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Sequestrato e torturato: la testimonianza di un vescovo iracheno

BISHOP SAAD SIROP HANNA

© Bishop Saad Hanna | Facebook

Tony Assaf - pubblicato il 14/06/18

Rapito per 28 giorni nel 2006 da un gruppo di terroristi legati ad Al-Qaeda, torturato e minacciato di morte, mons. Saad Sirop Hanna, vescovo iracheno, ha rifiutato di abiurare Cristo.

Il Vescovo Saad Sirop Hanna non si aspettava di vivere un’esperienza tanto amara in una terra che conosce fin dall’infanzia. Nato nel 1972, mons. Sirop ha conseguito una prima formazione come ingegnere aeronautico, prima di entrare nel seminario di Baghdad. Dopo la sua ordinazione sacerdotale per la diocesi di San Diego, proseguì i suoi studi all’Università Gregoriana di Roma, e nel 2008 ottenne il dottorato in filosofia.

Rapito durante la messa del 15 agosto

Due anni prima, mentre celebrava la Messa del 15 agosto in Iraq, venne rapito da militanti di Al Qaeda. L’evento fu uno choc terribile per lui, che non pensava che gli potesse capitare una cosa simile nel suo Paese. Ci ha detto:

Mi domandavo anzitutto se la cosa stesse davvero accadendo in Iraq. L’Iraq non è più quello che era. Ci sono così tante incomprensioni, differenze, aggressioni… Mi sono posto tali questioni in quanto cristiano e in quanto iracheno. Sono nato a Baghdad e ho vissuto lì tutta la mia infanzia. Sono laureato e, all’epoca, avevo tanti amici di religioni diverse.

Per ventotto giorni, mons. Saad Sirop Hanna si è trovato tra le mani di militanti che lo torturano senza sosta per forzarlo a rinnegare Cristo. Ma la sua fede lo aiuta a tenere duro. «Traggo da Dio la mia forza e a lui debbo la mia nuova vita». All’epoca, la storia di mons. Saad Sirop Hanna fece il giro del mondo e le reazioni internazionali non si sono fatte aspettare. Papa Benedetto XVI inviò una lettera ai capi della Chiesa in Iraq per esortare tutte le parti a lavorare a favore della liberazione di padre Sirop Hanna. Alla fine fu liberato l’11 settembre 2006, dopo ventotto giorni di cattività.

«Le tradizioni caldee ed assire sono in pericolo»

Oggi il presule chiama tutti a combattere l’islamismo e a proteggere i cristiani d’Oriente esposti alle peggiori forme di persecuzione. Nel 2017 ha pubblicato un libro per divulgare la propria testimonianza: Kidnappé en Irak : un prêtre à Bagdad [Rapito in Iraq: un prete a Baghdad, N.d.T.]. «Amo l’Iraq e il mio popolo. Voglio continuare a lavorare qui da prete», ha dichiarato a Baghdad, aggiungendo di avere un gran numero di amici musulmani, per i quali nutre il più vivo affetto. Ha aggiunto pure di non essere prete solo per i cristiani, ma anche per i musulmani. Un uomo di dialogo necessario al riavvicinamento tra le religioni e al mantenimento della pace.

Spero di poter aiutare i cristiani a superare le sfide e le difficoltà che incontrano in tutti i Paesi del Medio Oriente, in particolare in Iraq, dove spesso la loro situazione è ignorata. Stiamo assistendo a quella che sarà forse la fine di una delle più antiche tradizioni cristiane al mondo. La tradizione apostolica della Chiesa dell’Est: le tradizioni caldee e assire sono in pericolo, il mondo ha bisogno di vedere e di ascoltare la voce di questa Chiesa che soffre.

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[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
cristiani perseguitati in iraqiraqislamismo
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