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Nutrire il cervello dei bambini fin dal pancione cambia il futuro del mondo

BAMBINO, MONDO, ARANCIONE
Shutterstock
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Il periodo dalla gravidanza fino ai tre anni getta le fondamenta della salute, dell’apprendimento e della produttività di una persona; ed ha un impatto sul benessere della generazione successiva

Si usano spesso in ambito politico, quasi fossero formule rituali, espressioni come «misure a sostegno della natalità», «la famiglia è una risorsa» e simili. Forse non ci rendiamo davvero conto di cosa ci sia in ballo durante una gravidanza. È un evento in cui il destino personale s’incontra con le sorti del comunità fin da subito.

Possiamo osservarlo dal punto di vista personale, e giudicare l’arrivo di un figlio come un grande dono e una benedizione. Possiamo osservarlo dal punto di vista sociale, e definirlo incremento della popolazione e metterlo in rapporto alle condizioni economiche del paese.
Possiamo fare un passo diverso in più, in cui queste due prospettive s’intersecano e ci offre lo spunto un documento pubblicato dall’Organizzazione mondiale della salute e intitolato in inglese Nurturing Care For Early Childhood Developement.

Halfpoint - Shutterstock

Lo cito in originale perché tradurlo significa fare i conti con due parole che nella nostra lingua vanno spiegate: «nurture» e «care». Il primo verbo ha a che fare con tutto ciò che nutrendo permette la crescita, non solo il cibo; il secondo termine possiede tutte le sfumature appassionate e premurose del «curarsi» e «avere cura». Dunque, quel titolo altisonante significa che per lo sviluppo del bambino nella sua prima infanzia è decisivo un accudimento che abbia a cuore ciò che lo fa crescere nutrendolo.

… significa tenerlo al sicuro, in salute e ben nutrito, prestare attenzione e rispondere ai suoi bisogni e interessi, incoraggiarlo a esplorare il suo ambiente e a interagire con chi si cura di lui e con gli altri. (da Nurturing Care For Early Childhood Developement)

Sono aspetti apparentemente scontati, ma di cui occorre riappropriarci con più consapevolezza. In certe zone del mondo (ed è bene dirlo, anche non lontano da casa nostra) le epidemie e la fame fanno vittime tra i bambini, anche quando non sono letali. Questo è un primo grande tema di fronte a cui urge intraprendenza personale e comunitaria.

pixabay

Ma anche gli aspetti relazionali e affettivi sono sotto la luce dei riflettori e c’interrogano in prima persona: in che modo si presta davvero attenzione al bambino? Eseguendo una routine giornaliera? Giocando con lui tenendo un occhio al cellulare?
Sono solo alcuni esempi superficiali per andare al fulcro del discorso: la necessità di una relazione autentica e stimolante. Perché è così importante?

Il periodo che va dalla gravidanza fino ai tre anni è quello durante il quale i bambini sono più sensibili alle influenze ambientali. Quel periodo rappresenta le fondamenta della salute, del benessere, dell’apprendimento e della produttività dell’intera vita di una persona; e ha un impatto sulla salute e il benessere della generazione successiva. (Ibid.)

Quello che accade nella pancia di una madre e nei primi tre anni di vita del bambino è letteralmente il futuro del mondo, sia dal punto di vista della qualità di vita materiale, sia della prosperità culturale. Il cosiddetto «capitale umano» non si educa o si addestra a una certa età tendenzialmente già matura, ma proprio avendo a cuore l’inizio della vita fin dai primi momenti. La partita si gioca tutta nella primissima infanzia, per un motivo facilmente comprensibile:

Il cervello di un neonato contiene già quasi tutti i neuroni che avrà da adulto. A due anni la maggior parte delle connessioni neurali si sono già create in risposta alle interazione che ha avuto con l’ambiente e con chi lo accudisce (Ibid).

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