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E quando è il sacerdote ad aver bisogno di aiuto?

KSIĄDZ W KOLORATCE
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“Essere sacerdote è avere l'anima in costante pericolo”

Giorni fa, parlando al telefono con una persona a me molto vicina, il mio cuore di sacerdote è diventato pensieroso e mi sono chiesto come ho vissuto la mia vita e la mia vocazione. Diceva: “Sono appena uscito dalla Messa e mi sembra di stare peggio di prima; il sacerdote era così rigido e freddo che non so se avrei incontrato Gesù in quella celebrazione se non ci fosse stata l’Eucaristia. La cosa peggiore, padre Luizinho, è che molte persone dell’assemblea sono uscite provando lo stesso!” Cosa dire in quel momento a quella persona su quella situazione?

Vorrei rivolgermi in primo luogo ai miei fratelli sacerdoti, perché so che spesso affoghiamo nell’attivismo e per stanchezza o per mancanza di conversazione con Dio diventiamo freddi nella nostra esperienza di fede. Usando le parole di Papa Benedetto XVI “nessuno annuncia o porta se stesso, ma dentro ed attraverso la propria umanità ogni sacerdote deve essere ben consapevole di portare un Altro, Dio stesso, al mondo. Dio è la sola ricchezza che, in definitiva, gli uomini desiderano trovare in un sacerdote”.

“Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza. Proprio a causa di questa anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo. Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne” ((cfr. Eb 5,1-4).

Miei cari sacerdoti, è chiaro che i sacramenti non hanno bisogno di “più o meno” dignità da parte nostra per essere validi – anche se io e voi siamo in una situazione di peccato, freddi, secchi, il sacramento è valido, perché è Cristo che agisce in noi. È Gesù che celebra e presiede l’assemblea dei fratelli, ma in tutto questo non dispensa la nostra umanità; al contrario, ha voluto che il Suo Cuore Divino continuasse nel nostro cuore umano, agendo per la salvezza e la santificazione della Sua Chiesa.

E mi pongo questa domanda: il sacramento è valido, ma è efficace? Sarà che sto dando più di me e delle mie parole che di Cristo?

Il fulgore del sacramento “dipende” dalla santità sacerdotale. Il sacerdozio è di Cristo e non nostro. Tutto ciò che faccio per salvare il popolo non mi condanni. Essere sacerdote è avere l’anima in costante pericolo. Siamo chiamati a vivere quell’unione tra Dio e l’umano, come Cristo, ad essere sacerdoti-ponti, figli di Dio e fratelli degli uomini, a sperimentare quella “tensione spirituale” costante tra la miseria della nostra realtà e la grandezza della nostra vocazione e della nostra scelta. Siamo in un processo di santificazione, in un processo costante di “tensione spirituale”. Saremo una corda tesa tra la grandezza di quello a cui siamo chiamati e la miseria di ciò che siamo, e questo risveglia sempre la nostra coscienza. Il nostro modello è il cuore sacerdotale di Gesù, “mite e umile”. Ecco quello che ho letto in questi giorni, nel ritiro dei sacerdoti di Canção Nova, scritto dal cardinale Albert Vanhoye, S.J.:

“[…] La Lettera agli ebrei ci aiuta a percepire che le due qualità del Cuore di Gesù, ‘mite e umile’ (cfr. Mt 11,29), corrispondono alle due dimensioni della mediazione sacerdotale tra Dio e noi. Il cuore ‘mite e umile’ di Gesù è un cuore sacerdotale, il cuore del nostro sommo sacerdote, ‘mediatore di una nuova alleanza’ (cfr. Eb 9,15), stabilita nei cuori (cfr. Eb 8,10; Ger 31,33). Le due qualità che lo caratterizzano corrispondono alle due relazioni, con gli uomini e con Dio, necessarie per la mediazione sacerdotale” (Congresso teologico-pastorale Roma 2007, “Il Cuore sacerdotale di Cristo ci unisce a Dio”).

Il sacerdote è una persona che si è donata, come Cristo, per la salvezza del suo popolo. Dobbiamo vivere sacramentalmente, ovvero quello che il popolo è chiamato a vivere mediante il Battesimo: la donazione. Siamo il Cuore di Cristo a disposizione di tutti. Il cuore del sacerdote dev’essere legato a quello di Gesù per essere quel segno, dev’essere amico di Dio per saper essere amico degli uomini.

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