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Imprigionato a torto, liberato per intercessione di san Giovanni Paolo II, ha incontrato Papa Francesco

POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE
©VaticanMedia-Foto/CPP
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Accusato a torto dello stupro e dell’omicidio di una ragazza, Tomasz Komenda aveva pregato san Giovanni Paolo II di essere liberato. Per ringraziarlo dell’uscita di prigione, è venuto a Roma per pregare sulla sua tomba e alla fine si è ritrovato fra le braccia di Papa Francesco.

È la storia di un miracolato. Nel 2000, Tomasz Komenda, polacco ventitreenne, venne accusato dello stupro e dell’omicidio di una quindicenne. Malgrado negasse tutto, fu dichiarato colpevole a causa di una “prova” scientifica: due esperti affermarono che le tracce di denti sul corpo della vittima corrispondevano alla dentatura di Tomasz.

Una volta in prigione, il ragazzo visse un inferno. Sì, perché gli stupratori sono stigmatizzati, umiliati e talvolta anche torturati dai compagni di detenzione. E Tomasz non poteva contare sulle guardie perché almeno un’apparenza di ordine venisse rispettata: quelle «giravano gli occhi dall’altra parte», avrebbe poi spiegato in un’intervista televisiva.

La sua preghiera a Giovanni Paolo II

Poiché non poté convincere nessuno della propria innocenza, il giovane cercò aiuto. Benché fosse non credente, si mise a pregare san Giovanni Paolo II. Dall’alto del suo letto, il viso del Papa polacco lo guardò, sorridendo da una fotografia offertagli da sua madre. «Se sei santo – pregò Tomasz – sei lì con quella ragazza. Se devi portarmi lì, portamici adesso. Se devo essere liberato, fammi liberare».

Sei mesi dopo questo grido del cuore, un poliziotto bussò alla porta della cella. Non credeva alla colpevolezza del giovane e sapeva come provarlo. Dopo un anno di attriti giuridici, Tomasz è sbiancato. «Il Papa santo mi ha ascoltato», esultò in cuor suo. E quando fu liberato, a metà maggio, subito promise di recarsi a Roma per ringraziare Giovanni Paolo II, sulla sua tomba.

«Solo gli uomini di parola vengono rispettati», afferma un proverbio polacco. E Tomasz merita di esserlo: a meno di un mese dall’uscita di prigione, si trovava già alla basilica di San Pietro. Accompagnato da suo padre e da sua madre, si è raccolto davanti all’altare dove si trova la sobria tomba di Giovanni Paolo II.

Francesco toccato dalla sua storia

Ciò che Tomasz non sapeva è che la su storia era giunta fino in Vaticano. L’elemosiniere pontificio, polacco anch’egli, Mons. Konrad Krajewski, ne aveva raccolto la voce. Il prelato – che sarà creato cardinale tra qualche giorno – raggiunse la famiglia e le propose di accompagnarlo in Piazza San Pietro, dove Papa Francesco avrebbe tenuto l’udienza generale del mercoledì.

La Provvidenza le fa per bene, le cose: la piccola famiglia è riuscita a intrufolarsi fino a raggiungere il successore di Pietro e a scambiare con lui qualche parola. Commosso da ciò che sentiva, Francesco ha preso spontaneamente Tomasz fra le braccia stringendolo per un lungo istante. Poi ha chiesto al fotografo di scattare diverse istantanee con il ragazzo.

La storia non si ferma qui: la famiglia Komenda è stata invitata a pranzo da mons. Krajewski. Il pasto è stato preparato da Enzo, che pure aveva passato lunghi anni dietro le sbarre: «Preparerò loro un manicaretto che non ne avranno mai mangiati di simili», ha detto il cuoco.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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