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Documento vaticano senza precedenti: l’elogio della Chiesa allo sport

POPE FRANCIS,SOCCER BALL
Antoine Mekary | Aleteia | I.MEDIA
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Pubblicato prima del Mondiale 2018 di Russia, presenta per la prima volta, in maniera sistematica, i suoi valori universali, ma anche i rischi da evitare. Il tocco di Jorge Bergoglio si sente...

In perfetto tempismo per l’inaugurazione del Campionato Mondiale di Calcio 2018, avvenuta ieri, giovedì 14 giugno, nello stadio Luzhniki di Mosca, la Santa Sede ha reso pubblico venerdì 1° giugno un documento sulla prospettiva cristiana dello sport, intitolato Dando il meglio di sé.

Il nuovo testo, che è stato preparato dalla Sezione Chiesa Sport del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, e redatto da un gruppo di esperti internazionali, composto sia da teologi che da rappresentanti di organizzazioni sportive cattoliche, è una prima assoluta. Finora il Vaticano non aveva mai dedicato un documento al tema dello sport.

Che il nuovo documento sia stato stilato sotto il pontificato di papa Francesco non può destare sorpresa. Anche se Jorge Bergoglio non è uno sportivo come lo fu Pio XI — il Pontefice nato a Desio, in Lombardia, è conosciuto infatti come il “Papa alpinista” [1] — o uno sciatore come era Giovanni Paolo II, egli non ha mai comunque nascosto la sua passione per il pallone. Tifa infatti per la squadra di calcio argentina San Lorenzo de Almagro, la quale — come osserva Nicolas Senèze su La Croix — ha concluso il campionato 2017-2018 al terzo posto.

Papa Francesco allude volentieri ai suoi ricordi d’infanzia, quando era solito andare a vedere le partite di calcio. “Da ragazzo sono andato parecchie volte allo stadio, e ho dei bei ricordi. Sono andato solo e con la mia famiglia. Momenti gioiosi, di domenica, insieme con i miei familiari”, così raccontò il 2 maggio 2014 nel suo discorso rivolto alle squadre di calcio della Fiorentina e del Napoli ricevute in udienza nella Sala del Concistoro in Vaticano assieme ad una delegazione della Federcalcio e della Lega Serie A.

L’attività sportiva domenicale

Presentando il documento, la stampa anglosassone si sofferma su un elemento particolare del testo, lungo una cinquantina di pagine. Dando il meglio di sé, così spiega il Catholic News Service, condona l’attività sportiva domenicale in quanto mezzo per riunire famiglie e comunità in gioia e in celebrazione, a condizione però che tali eventi non vengano poi usati come una scusa per saltare la Messa.

“Se lo sport può da un lato correre il rischio di dividere una famiglia o diminuire la santità della domenica come il giorno del Signore, può anche aiutare una famiglia a vivere con altre famiglie la celebrazione domenicale, non soltanto nella liturgia ma anche nella vita di comunità”, si legge infatti nel documento, il quale poi aggiunge: “Questo non significa che non si debbano tenere incontri sportivi la domenica, ma che questi eventi non dovrebbero precludere la partecipazione delle famiglie alla Messa e dovrebbero anzi promuovere una vita familiare in una dimensione di comunità” (cap. 5.3).

Il Daily Mail ricorda a tal riguardo la vicenda dell’atleta e missionario presbiteriano scozzese Eric Liddell, che ai Giochi olimpici del 1924 a Parigi declinò di partecipare alle gare dei 100 metri piani — la sua distanza preferita — , perché la finale si sarebbe disputata di domenica [2].

Il quotidiano londinese menziona anche casi simili molto più recenti, come quello del saltatore triplo britannico Jonathan Edwards (oro ai Giochi di Sydney nel 2000), che per lo stesso motivo non partecipò ai Mondiali di atletica leggera del 1991, o quelli dei rugbisti Michael Jones (Nuova Zelanda) e Euan Murray (Scozia).

Lo sport come dimensione del patrimonio culturale e teologico della Chiesa

Tra i vari articoli dedicati al nuovo documento spicca il commento pubblicato dal gesuita Patrick Kelly sul sito della rivista America. Kelly, che è professore associato di Teologia dell’Università di Seattle e ha partecipato sia alla revisione del testo che alla conferenza stampa di presentazione, inizia il suo articolo ricordando il discorso rivolto ai cardinali alla vigilia del conclave 2013 dall’allora arcivescovo di Buenos Aires.

Mentre citava le parole di Gesù “Ecco, sto alla porta e busso” del Libro dell’Apocalisse (3,20), il futuro papa Francesco si immaginava infatti Gesù che bussa la porta dall’interno della Chiesa, affinché Lo si faccia uscire. Con la pubblicazione del suo primo grande documento sullo sport, scrive padre Kelly, “la Chiesa sta compiendo un passo significativo in questa direzione”.

Molti lettori rimarranno forse sorpresi dalle parti del documento che descrivono il gioco e lo sport “come una dimensione del patrimonio culturale e teologico della Chiesa”, così osserva il gesuita, ma di fatto “i cristiani hanno tradizionalmente sottolineato la bontà del mondo materiale e che la persona è un’unità di corpo, anima e spirito”.

Il problema è che quando il gioco in sé non viene preso sul serio, le attività ludiche come quelle sportive rischiano di essere considerate semplicemente mezzi per altri fini, continua padre Kelly, che cita il discorso di papa Francesco del 2 maggio 2014: “Vorrei augurare che il calcio e ogni altro sport molto popolare recuperi la dimensione della festa. Oggi anche il calcio si muove in un grande giro di affari, per la pubblicità, le televisioni, eccetera. Ma il fattore economico non deve prevalere su quello sportivo, perché rischia di inquinare tutto, sia a livello internazionale e nazionale sia a livello locale.”

Un’ode allo sport

Infatti, anche se il documento si sofferma sugli aspetti negativi — o anzi vere e proprie “derive” — che caratterizzano oggigiorno il mondo dello sport, ad esempio il doping e le tifoserie violente, sottolinea però in particolare i valori educativi, formativi e sociali dell’attività sportiva.

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