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Cosa ci dice il quadro “La Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso”?

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Il profondo significato spirituale del dipinto di Benjamin West sul Giardino dell'Eden

I primi esseri umani vennero posti in un giardino eterno praticamente senza limiti, ma ecco che arriva l’ingannatore, rappresentato da un serpente, che avvia una conversazione non certo casuale. Adesca l’uomo e la donna promettendo loro un’identità rubata, “essere come Dio”, ma senza Dio o in modo non conforme alla sua volontà. In questo modo, prepara astutamente gli esseri umani, Dio o entrambi al confronto.

Il confronto è seguito dall’espulsione. L’armonia originale viene distrutta, e la bellezza del respiro eterno è appannata. Il creato è soggetto alla decadenza, e la morte fa il suo ingresso nella storia umana. Con questo dipinto, Benjamin West ci presenta la fragilità e l’angoscia del momento, la miseria della caduta.

La gloriosa figura di uno dei cherubini emerge dalle nuvole. Vestito di bianco, ha la mano destra attraversata da un raggio di luce, a simboleggiare la “spada fiammante”. I capelli sollevati e lo sguardo penetrante contrastano con la leggerezza delle sue ali e del drappeggio. Notate il mantello rosso che lo copre parzialmente. Indica l’ingresso della morte e dello spargimento di sangue.

Davanti a lui ci sono i protagonisti della vicenda, che piangono sulla loro condizione caduta. Adamo si copra il volto per la vergogna, e con la mano destra tiene il braccio della madre dell’umanità. Eva, in lacrime, è in ginocchio a terra chiedendo misericordia. Davanti a loro striscia il serpente, che sembra ridere malignamente.

Mentre gli esseri umani entrano nell’oscurità, il dipinto ci ispira a chiederci: “È la fine? È la vittoria del peccato cosciente universale? Siamo puniti e condannati per sempre?”

È interessante che lo scaltro ingannatore prometta agli esseri umani che mangiando il frutto proibito i loro occhi si apriranno e loro potranno vedere e conoscere. È una mezza verità, perché dopo averlo mangiato i loro occhi si sono sì aperti, ma non nella saggezza, quanto nella vergogna. Sono diventati consapevoli di essere nudi. L’innocenza è stata perduta, e ora cercano di coprirsi con le foglie dell’albero di fico.

Ma Dio opera qualcosa di splendido. Non abbandona la sua creazione. Dio provvede! Notate gli abiti di Adamo ed Eva nel dipinto. Sono fatti non di foglie, ma pelli animali. Con il vello intatto, Dio ha fatto degli abiti di pelle di pecora per Adamo e la moglie. Ciò allude chiaramente all’Agnello di Dio che assume i peccati del mondo.

Notate anche come il piede dell’angelo tocchi quello di Adamo. Testimonia il nuovo Adamo, l’incarnazione e la duplice natura di Dio nella sua umanità e divinità. Eva, inginocchiata, indica la natura di intercessione della nuova Eva, la Beata Vergine Maria.

La Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso non è tanto la storia dell’ira e della punizione di Dio, quanto un atto di puro amore e riparazione. Se gli esseri umani caduti avessero consumato il frutto dell’albero della vita, sarebbero rimasti per sempre in uno stato di dannazione. Dio ha quindi dovuto inviare Suo Figlio per riscattare i mortali dallo stato di peccato originale universale e guadagnare la salvezza eterna. Gesù è l’Albero della Vita. Intrappolati nel tempo, gli esseri umani possono ora ricevere la vita eterna solo attraverso Cristo.

Questo articolo è stato pubblicato in partnership con Indian Catholic Matters.

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