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Un padre ritrova la fede dopo la morte della figlia per leucemia

VANESSA GUIDO
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A 18 anni si ammala di leucemia, accetta la croce, riscopre la fede e converte con la sua testimonianza il cuore dei genitori

Nel libro del Siracide si legge:

Accetta quanto ti capita, sii paziente nelle vicende dolorose, perché con il fuoco si prova l’oro, e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. (Sir 2, 4-5)

La storia di Vanessa Guido mi ha fatto pensare a queste parole. Ha appena compiuto diciotto anni quando scopre di avere una leucemia mieloide acuta. Comincia subito le cure, un percorso difficile e doloroso, che affronta con coraggio offrendo la sua sofferenza per la guarigione dei bambini malati.

Dare un senso alla malattia e trovare conforto nella fede

I genitori sono disperati, arrabbiati con Dio, come si legge nell’articolo di Credere (7 giugno 2018) e non trovano pace. Guardare una figlia soffrire è un peso troppo grande da portare. Nella testa rimbombano le solite domande: “perché lei?”, “perché la nostra giovane figlia?”, “il nostro tesoro?”. Vanessa invece non perde il sorriso e la dolcezza, con la quale accoglie tutti. Comprende che il suo dolore ha un senso e arriva a ringraziare il Signore per il suo male. Una testimonianza bellissima!

Ecco cosa scrive:

«Ho dato un senso alla mia malattia, trovando conforto nella fede. Dio mi ha affidato questa missione perché sa che posso superarla. Lo ringrazio e dono questo mio sacrificio in cambio della guarigione di bambini malati e indifesi» (Credere)

La risposta di una figlia alla rabbia dei genitori

Vanessa durante la malattia riscopre il suo rapporto con il Signore e cerca di trasmettere la fede ai genitori, soprattutto al padre:

«Papà, non devi essere arrabbiato con Dio. La mia malattia e quella di tante persone non è colpa di Dio. Dio potrà solo accoglierci, ma quelli che mi hanno causato la malattia, quelli che vi fanno soffrire per la nostra malattia, siamo noi stessi, la società in cui viviamo, l’inquinamento, i veleni che respiriamo e mangiamo. Dio può solo accoglierci.» (Credere)

Due anni di terapie e il trapianto del midollo

Le cure proseguono per due anni e Vanessa si sottopone anche al trapianto di midollo che però non riesce a salvarle la vita. Muore il 17 dicembre 2013: “vola in cielo, tra le braccia di Gesù”, scrive il padre Antonio dopo aver ritrovato la fede grazie alla figlia. (Credere)

Pellegrina a Medjugorie dopo aver sognato la Madonna

Come regalo di compleanno per festeggiare i suoi diciannove anni Vanessa parte sola per Medjugorie dopo aver sognato la Vergine Maria. Racconta la madre:

«Chiese di poterci andare come regalo per il suo diciannovesimo compleanno. Aveva fatto un sogno, nel quale proprio la Madonna le chiedeva di “andare a lei”. E volle andarci da sola, appena finita la chemioterapia, con l’angoscia di noi genitori, che vi lascio solo immaginare». (Credere)

Al suo ritorno i genitori scoprono una figlia ancora più forte, gioiosa, sorridente e disponibile con tutti. Vanessa convince anche suo padre a recarsi a Medjugorie e il signor Antonio torna cambiato dal pellegrinaggio, il suo cuore di pietra trasformato in cuore di carne:

«Nel marzo 2013 fu lei a chiedermi di andare insieme a Medjugorje. Non ne avevo nessuna voglia… ma dovevo farle questo regalo. Lei mi ripeteva che mi sarebbe servito e che dovevo solo aprire il cuore e pregare. La mamma, invece, ci sarebbe dovuta andare più avanti, perché, secondo Vanessa, non era ancora pronta». (Credere)

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