti provassero gli effetti benefici del suo potente patrocinio.

Quella preghiera ha per titolo: “Invocazioni a S.Michele Arcangelo difensore e custode del santuario di Pompei”.

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Per chiedere una grazia

Ben presto, prosegue il beato, «quell’orazione si rese popolare e comune a tutti i divoti della Regina del Santo Rosario di Pompei sparsi per l’Orbe; e si prese l’uso di ripeterla per nove giorni di seguito ogni volta che si vuole ottenere una grazia per intercessione di quell’Arcangelo potentissimo».


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Invocazioni a San Michele Arcangelo difensore custode del santuario di Pompei per ottenere il suo potente patrocinio

I. Io ti saluto, o altissimo Principe del Cielo, Capo di tutti i Principi delle Angeliche Gerarchie, amore degli Angeli giusti e terrore degli Angeli ribelli, mio dilettissimo Arcangelo San Michele. La tua bellezza rapisce l’animo mio, quando ti contemplo per quell’Angelo forte scendente di cielo, circonfuso di luminosa nuvola, l’iride sul capo, la faccia come sole, e colonne di fuoco i tuoi piedi. Io mi rallegro teco, poiché di tanta bellezza e magnificenza ti decorò il Signore, qual difensore della gloria del Verbo e dell’Immacolata sua Madre. Tu sei uno specchio chiarissimo sopra cui Dio ha improntata l’Immagine sua. Il tuo sapere e bellezza superano l’intelligenza e vaghezza di tutti gli Angeli, onde sei chiamato Cherubino, che tutti in te aduni i pregi loro. Il tuo soggiorno è un paradiso di delizie fatto a bella posta per te. Non vi ha luogo nei Cieli ove non spandi la tua voce: sopra monti di stelle è il tuo cammino. Unisco le mie lodi con quelle che ti fanno tutti gli Angeli del Cielo, e insieme con essi benedico la SS. Trinità di tanta potenza e gloria onde ti ha decorato in Cielo e in terra. E però col Coro degli Angeli io dico: Gloria Patri et Figlio, etc.

II. Io ti venero, o glorioso Arcangelo, Michele, qual sublime Spirito, a cui il Signore ha commesso l’augusto suo Nome, la sua Legge, la sua Chiesa, l’umanità tutta quanta. E cogli Arcangeli tutti ringrazio l’Altissimo, che di tanto onore ti fece degno. Gloria Patri et Filio, etc.

III. O invittissimo Principe, lascia che io sciolga il cantico della tua esaltazione. Tu sei l’Angelo della faccia del Signore, il fiato di Dio, il braccio di Dio, il promulgator del Vangelo, il primo dei Santi Sette Spiriti assistenti al Trono di Dio. Tu il Padre ed il Dottore degli Angeli fedeli, che ti venerano e ti ubbidiscono qual loro Sovrano e Custode. Onde io insieme con essi e col Coro dei Principati, lodo per te il Signore. Gloria Patri et Filio, etc.

IV. Io ti amo, o dolce ed umile Arcangelo. Tu apparisti sulle vette del Gauro che domina la valle di Pompei, forse per apparecchiare il regno di Maria sul luogo signoreggiato un dì da Satana, e risorto oggi a vita di benedizione. Deh! Apparisci oggi al mio spirito, e guidalo per retto cammino della verità e della giustizia, ed innamoralo delle bellezze del Cielo. Scolpisci sul mio cuore quel Nome soavissimo di Gesù, che, da te tre volte ripetuto, tramutò il superbo Lucifero in deforme dragone. Scrivi quel nome dinanzi agli occhi miei, affinché non veggano la vanità. Ripeti questo Nome alle mie orecchie, affinché non ascoltino le fallacie del mondo e le parole di malizia. Incidi questo Nome sulle mie labbra, affinché non si aprano giammai alla menzogna od a scusare l’iniquità. Ed io insieme colle Dominazioni ti esalto: Gloria Patri et Filio, etc.

V. Discendi propizio al soccorso della Chiesa tutta di Cristo, e degnati ancora di essere da oggi innanzi il Difensore del Santuario di Pompei, in cui ti hai un’ara consacrata al tuo nome; il Padre e Custode delle Orfanelle e dei Figli dei Carcerati raccolti sotto il manto della Vergine di Pompei; la Guida di tutti gli Associati al Tempio di Maria; il Protettore della mia casa, della mia famiglia, di tutte le mie opere, dell’anima e del corpo mio, che pongo sotto la tua singolar custodia. Ed invito il Coro delle Potestà a benedirti, e ringraziarti per me: Gloria Patri et Filio, etc.

VI. Tu, Ministro primo della Regina delle Vittorie, propaga per mondo il suo Rosario. Tu conducimi a lei, ed ottienimi tutte le grazie, di cui vedi che ho bisogno. Ispirami i modi onde possa a lei piacere. Tira gli animi dei peccatori, e menali pentiti a’ suoi piedi, mentre che io con le Virtù dei Cieli ti glorifico: Gloria Patri et Filio, etc.

VII. O Spirito bellissimo e potentissimo, sii luce ai passi miei; fortezza nei miei abbattimenti; vittoria nel tumulto delle passioni; conforto nei travagli della vita; rifugio dal mondo che mi perseguita; salute nelle infermità che mi ambasciano; liberazione dai lacci che i miei nemici mi han tesi per sorprendermi; sostegno contro il demonio che mi tenta. E col Coro dei Troni ti onoro: Gloria Patri et Filio, etc.

VIII. E quando Satana discenderà con ira grande all’ultima lotta contro di me morente; e tu lo fuga col tuo fulmineo sguardo, o invitto Guerriero di Dio. E il nome di Gesù e di Maria, da te ripetuto, sia per me, lasso, melodia soave, preludio delle armonie del Cielo. Ed io col Coro dei Cherubini lodo e benedico Iddio che ti fece così grande: Gloria Patri et Filio, etc.

IX. Oh Arcangelo santo! Io ti invocherò sempre, e ti amerò, e ti onorerò in terra. E tu, quando mi presenterai al Divino Giudice, volgi per me quella prece, che mi farà sicuro il Paradiso. Ed ora per allora insieme coi Serafini io canto: Gloria Patri et Filio, et Spiritui Sancto; sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum.

Amen.

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