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Cosa chiedono i giovani? Una Chiesa più trasparente e al passo con i tempi

CANONISATION JOHN PAUL II AND JOHN XXIII

JEFFREY BRUNO | ALETEIA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 19/06/18

Presentato l'Instrumentum Laboris, il documento di lavoro sul Sinodo di ottobre. Fari puntati su speranza, vocazioni, discernimento. Ma si parla anche di immigrati e Lgbt

Pubblicato il Documento di lavoro della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in programma in Vaticano dal 3 al 28 ottobre sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale

Cosa cercano i giovani nella Chiesa? In primo luogo, desiderano una «Chiesa autentica», che brilli per «esemplarità, competenza, corresponsabilità e solidità culturale», una Chiesa che condivida «la loro situazione di vita alla luce del Vangelo piuttosto che fare prediche», una Chiesa che sia «trasparente, accogliente, onesta, attraente, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva» (Vaticannews, 19 giugno).

La stesura dell’Instrumentum Laboris è stata ottenuta attraverso una sintesi del Seminario internazionale sulla condizione giovanile, tenutosi a settembre del 2017; al questionario on line attivo da giugno a dicembre dello scorso anno; alla Riunione presinodale; ai contributi che singoli giovani, o gruppi di giovani, dei cinque continenti hanno inviato alla Segreteria del Sinodo (Avvenire 19 giugno).




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Più ascolto

Il documento è articolato in più sezioni ma il filo conduttore è unico: i giovani chiedono un maggiore protagonismo nella Chiesa e un maggior supporto dalle istituzioni ecclesiastiche. Tanto più in un mondo sempre più “complicato” per loro, vuoi per la difficoltà nel cercare lavoro, vuoi per la fluidità delle relazioni sociali.

Per questo è necessaria una Chiesa «meno istituzionale e più relazionale». Di qui la necessità di «uno stile di dialogo interno ed esterno alla Chiesa» (Agensir, 19 giugno).

Tutti i giovani vogliono essere ascoltati, nessuno escluso, tanto che «l’ascolto è la prima forma di linguaggio vero e audace che i giovani chiedono a gran voce alla Chiesa», e là dove vengono offerti «ascolto, accoglienza e testimonianza in modo creativo e dinamico, nascono sintonie e simpatie» fruttuose.




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Dare voce alla questione LGBT

In questo contesto alcuni giovani LGBT, attraverso vari contributi giunti alla Segreteria del Sinodo, desiderano «beneficiare di una maggiore vicinanza» e sperimentare una maggiore cura da parte della Chiesa.

Ci sono «molti giovani cattolici non seguono le indicazioni della morale sessuale della Chiesa. Nessuna Conferenza Episcopale offre soluzioni o ricette, ma molte sono del parere che la questione della sessualità deve essere discussa più apertamente e senza pregiudizi» (Ansa, 19 giugno).




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Accompagnare i giovani

L’ascolto si coniuga con l’accompagnamento «spirituale, psicologico, formativo, familiare, vocazionale: in ognuna di queste forme, l’accompagnamento è fondamentale per i ragazzi». Esso, infatti, «non è un optional rispetto al compito di educare ed evangelizzare i giovani, ma un dovere ecclesiale e un diritto di ogni giovane».

Piuttosto serve a formare coscienze e libertà, a coltivare sogni ma anche ad intraprendere «passi concreti nelle strettoie della vita». La Chiesa e le comunità cristiane non possono che essere centrali in questo percorso di accompagnamento dei più giovani, devono far pesare la loro presenza accanto a loro.




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La dignità del migrante minore

In questo percorso non si possono escludere i migranti: tra essi vi è «un’alta percentuale è costituita da giovani».

L’Instrumentum laboris, che si sofferma sulla questione dei minori non accompagnati, molti dei quali rischiano di finire vittime della tratta di esseri umani e alcuni spariscono letteralmente nel nulla. «Non c’è ancora un consenso vincolante sull’accoglienza di migranti e rifugiati, o sulle cause dei fenomeni migratori», il grido d’allarme: per questo è urgente «attivare percorsi a tutela giuridica della loro dignità e capacità di azione e al tempo stesso promuovere cammini di integrazione nella società in cui arrivano».

Tollerenza zero contro gli abusi sessuali

La Chiesa deve poi saper intercettare quegli interlocutori che la ritengono una presenza non significativa nella propria vita o una presenza «fastidiosa ed irritante».

E c’è una ragione in questo atteggiamento critico: gli scandali sessuali ed economici, su cui i giovani chiedono alla Chiesa di «rafforzare la sua politica di tolleranza zero contro gli abusi sessuali all’interno delle proprie istituzioni»; l’impreparazione dei ministri ordinati, che non sanno intercettare la sensibilità dei giovani, e la fatica della Chiesa stessa di «rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea».




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Discernimento come “strumento di lotta”

In una Chiesa che sappia confrontarsi con coraggio su temi “caldi” citati nel documento – discriminazioni religiose, razzismo, precariato lavorativo, povertà, tossicodipendenza, alcolismo, bullismo, sfruttamento sessuale, pedopornografia, corruzione, difficoltà di accesso allo studio, solitudine – la parola d’ordine è «discernimento».

Inteso come «stile di una Chiesa in uscita», per rispondere concretamente alle esigenze dei giovani. «Dinamica spirituale» per «riconoscere e accogliere la volontà di Dio nel concreto» delle singole situazioni, il discernimento va offerto alle giovani generazioni come «strumento di lotta» che li renda «capaci di riconoscere i tempi di Dio», per «non sprecare» le sue ispirazioni ed il suo «invito a crescere».

«Dono e rischio» allo stesso tempo, perché non immune dall’errore, il discernimento insegna ai ragazzi «la disponibilità ad assumere decisioni che costano».


POPE FRANCIS,FERULA

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Cambiare l’idea di Pastorale Vocazionale

In ambito vocazionale, inoltre, il giusto discernimento dovrà avvalersi di persone competenti e di «strutture di animazione adeguate, efficienti ed efficaci, attrattive e luminose per lo stile relazionale e le dinamiche fraterne che generano».

Quello delle vocazioni è un problema su cui i giovani sollevano l’attenzione. E danno una lettura al calo perché c’è «una visione riduttiva» del termine «vocazione», il che crea «un forte pregiudizio» poiché la pastorale vocazionale viene vista come «un’attività finalizzata esclusivamente al ‘reclutamento” di sacerdoti e religiosi».




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“Ampio respiro”

Da qui nasce la necessità di ripensare la pastorale giovanile vocazionale in modo che sia «di ampio respiro» e «significativa per tutti i giovani». Ogni ragazzo, infatti, ha una sua vocazione che può esprimersi in vari ambiti – la famiglia, lo studio, la professione, la politica…- divenendo «un fulcro di integrazione di tutte le dimensioni della persona».

CLICCA QUI PER LEGGERE IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DI LAVORO

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