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“Nada te turbe”, amore mio

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Partendo dalla poesia di santa Teresa D'Avila, un marito, che ha paura di prendere l'aereo, inganna il tempo scrivendo alla moglie

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

“Nada te turbe”, amore mio. Ultimamente mi sento sempre più internazionale. Ti scrivo spesso in inglese, oggi addirittura in spagnolo, citando la nota preghiera di santa Teresa d’Avila. “Niente ti turbi, niente ti spaventi, a chi ha Dio, nulla manca, Dio solo basta”. E mi vieni in mente tu, amore mio, più ancora che la cantante di “Ma che freddo fa”, che fra l’altro una volta, da fidanzati, abbiamo visto in concerto, non ricordo bene dove come e soprattuto perché, devo aver rimosso, ma mi pare di sì. “Nada te turbe”, amore mio, a parte piccolissime cose, tanto che ho nel cassetto una canzone inedita intitolata “Psycho amore”, in cui cerco di esprimere l’ineffabile clima di tensione di cui si nutre la nostra relazione, perché se appare un ragno all’orizzonte e io ti sono vicino, o anche lontano, lo scoppio di un petardo sotto i piedi in confronto me lo immagino rilassante.

“Nada te turbe”, amore mio, ma essendo tu donna e quindi ipersensibile, io uomo e quindi un baccalà, ci tieni a rendermi partecipe di quelle cose che tu vedi e io no, come le spie russe che da quando ci siamo sposati vivono appostate a poche decine di metri da casa nostra, coi fucili puntati. “Nada te turbe”, amore mio, ma la valigia da fare ovviamente non fa testo, perché è normale che stare via due giorni implichi almeno una settimana di strategie mentali per poter affrontare i mini trolley che Ryanair permette di mettere in stiva. “Nada te turbe”, amore mio, ma chi ci pensa alla nostra sopravvivenza durante il tragitto Arzignano-Bergamo, due lunghissime orette in macchina che senza apposita scorta di cibo potrebbero costarci care? Ok, la smetto. Non c’entri niente tu. È che non mi piace prendere l’aereo. Lo sai. Fra poche ore abbiamo il volo. No, non è paura. Figurati. Gli aerei mi stanno antipatici. Non c’entrano niente le vertigini. È pura idiosincrasia. Tutto qua. Ma mi dà fastidio che tu sia tranquilla di fronte a quello che ci sta per capitare: io e te a non so quante migliaia di chilometri da terra. Senza niente sotto. Fai tanto la carina, la premurosa, poi, quando stanno per succedere cose di cui davvero c’è motivo di preoccuparsi, come questa, te ne stai lì tutta tranquilla a mangiarti la tua insalatina. Lo ammetto: volevo scaricare su di te la mia tensione. Me la sono presa con te. Ora sai tutto di tuo marito. Ma almeno scrivendo queste righe ho fatto passare qualche minuto. Il tempo non vola mai quando serve. L’aereo invece sì che vola. Altissimo, per giunta. Ti ho sempre amata, amore mio, se non dovessimo vederci più. Lo so che per le statistiche, e quindi razionalmente, gli aerei sono i mezzi di trasporto più sicuri. Infatti non ho alcuna paura. Figurati. Anzi, mi ascolterò qualche pezzo di Nada con le cuffiette. E poi saremo in Calabria. Che Dio voli con noi. Ti amo.

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